LO SVILUPPO LINGUISTICO

LO SVILUPPO LINGUISTICO

LO SVILUPPO LINGUISTICO 1000 667 Neogenes

Le fasi dello sviluppo linguistico

I bambini possiedono competenze comunicative già molto tempo prima della comparsa delle prime parole.

Basti pensare a come il bambino a 2 mesi sa già come segnalare, a chi si prende cura di lui, bisogni di ordine fisiologico attraverso il pianto, gli sbadigli e i sorrisi.

Con le prime vocalizzazioni poi il neonato è in grado di inserirsi e rispettare i turni verbali del genitore (proto conversazioni).

Intorno ai 6-7 mesi il bambino emette prima i vocalizzi e poi la lallazione canonica, fase in cui produce sequenze consonante-vocale con le stesse caratteristiche delle sillabe, spesso ripetute due o più volte (“mamama”). Successivamente, tra i 9-10 mesi, alla lallazione variata o babbling, in cui produce delle sequenze sillabiche complesse (“bada”).

Nei mesi successivi fanno la loro comparsa le onomatopee, ossia emette i suoni degli oggetti, piuttosto che l’etichetta verbale, la quale verrà acquisita successivamente. Ad esempio dice “brum-brum” per indicare la macchina oppure “ciuf-ciuf” quando vede un treno.

Verso il compimento del primo anno di vita, il bambino capisce che può comunicare anche attraverso la mimica. I suoi gesti più frequenti sono i baci mandati ai familiari, il gesto di salutare con la mano o indicare gli oggetti. E’ proprio in questo periodo che fanno la loro comparsa anche le prime parole, ma solitamente è necessario aspettare i 18-24 mesi perché si verifichi quella che la Montessori definiva “l’esplosione del vocabolario”.

Teoria a parte, è necessario precisare che lo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino avviene secondo una serie di fasi che si succedono in un determinato ordine, condiviso da molti bambini ma al tempo stesso è caratterizzato da grandissime variabili individuali che riguardano non solo i tempi ma anche i modi e le strategie di apprendimento.

Come possiamo aiutare i nostri bambini a imparare a parlare?

“Per poter apprendere il linguaggio il piccolo ha bisogno di avere vicino una mamma ‘sufficientemente buona’” Con queste parole D. W. Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese ha voluto evidenziale il ruolo chiave giocato dalle figure di riferimento del bambino, le quali hanno il compito di supportarlo nello sviluppo linguistico.

Di seguito alcuni consigli pratici:

1. Evitate il bambinese

E’ importante utilizzare un linguaggio corretto senza imitare quello del bambino. E’ consigliabile pertanto evitare frasi del tipo “Vuoi bubu’?- Vuoi dodo?”.

2. Date un nome alle cose

I bambini imparano dagli adulti per imitazione. E’ importante pertanto sforzarsi di nominare sempre le cose con il loro nome. Quando porgiamo un oggetto al bambino nominiamolo lentamente, formulando frasi semplici del tipo “vuoi la pallina?”. La semplicità e la chiarezza permettono al bambino di collegare i suoni all’oggetto.

3. Descrivete le azioni condivise

Imparate a descrivere al bambino le azioni quotidiane legate ad esempio all’alimentazione e all’igiene personale.

Rivolgetevi al vostro bambino dicendo: “Ora ti metto sul seggiolone, mettiamo la bavaglia e prendiamo il piatto e il cucchiaino…”.

Questa abitudine permette da un lato di sviluppare le competenze linguistiche imparando il nome delle cose, dall’altro di essere rassicurato circa le pratiche quotidiane che spesso lo intimoriscono.

4. Leggete le favole

Il consiglio è quello di leggere insieme un libro semplice e con le illustrazioni.

La lettura condivisa rappresenta un momento di vicinanza affettiva che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo del linguaggio.

Provate ad esempio a leggere con il bambino un libro illustrato o un libro con le finestrelle coinvolgendo il bambino nella lettura con frasi del tipo “Perché il bimbo piange? cosa gli dice la sua mamma?

5. Cantate

Insegnate canzoncine ai vostri bambini. La musica rappresenta infatti un’occasione per imparare divertendosi. Particolarmente utili sono le canzoni a due voci. La più celebre è ad esempio “Nella vecchia fattoria”in cui il bambino interagisce imitando i versi degli animali. 

E se mio figlio proprio non parla?

Come accennato, ogni bambino ha il proprio percorso evolutivo con caratteristiche e tempistiche del tutto personali. Nella maggior parte dei casi il bambino inizierà a parlare spontaneamente nel giro di poco tempo.

Esistono tuttavia alcuni indicatori che rappresentano dei campanelli d’allarme e che permettono di ipotizzare un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Questi sono rappresentati ad esempio da:

  • Assenza della lallazione.
  • Scarsa comunicazione gestuale.
  • Difficoltà nella capacità di comprendere il linguaggio, oltre che a parlare.
  • Lessico scarso e conoscenza di un numero inferiore a 15 parole intorno ai 18 mesi e di 50 parole intorno ai 24 mesi.
  • Scarsa capacità di formulare frasi complete e di esprimersi in modo chiaro.

In presenza di questi indicatori si può sospettare un disturbo della comunicazione e intervenire per aiutare il bambino chiedendo consulto ad un logopedista.

E’ bene inoltre, rivolgersi al proprio pediatra per verificare l’utilità di alcuni controlli quali ad esempio controllo dell’udito, eventuali infezioni dell’orecchio, controllo delle reazioni agli stimoli sonori.

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su accetto ci autorizzi ad utilizzarli. Per saperne di più sulla nostra politica sui cookie clicca qui

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi