DIVENTARE PADRE: E ORA CHE SI FA?

DIVENTARE PADRE: E ORA CHE SI FA?

DIVENTARE PADRE: E ORA CHE SI FA? 1920 1280 Neogenes

Me la ricordo perfettamente la prima sensazione che provai cinque anni fa quando il test di gravidanza ci comunicò che saremmo diventati genitori: un senso di smarrimento, gioia infinita ma anche un senso di infinita inadeguatezza mai provato prima. Ricordo che riuscii a focalizzare chiaramente tutto, ma senza avere la minima idea di quanto questa notizia mi avrebbe cambiato per sempre la vita.

Fu così, che senza pensarci troppo, misi in moto la macchina e iniziai a guidare senza Patente alla scoperta del meraviglioso mondo della genitorialità.

Ma prima dovevo comunicarlo a tutti: sarei diventato padre!

AMICI, PARENTI: IN ARRIVO LO TSUNAMI

Scoprirsi padre alla soglia dei 30 anni, vuol dire trovarsi in una sorta di limbo generazionale: da un lato avere la vecchia scuola che ti dice frasi del tipo «Guarda che io alla tua età avevo già due figli!», «Se ce l’ho fatta io a vent’anni, figurati tu!» e che sortiscono il solo effetto di aumentare il peso che senti gravarti sulle spalle. Dall’altro lato trovarsi invece la stragrande maggioranza dei tuoi amici che, al momento dell’annuncio, resta con la bocca spalancata e fa fatica a deglutire e realizza solo quando metti una mano sulla pancia di tua moglie stile Meghan Markle.

Diciamo, quindi, che nessuno fu di grande aiuto nel farmi realizzare quello che ci stava succedendo..

CRESCE LA PANCIA, CRESCE LA CONSAPEVOLEZZA?

Allora ricordo, dopo l’annuncio ufficiale, che respirai profondamente, certo che con il crescere della pancia di mia moglie (e pure della mia) sarebbe aumentata anche la mia consapevolezza. Ma non fu così. Più mi chiedevano di parlare con lui, di fargli già sentire che io eri già lì ad aspettarlo, più io mi bloccavo. Riuscivo ad essere premuroso con mia moglie, a buttarmi sulle cose pratiche ma non riuscivo a realizzare che lì dentro c’era un’altra persona. Pensai che forse soltanto le prime ecografie mi avrebbero aiutato a sentirmi meno inadeguato.

COME SI LEGGONO LE ECOGRAFIE?

Se possibile le prime ecografie, invece, peggiorarono ancora di più la situazione. Mentre gli altri vedevano già somiglianze, io non riuscivo manco a capire da che lato era la testa e dove erano le gambe. Ma è proprio lì che successe qualcosa di davvero magico. Sentii il suo cuoricino. Che batteva così forte e veloce. Fu allora che capii subito quello che stava succedendo, perché quel suono mi riportò alla mente qualcosa di personale. Quante volte il mio cuore aveva battuto così all’impazzata. Per una cotta, per uno spavento, per una corsa a perdifiato. Allora capii che lì dentro c’era una persona che avrebbe provato le mie stesse sensazioni ma che all’inizio sarebbe dipeso completamente dalla mamma e da me. Realizzai che avrebbe vissuto nella nostra stessa casa e che io sarei stato la sua rampa di lancio per le emozioni della vita.

Continuai a guardare la fotografia di mio figlio mille volte. Era il mio toccasana nei giorni no. I mesi volarono via come fogli di giornale, fino a quell’8 ottobre del 2014 dove ci fu il vero e proprio spannung.

UN CUORE MATTO

Fu un giorno bellissimo. Aspettammo nostro figlio con un’attesa carica di gioia e amore. Ridemmo tutto il giorno tra il monitoraggio del suo battito che ci ricordava Cuore matto di Little Tony e le contrazioni di mia moglie sempre più forti che la obbligavano a assumere le posizioni più assurde. Mi giravo e la trovavo prima in posa da monaco buddista, mentre un secondo dopo mi sembrava la bambina dell’esorcista e mi aspettavo che da un momento all’altro qualcuno urlasse: «ESCIII DA QUESTO CORPOOO!».

ORA GUIDO IO

E il bimbo stava davvero uscendo da quel corpo. Allora mi trovai improvvisamente nella condizione di dover guidare: io, che nella coppia ero sempre stato dall’altro lato della barricata, dovevo essere la persona più razionale e darle tutto il supporto possibile. Ricordo molto bene che in quel momento così delicato eravamo talmente complici che anche le ostetriche decisero di rimanere due passi indietro, lasciando a noi il “palcoscenico” della sala parto.

LA SALA PARTO: IL VERO BIG BANG

Ed è proprio lì che lo vidi spuntare, con il suo ciuffo alla Elvis, senza farsi troppe domande. Ricordo che mi guardò dritto negli occhi quasi a dire: “aspettavi me?”. Si amore del papà. Allora in quel momento sparirono tutti dubbi. E proprio mentre passavo alle ostetriche il primo corredino mi sentii di nuovo al punto di partenza: totalmente inadeguato. Ma questa volta con me c’era un amico in più. Il mio Primogenito.

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