IL BABY BLUES

IL BABY BLUES

IL BABY BLUES 1280 853 Neogenes

Di cosa si tratta

Oggi parleremo del baby blues, una condizione che riguarda le mamme e che si verifica molto frequentemente dopo il parto.

Tale condizione richiede un’attenzione particolare dal momento che compromette il benessere delle mamme e, di conseguenza, può interferire con la loro capacità empatica nei confronti dei bambini. A tal proposito è importante sapere bene di cosa si tratta ed è fondamentale saper stare vicino a mamma e bambino nel modo corretto fornendo un sostegno tempestivo.

Il baby blues, detta sindrome del terzo giorno, è una condizione fisiologica, direttamente conseguente al drastico cambiamento ormonale nelle ore successive al parto (crollo degli estrogeni e del progesterone) e alla spossatezza fisica e mentale dovuta al travaglio e al parto.

Tra i sintomi che la caratterizzano possiamo trovare deflessione timica di grado lieve, sentimenti di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo di madre, crisi di pianto, irritabilità, ansia e insonnia.

L’incidenza è tra il 50 – 80% delle donne ed emerge tipicamente 2-3 giorni dopo il parto per poi scomparire entro un decina di giorni circa.

Differenza con depressione post partum

E’ importante comprendere come con il parto la donna affronta un periodo di regressione necessario all’accudimento del bambino: torna “piccola” perché solo facendosi piccola riesce ad intercettare i bisogni del neonato.

Tutto ciò la pone in uno stato di assoluta fragilità, di paura e di disorientamento. Da questo ne deriva una sensazione di perdita di sé e dei propri punti di riferimento.

Può accadere infatti che una donna faccia fatica ad accettare il nuovo ruolo di mamma e la necessità di mediare tra la sua precedente identità e la nuova, in cui includere anche la funzione materna. E’ una fatica che le donne vivono con intensità e tonalità diverse e che possono avere la connotazione di un malessere fisiologico e passeggero, come il “baby blues”, o diventare un “vuoto” maggiormente significativo da un punto di vista clinico.

Nei casi più estremi il baby blues può sfociare in depressione post partum il quale si distingue dal primo innanzi tutto per il fatto che lo stato di umore alterato dura molto di più di 10 giorni.

La neomamma è in questi casi colpita da uno stato di malessere profondo ed invalidante, che si può manifestare con una sensazione di tristezza continua, ansia, preoccupazione ingiustificata ed eccessiva nei confronti del bambino o al contrario totale disinteresse verso il neonato.

Per formulare diagnosi devono essere esserci almeno 5 dei seguenti sintomi, presenti e persistenti per almeno due settimane per quasi ogni giorno con esordio nel post partum (nelle 4 settimane successive al parto): umore depresso, perdita della capacità di provare piacere, modificazione peso e/o appetito, alterazione del sonno (aumento/riduzione tempi di sonno), faticabilità o mancanza di energie, sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccesivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi tutti i giorni (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per il fatto di essere ammalato/a), riduzione della concentrazione, pensieri ricorrenti di morte e/o progettualità di suicidio, agitazione/ rallentamento psicomotorio.

A volte la depressione inizia a manifestarsi anche tre, quattro mesi dopo il parto.

Studi prospettici hanno dimostrato che i sintomi dell’umore e dell’ansia durante la gravidanza, così come il baby blues aumentano il rischio per un episodio depressivo maggiore post partum.

E’ pertanto importante prestare attenzione al riconoscere le donne con baby blues ed effettuare un controllo a distanza di un mese per valutare l’andamento dei sintomi e la loro evoluzione.


Consigli pratici

Come già accennato, il baby blues è una condizione transitoria e pertanto scompare da sola.

Tuttavia è di fondamentale importanza che coloro che sono vicini alla neomamma siano in grado di fornirle sostegno e di dare ascolto ai suoi sentimenti e alle sue paure.

E’ opportuno fornire il giusto grado di informazione in merito a questa delicata fase e dare consigli utili su come rassicurare e supportare le mamme.

Inoltre, risulta essere molto efficace il contatto pelle a pelle col neonato.

Sono molto utili, già prima del parto, interventi di psicoeducazione, utili a informare la futura mamma circa i sentimenti e le emozioni che proverà. Tale intervento permette inoltre di fornire strumenti per far fronte ai momenti di difficoltà.

Spesso le neomamme provano vergogna nel confidare il proprio malessere agli altri, ma è invece di fondamentale importanza evitare la chiusura e l’isolamento.

A livello invece più pratico, la neomamma non deve dimenticarsi di mantenere una dieta regolare, di riposare quando è possibile, di farsi aiutare nelle faccende domestiche e di dedicare del tempo a se stessa e alla coppia.

Più complesso risulta invece l’intervento sulla depressione post partum.

In quest’ultimo caso è fondamentale agire sia a livello di prevenzione con intervento psico-educativo e di sostegno sociale sia, in seguito, con trattamenti veri e propri (terapia individuale, terapia di gruppo, terapia psicofarmacologica).
In letteratura inoltre è possibile trovare numerosi studi a testimonianza dell’ efficacia nel caso delle depressione post partum degli interventi a domicilio . Tali interventi possono essere condotti sia a scopo preventivo tramite visite domiciliari (ad esempio durante il periodo prenatale) sia a scopo terapeutico quando la depressione post partum è già conclamata.

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su accetto ci autorizzi ad utilizzarli. Per saperne di più sulla nostra politica sui cookie clicca qui

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi