Tutti a tavola

Consigli di nutrizione da 0 a 3

PAPPE FATTE IN CASA O INDUSTRIALI? COSA EVITARE?

PAPPE FATTE IN CASA O INDUSTRIALI? COSA EVITARE? 150 150 Neogenes

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Ci siamo lasciati nella scorsa rubrica parlando delle prime pappe. Oggi, come promesso, cercheremo di capire se prediligere alimenti fatti in casa oppure industriali e quali alimenti è bene evitare, soprattutto nel primo anno di vita delle vostre bambine e dei vostri bambini.

Diciamo subito che gli alimenti per l’infanzia di produzione industriale non offrono vantaggi nutrizionali rispetto ai cibi preparati in casa. Le industrie mettono a disposizione delle famiglie una varietà pressoché infinita di prodotti alimentari per l’infanzia. Numerosi prodotti, tuttavia, differiscono da quelli di un’altra marca solo nel nome e nel prezzo, ma non nella composizione. Talvolta è necessario farvi ricorso, quando c’è un bisogno specifico, per esempio quando c’è una carenza nutrizionale, quando è necessario ricorrere ad un’integrazione o all’uso di alimenti fortificati. Rispetto agli equivalenti per adulti, gli alimenti industriali per lattanti e per la prima infanzia sono sottoposti ad una normativa più rigorosa in termini di sicurezza.

Una delle possibili controindicazioni all’uso di alimenti industriali è legata al fatto che questi possono ritardare l’accettazione della dieta familiare. Ricordiamo che i bambini preferiscono i cibi di cui conoscono già i sapori, che sono poi quelli della dieta della mamma, che hanno già avuto modo di conoscere prima della nascita attraverso il liquido amniotico e dopo la nascita attraverso il latte materno (questo è valido per i bambini che vengono allattati al seno).

Colgo l’occasione per sottolineare come la famiglia sia l’esempio alimentare di riferimento per i vostri bambini: è importante rendere i pasti un’occasione di convivialità ed un momento per educare al gusto ed ad una dieta sana tutti i suoi componenti. L’introduzione di alimenti nuovi per le vostre bambine e i vostri bambini può essere un’occasione per tutta la famiglia di adottare un’alimentazione corretta e sana; il professionista, in questo delicato momento, può essere di aiuto per incoraggiare tutta la famiglia ad adottare una dieta varia ed equilibrata. Cercate di introdurre la più ampia varietà di cibi, questo migliora l’appetito, accresce l’accettabilità di sapori differenti, aumenta la probabilità di esporre il bambino all’assunzione di nutrienti diversi.

C’è qualche alimento o qualche ingrediente in cucina a cui prestare attenzione?

Ebbene sì, care mamme e cari papà, vorrei sensibilizzarvi proprio su alcune criticità per la salute a cui dovrete porre un’attenzione particolare: il sale da cucina, lo zucchero da tavola e i grassi di qualità scadente.

La presenza nella dieta di questi ultimi dovrebbe essere ancor più limitata durante la prima infanzia, può essere ridotta scegliendo delle materie prime di elevata qualità e freschezza, usando modalità di cottura semplici e rapide che, insieme all’impiego di erbe aromatiche (quali ad esempio basilico, timo, coriandolo, finocchietto, maggiorana e salvia) e/o piccole quantità di ortaggi, possono contribuire ad esaltare il sapore degli alimenti preservandone il contenuto nutrizionale.

Un discorso particolare va fatto per il sale: aggiungere sale all’alimentazione della prima infanzia non è raccomandabile nella preparazione delle pappe e in generale per l’alimentazione dell’infanzia. Questa raccomandazione è in realtà un beneficio per tutta la famiglia. Il suo apporto dovrebbe essere ridotto a tutte le età, ma soprattutto nel primo anno di vita, sia perché i sistemi metabolici, quello renale innanzitutto, non sono ancora maturi, sia perché questo è il periodo nel quale si pongono le basi per le abitudini alimentari di tutta la vita. I cibi molto salati, come i sottaceti, le carni salate, i dadi e le zuppe in polvere, devono essere evitati. Se si usano sale, cibi salati e spezie per il resto della famiglia, una porzione di cibo dev’essere messa da parte per il bambino prima dell’aggiunta di sale.

Non esistono prove convincenti per posticipare o evitare l’introduzione dei più comuni alimenti allergenici; ciò si applica sia ai bambini considerati ad alto rischio di allergie sia a quelli non considerati a rischio. Se non vi sono alimenti controindicati in assoluto per tutti, con l’eccezione dell’alcol, alcune considerazioni sono necessarie per il consumo di miele, di tè, di latte vaccino ed infine di glutine:

•            Miele,  è bene evitarne l’uso nei lattanti, perché può contenere spore di Clostridium botulinum e dato che lo stomaco e l’intestino dei lattanti non contengono acidi in misura sufficiente a distruggere queste spore.

•            , che contiene tannino ed altre sostanze che legano il ferro ed altri minerali riducendone la biodisponibilità. Prodotti come la camomilla ed il tè verde hanno gli stessi effetti avversi del tè sull’assorbimento del ferro. Inoltre, tutti questi prodotti per lattanti in commercio hanno zucchero aggiunto.

•            il Latte vaccino è sconsigliato fino ai 12 mesi, per il rischio di anemia da carenza di ferro e per l’eccesso di apporto proteico. Rispetto al latte materno, il latte di mucca contiene infatti il triplo delle proteine mentre il ferro che fornisce è meno biodisponibile, cioè meno assorbibile dall’organismo.

Un discorso a parte merita il Glutine: l’introduzione degli alimenti contenenti glutine (frumento, orzo, segale, avena, farro, kamut) va fatta con attenzione. É bene evitare sia quella precoce (< 4 mesi) sia quella tardiva (>= 7 mesi), per ridurre il rischio di intolleranze nei bambini predisposti.  É bene inoltre, per la stessa ragione, introdurli quando il bambino è ancora allattato al seno.

Infine, durante le prime pappe, sarebbe buona cosa non esagerare con l’offerta di cibi salati e ad alto contenuto proteico, per esempio evitate l’aggiunta del cucchiaino di parmigiano/grana padana alle pappe, le rendono solo più salate e pesanti.

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso il fantastico mondo delle pappe, vi aspetto alla prossima puntata!

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LE PRIME PAPPE, da dove si comincia?

LE PRIME PAPPE, da dove si comincia? 758 720 Neogenes

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Ci siamo lasciati nella scorsa rubrica parlando di un momento importante per la crescita delle vostre bambine e dei vostri bambini, cioè del passaggio dall’allattamento esclusivo (al seno o con latte artificiale), all’introduzione dei primi cibi diversi dal latte. Abbiamo visto che, se la mamma lo desidera, l’allattamento al seno può continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo anno e anche oltre, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Abbiamo altresì visto insieme come a partire dai 6 mesi di vita, sono il latte materno (o artificiale) non è più in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei vostri bambini. Ecco quindi che bisogna pensare ad un’alimentazione complementare.

E allora qui inizia il bello, sì perché per i neo genitori si apre un mondo nuovo: benvenuti nel fantastico mondo delle pappe!

Ci sono diversi approcci che una mamma e un papà possono seguire: il metodo classico, l’auto svezzamento oppure una via di mezzo tra i due precedenti. L’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti nella fase dell’alimentazione complementare non riveste più l’importanza che un tempo gli veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia e del pediatra che fornisce i consigli.  

É prassi molto comune iniziare l’alimentazione complementare con frutta o verdura fresca, preparata in casa o di produzione industriale e con pappe a base di farine di cereali.

In realtà i primi alimenti complementari di cui il lattante ha bisogno, soprattutto se è allattato al seno, sono quelli di origine animale. Questi alimenti forniscono infatti proteine ad elevato valore biologico e i micronutrienti, ferro e zinco innanzitutto, che attorno ai 6 mesi cominciano ad essere insufficienti, rispetto al fabbisogno del bambino, nel latte materno.

Se il lattante è alimentato con latte artificiale, la somministrazione di alimenti complementari ricchi in proteine non è invece consigliata, dato il maggiore contenuto di proteine del latte artificiale in paragone al latte materno; è preferibile iniziare con alimenti più ricchi in grassi e carboidrati.

Meglio evitare, sia negli allattati al seno sia negli alimentati con latte artificiale, alimenti troppo ricchi in zuccheri semplici, come le bevande zuccherate e i succhi di frutta; questi integrano la quota energetica diluendo la densità in micronutrienti e senza alcun vantaggio nutrizionale.

Come primi alimenti diversi dal latte si possono provare, in base alla scelta materna, alle abitudini culturali e all’accettazione del bambino, i seguenti alimenti:

•            Patate cotte insieme a carote e zucchine

•            Frutta fresca come la mela, la pera o la banana frullata

•            Crema di riso, aggiunta al latte

•            Carboidrati complessi come riso, mais, tapioca, yucca, porridge, akamu,

•            Proteine (senza eccedere): tacchino, coniglio, agnello, manzo, pesce, maiale, pollo.

•            Olio extravergine d’oliva

In un secondo momento si passerà all’introduzione del resto degli alimenti. Tra le proteine potrete prevedere un inserimento graduale del formaggio stagionato, come il Parmigiano o il Grana Padano. Ricordo che si tratta di proteine, pertanto deve esserne fatto un uso moderato se il pasto prevede già la presenza di una proteina, come per esempio la carne. Talvolta non si considera che il Parmigiano ed il  Padano sono alimenti molto salati ed il piccolo lattante non è ancora abituato a questi sapori.

Solitamente si passa poi al tuorlo d’uovo, per poi concludere con l’albume ed i legumi.  

Esempi di cibi appropriati per diverse età e fasi di sviluppo

0-6 mesi

Il lattante è in grado di poppare e deglutire (suzione). Potrà assumere solo cibi liquidi, come il latte (materno o artificiale).

5-7 mesi

Il bambino impara gradualmente a “sgranocchiare” il cibo, aumenta la forza della suzione e si perfezionano i movimenti che la lingua e la faringe riescono a compiere. Di conseguenza i cibi che il bambino può consumare possono essere, oltre che liquidi, anche sotto forma di purea: latte materno, carne cotta passata, verdura, frutta, patate in purea, cereali privi di glutine (es. riso).

7-12 mesi

Il bambino è in grado di compiere autonomamente lo svuotamento del cucchiaino con le labbra, acquisisce la capacità del morso e della masticazione e riesce a compie tutti i movimenti laterali della lingua e del cibo tra i denti: in poche parole si perfezionano tutte le abilità motorie fini per iniziare a mangiare da soli. Aumenta sempre più la varietà di alimenti in purea o tagliati a pezzetti che il bambino può prendere da solo, servendosi delle sue dita, aumentano le combinazioni dei cibi che si possono offrire: latte materno, inserimento graduale di tutte le proteine; verdura e frutta cruda/cotta di stagione in purea e/o tagliata a pezzetti, cereali raffinati e integrali con e senza glutine.

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso il fantastico mondo delle pappe, ma vi aspetto alla prossima puntata perché avremo ancora molto da dirci: parleremo di cibi industriali per la prima infanzia e alimenti da evitare, soprattutto nel primo anno di vita delle vostre bambine e dei vostri bambini.

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L’ALIMENTAZIONE DOPO IL LATTE

L’ALIMENTAZIONE DOPO IL LATTE 719 720 Neogenes

QUANDO FINISCE L’ALLATTAMENTO ?

QUANDO INIZIANO LE PAPPE ?

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Ci siamo lasciati nella scorsa rubrica parlando di un “fenomeno magico” e peculiare dell’universo femminile quale è l’allattamento materno. Oggi vorrei che proseguissimo il nostro viaggio verso mondi nuovi e altrettanto affascinanti, vi introdurrò nel vivo della nostra rubrica, Tutti a Tavola, parlando di tutto ciò che riguarda l’alimentazione delle vostre bambine e dei vostri bambini dopo il latte. Siete pronti….? Allora partiamo!

Come ormai saprete bene, l’allattamento materno è il modo per dare al bambino nutrimento e sicurezza e rappresenta un riferimento affettivo davvero rilevante per l’acquisizione dell’autonomia. A partire dal sesto mese di vita compiuto, il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare i bisogni nutritivi del bambino. A questa età il bambino è ormai pronto ad un tipo di nutrimento diverso dal latte materno. Il bambino è pronto da ogni punto di vista: sia emotivo, sia fisico, consideriamo per esempio le sue abilità motorie oppure le sue capacità digestive.  Potrà accettare il cucchiaino e gestire in autonomia la deglutizione dei cibi densi… una novità assoluta per lei o lui.

Vi starete chiedendo quando dovrebbe terminare l’allattamento materno e di conseguenza quando iniziare con le pappe?

Se la mamma lo desidera, l’allattamento al seno può continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo anno e anche oltre, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

A partire dai 6 mesi di vita delle vostre bambine o dei vostri bambini, il latte materno o di formula da soli non sono più in grado di soddisfare i loro fabbisogni nutrizionali. Ecco quindi che bisogna pensare ad un’alimentazione complementare. Per “alimentazione complementare” s’intende l’introduzione di alimenti diversi dal latte materno o dal latte artificiale, che non sostituiscono il latte materno o il latte artificiale, ma si aggiungono ad essi e li integrano. Per questa ragione, il termine “alimentazione complementare” dovrebbe sostituire i vecchi termini usati per identificare questo processo, svezzamento o divezzamento, che letteralmente significano “togliere il vizio” del latte. Al contrario, la continuazione del “vizio” cioè la prosecuzione dell’allattamento al seno dovrebbe essere promossa, come raccomandato dall’OMS.

L’importanza dell’alimentazione complementare, per l’intera vita dei vostri figli

Il periodo dell’alimentazione complementare si sovrappone ad una fase particolarmente vulnerabile per la crescita delle vostre bambine e dei vostri bambini: parliamo dello sviluppo e dello stato di salute dei piccoli dai 6 mesi ai 2 anni di vita. Numerose ricerche condotte in paesi a basso e ad alto reddito hanno dimostrato come in questo periodo sia le carenze sia gli eccessi nutrizionali facciano aumentare il rischio di malnutrizione, denutrizione da un lato e obesità dall’altro, con il rischio di gravi conseguenze per la salute che possono durare anche per tutta la vita. Le due condizioni che abbiamo appena citato possono riguardare una stessa popolazione, a prescindere dall’economia del paese, ma tendono a colpire le fasce più disagiate.

Vi allego un utile volantino riassuntino (W la pappa, mangiare sano dai 6 ai 36 mesi), pubblicato sul sito della Regione Lombardia.

https://bit.ly/2m6R4gW

E’ quanto mai importante diffondere buone pratiche per l’alimentazione complementare, perché venga promossa fin dalla più tenera età la salute di quelli che saranno i futuri adulti.

Il periodo dell’alimentazione complementare dovrebbe proprio essere considerato come un momento di promozione, a breve e a lungo termine, della salute in tutti i suoi aspetti, metabolici, neurofisiologici e relazionali. Durante questo periodo il bambino:

•            è fisiologicamente in grado di assumere cibi semi solidi e solidi, indipendentemente dal suo stato di dentizione.

•            è molto ricettivo alle sollecitazioni del mondo che lo circonda, compreso quello dei sapori, degli aromi e della consistenza dei cibi.  E’ molto importante tenere presente che le esperienze gustative che i bambini vivono proprio nella fase di passaggio dall’alimentazione lattea esclusiva all’alimentazione complementare sono fortemente determinanti per la definizione del gusto e delle preferenze alimentari che caratterizzeranno il bambino durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta.

•            inizia a sperimentare ed acquisire le abitudini alimentari della famiglia e della tradizione gastronomica della comunità in cui vive.

•            è in grado di autoregolare il proprio senso di fame e di sazietà, soprattutto se è stato allattato a richiesta. Ciò non vuol dire, ovviamente, che sia in grado di scegliere cosa vuole mangiare, ma che è capace di mostrare a chi gli offre il cibo quanto vuole mangiare.

Sono state pubblicate sul sito del Ministero della Salute le F.A.Q sulla corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia.

Quando iniziare l’alimentazione complementare

Quando il bambino è pronto per il passaggio dall’allattamento all’alimentazione complementare, trasmette chiari segnali all’occhio attento di mamma e papà.

Primo fra tutti, se gli si offrono cibi semi solidi o solidi, li accetterà e comincerà a provarli con curiosità.

Se rifiuta, vuol dire che non è ancora pronto e si dovrà aspettare ancora qualche giorno, o settimana, prima di riprovare, senza mai forzare.

È importante tuttavia ricordare che, se l’introduzione di cibi più consistenti o solidi non avviene entro il decimo mese, il lattante potrebbe avere maggiori difficoltà di introduzione e poi di accettazione dei cibi solidi.

Un approccio diverso è ovviamente necessario in casi particolari, come i nati pretermine (valutandoli secondo l’età biologica e non anagrafica) o di basso peso, o i lattanti affetti da malnutrizione o altre malattie per le quali sia necessaria una specifica valutazione dei bisogni nutrizionali.

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso l’alimentazione complementare, ma vi aspetto alla prossima puntata perché avremo ancora molto da dirci, a partire dai primi cibi diversi dal latte da proporre alle vostre bambine e ai vostri bambini.

L’ALLATTAMENTO MATERNO & LA NUTRIZIONE

L’ALLATTAMENTO MATERNO & LA NUTRIZIONE 458 720 Neogenes

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Se nella scorsa rubrica vi ho parlato della magia del corpo della donna durante la gravidanza, oggi vi racconterò di un fenomeno altrettanto magico e peculiare dell’universo femminile: l’allattamento materno. Per produrre un buon latte e nutrire adeguatamente il neonato, la mamma dovrebbe prestare molta attenzione a ciò che mangia e a cosa beve. Se vorrete leggere questa mia pagina, oggi cercherò di raccontarvi gli aspetti salienti della nutrizione per la donna che allatta al seno.

IL LATTE MATERNO

Il latte materno viene prodotto già durante le ultime fasi della gravidanza, per nutrire il neonato che nascerà poco dopo. Fino al 6° mese di vita del bambino, il solo latte materno è perfettamente in grado di fornire tutti i macro e micronutrienti di cui il piccolo ha bisogno per crescere e irrobustirsi, dal 6° mese in poi viene man mano affiancato a tutti gli altri alimenti, ma resta l’alimento principale per tutto il primo anno di vita. La composizione del latte materno è “magicamente” in grado di variare in base alle necessità fisiologiche del neonato: dapprima c’è il colostro, un latte giallastro che contiene tantissime proteine (anti-infettive, fattori di crescita, enzimi digestivi etc.) e zuccheri. Col passare dei giorni il latte assume un colore più bianco e la sua composizione cambia durante la poppata: mentre all’inizio il latte è molto più ricco di zuccheri e proteine, alla fine della poppata si arricchisce di grassi che lo fanno diventare di un colore decisamente bianco. Al mattino il latte materno è più trasparente, mentre la sera il latte è molto più ricco di grassi e più bianco.

LINK https://www.lllitalia.org/dr-quali-sono-i-principali-costituenti-del-latte-materno.html

L’ALLATTAMENTO COSTA MOLTO ENERGIA!

Produrre latte implica un dispendio energetico non indifferente per la nutrice (cioè per la donna che allatta al seno), per questo motivo è importante sapere che anche l’apporto energetico giornaliero dovrebbe variare di conseguenza.

I dati che vi riporto sono un estratto del report della Società Italiana di Nutrizione Umana:

link: https://bit.ly/2C9JOX6

Dopo 2-3 settimane dal parto, la madre che allatta fornisce in genere al neonato 500-600 mL/die di latte, che possono aumentare in seguito fino a 850 ml/die. Tuttavia, la sintesi di latte può in media essere indicata in 810 ml/die, quantità che si riduce progressivamente durante il passaggio all’alimentazione complementare o divezzamento.

Per produrre 810 ml di latte la mamma che allatta ha bisogno di aumentare di circa 700 calorie al giorno il suo apporto energetico. I trigliceridi che si sono formati durante la gravidanza serviranno proprio a questo: a fornire l’energia necessaria.

L’indicazione finale quindi è quella di un aumento del fabbisogno energetico di 500 kcal/die.

Una stima proporzionalmente minore va fatta nel caso di allattamento complementare.

Qualora l’apporto energetico sia insufficiente per la mamma in corso di allattamento si determina  una riduzione del volume del latte prodotto, ma non sempre della sua composizione.

  • Le necessità proteiche durante l’allattamento sono proporzionali alle quantità di latte prodotto dalla nutrice e dunque maggiori nell’allattamento esclusivo piuttosto che in quello complementare. Vedremo in seguito quali proteine è meglio consumate durante l’allattamento.
  • Per quanto riguarda l’apporto di grassi, oltre la quantità (20-35% dell’apporto energetico giornaliero) è importante la qualità. In particolare, l’acido docosaesaenoico (DHA) è necessario per un corretto sviluppo delle strutture cerebrali e retiniche. Si raccomanda in allattamento, cosi come in gravidanza, l’assunzione di 100-200 mg/die di DHA in più rispetto a quanto indicato per la donna adulta. Numerosi studi hanno infatti dimostrato l’esistenza di un’associazione tra l’assunzione materna di DHA in allattamento e lo sviluppo visivo e cognitivo del bambino.
  • Tra i micronutrienti, un’attenzione particolare deve essere rivolta a calcio, ferro e iodio.
  • Il fabbisogno di calcio è soddisfatto da un apporto giornaliero di circa 1000 mg.
  • Per quanto riguarda il ferro, è utile che la nutrice, in mancanza di mestruazioni, assuma 11 mg/die da incrementare a 18 mg/die nel caso di ricomparsa di mestruazioni.
  • Da non dimenticare lo iodio: componente essenziale degli ormoni tiroidei e necessario per il corretto funzionamento della tiroide. Gran parte della popolazione italiana sembra esser esposta alla carenza di questo importante minerale e un suo insufficiente apporto con la dieta è la causa principale del gozzo e di molti altri effetti negativi sull’accrescimento e sullo sviluppo cerebrale. È molto importante ricordare che, durante l’allattamento, la carenza di iodio nella madre può avere gravi conseguenze sulla funzione tiroidea del feto e del neonato, con sviluppo di gozzo e ipotiroidismo, solitamente transitorio.
  • La concentrazione di numerose vitamine (in particolare le vitamine del gruppo B e la vitamina A) nel latte materno dipende dai livelli di tali vitamine nella madre: a un deficit materno segue quindi generalmente una carenza anche nel neonato allattato al seno.

COSA MANGIARE DURANTE L’ALLATTAMENTO

Nella donna sana che allatta la migliore strategia da mettere in atto dovrebbe essere rappresentata da una sana e corretta alimentazione, varia e bilanciata, volta a favorire l’apporto di nutrienti attraverso alimenti di origine naturale.

Alla base di una corretta alimentazione ci sono:

  • Frutta & Verdura. E’ sempre preferibile scegliere frutta e verdura di stagione e di produzione locale.
  • Cereali, meglio se integrali, importanti fonti di fibra alimentare.
  • Legumi (4-5 porzioni settimanali), fonti di proteine vegetali e fibra alimentare
  • Pesce, vista l’importanza di un’aumentata assunzione di DHA, ha un ruolo di rilievo nell’alimentazione della donna che allatta. Per coprire questa quota di DHA sono necessarie almeno 2 porzioni di pesce (grasso o semigrasso) alla settimana, fino a  3-4 porzioni alla settimana. La scelta del pesce deve saper combinare però, allo stesso tempo, pesce relativamente grasso e ricco di EPA e DHA e pesce a basso rischio di contenere i contaminanti ambientali quali il metil-mercurio. È bene quindi preferire pesce azzurro di taglia piccola (sarde, alici, sgombro) piuttosto che pesci di grossa taglia come tonno e pesce spada, accumulatori di contaminanti (EFSA 2015).
  • Formaggi freschi e magri, come ricotta, caprino, robiola, primo sale, crescenza.
  • Carni, preferibilmente magre e bianche (Coniglio, Tacchino, Lonzino di Maiale, Vitello).
  • Carni rosse, con moderazione (2-3 volte al mese)
  • Uova
  • Frutta secca: noci, anacardi, mandorle, ricche in acidi grassi mono e polinsaturi, potrebbe essere un ottimo snack almeno una volta al giorno. Il consumo giornaliero di frutta secca, dato l’elevato contenuto energetico, potrebbe, difatti, rappresentare un piccolo punto di partenza, assieme ad un’altra serie di modifiche, per permettere l’incremento del fabbisogno energetico senza però sfociare in un’alimentazione eccessivamente calorica e poco attenta alla qualità.

Il modo più semplice e pratico per assicurare un apporto energico adeguato alla donna che allatta è rappresentato dall’aumento delle porzioni dei primi e dei secondi piatti.

  • Primi piatti: per quel che riguarda derivati dei cereali utilizzati per i primi piatti (pasta, riso ecc.), considerando l’assunzione di queste fonti di carboidrati sia a pranzo che a cena, è consigliato un incremento di 25 g circa per ciascuna porzione.
  • Secondi piatti: anche i secondi piatti devono andare incontro ad un piccolo incremento delle porzioni, che sarà quantitativamente differente, a seconda che si parli di carne, pesce o legumi: 30 g aggiuntivi di carne, 40 g di pesce e 25 g di legumi freschi. Ipotizzando comunque l’assunzione del secondo piatto sia a pranzo che a cena, per “praticità” si consiglia di incrementare il quantitativo di carne, pesce o legumi solo in uno dei due pasti principali, facendo ruotare nel corso della settimana la scelta del secondo piatto da incrementare e prediligendo legumi e pesce. 
  • Spuntino:  durante la giornata, parlando sempre di surplus e quindi di un qualcosa che deve essere “aggiunto” allo schema alimentare abituale, associare anche un altro piccolo spuntino, rappresentato ad esempio da uno yogurt o un bicchiere di latte parzialmente scremato, 20 g muesli e 1 porzione frutta secca (4 noci).

Quindi per riassumere si consiglia un aumento giornaliero, rispetto agli standard di una dieta bilanciata di quanto segue:

  • 50 g di pasta o riso o altri cereali
  • 60 g di pane, meglio se integrale;
  • 30 g di carne
  • 40 g di pesce
  • 25 g di legumi freschi;
  • 125 g di yogurt intero
  • 150 g latte parzialmente scremato;
  • 40 g di frutta secca (2 porzioni)
  • 20 g di frutta secca (1 porzione) + 20 g di muesli.

COSA BERE DURANTE L’ALLATTAMENTO

Il principale costituente del latte è sicuramente l’acqua. La raccomandazione è dunque di bere sempre molta acqua, prevenendo il più possibile la sensazione di sete. Ricordate che quando si sente la seta, allora è già tardi e bisogna correre ai ripari bevendo al più presto.

A proposito del bilancio dei fluidi durante l’allattamento, si raccomanda un aumento dell’apporto di acqua di circa 700 ml al giorno rispetto quanto consigliato per le donne che non allattano (2000 ml).

Come per le diete in condizioni fisiologiche, a maggior ragione durante l’allattamento vanno evitate tutte le bevande ricche di zuccheri, coloranti artificiali ed edulcoranti.

L’acqua,  le spremute di frutta, i frullati o i centrifugati sono da preferire.

Come per la gravidanza è assolutamente sconsigliato il consumo di ogni tipo di alcolico.

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso un allattamento felice! 

ALCUNI LINK UTILI

http://www.regione.lazio.it/lattematerno/files/latte_materno_libretto.pdf

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_3_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=dossier&p=dadossier&id=45

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_0.jsp?lingua=italiano&id=795

LA GRAVIDANZA: MAGIA DI UN CORPO CHE CAMBIA

LA GRAVIDANZA: MAGIA DI UN CORPO CHE CAMBIA 720 720 Neogenes

La gravidanza

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Oggi devo scusarmi fin da subito con i papà se non troveranno informazioni direttamente applicabili all’universo maschile….la nostra rubrica infatti sarà tutta in rosa.

Vi voglio parlare di come cambia il corpo della donna durante la sua gravidanza con un’attenzione particolare agli aspetti nutrizionali così da prendervi cura della magia di un corpo in continua evoluzione.

Forse ve lo staranno dicendo in molti: la gravidanza non va considerata come una malattia, tutt’altro! Rappresenta per la donna una condizione fisiologica, certamente molto particolare, in cui si verificano importanti cambiamenti metabolici e per questo è necessario adeguare l’alimentazione sia in termini quantitativi che qualitativi e curare al meglio il proprio corpo.

Un aspetto fondamentale per il proprio benessere in gravidanza è legato al peso corporeo.

Il primo consiglio che desidero fornirvi è di non prendere troppo peso durante la vostra gravidanza.

Questo è un fattore molto importante e da non sottovalutare.

Mantenere uno stile di vita attivo durante tutta la gravidanza è il secondo consiglio che desidero darvi.

Una condizione iniziale di sovrappeso ed obesità possono predisporre la futura mamma a sviluppare il diabete gestazionale, che è una forme di diabete specifica della gravidanza oltre che la pre-eclampsia, uno stato patologico caratterizzato da ipertensione in gravidanza.

Anche il sottopeso rappresenta un fattore di rischio per la futura mamma, è quindi davvero importante seguire sempre una dieta sana ed equilibrata, che garantisca il giusto aumento di peso. Questo non vale solo durante la gravidanza, ma anche durante tutto l’allattamento e, come abbiamo visto negli episodi precedenti, anche prima del concepimento e dopo il parto.

Come posso sapere qual è il giusto aumento di peso in gravidanza?

E’ buona prassi monitorare con costanza le variazioni di peso della gestante affinché arrivi al termine della gravidanza con un peso adeguato.

Per stimare il giusto aumento di peso in gravidanza si parte dal calcolo dell’indice di massa corporea pre-gravidico (IMC), tra poco vedremo che cos’è questo valore e come si calcola.

Prima però dobbiamo fare una premessa.

La donna in gravidanza non dovrà mangiare per due, ma certamente bisognerà tenere presente che dovrà consumare più energie, sia per un aumento del metabolismo basale (cioè dell’energia necessaria a riposo per garantire le sue normali funzioni fisiologiche come ad esempio la funzione cardiaca, respiratoria etc), sia per la maggiore sintesi di proteine per la costruzione di nuovi tessuti.

Considerando però che non tutte le donne partono dal normo-peso ci sono differenze in base all’IMC pre-gravidico.

Questo valore si ottiene dividendo il peso pre-gravidico della madre per la sua altezza al quadrato (IMC = peso in kg/altezza al quadrato in metri).

Approfondimento IMC

Se vogliamo dare qualche cifra: per un IMC normopeso, si stima che una donna in gravidanza necessiti di un surplus del fabbisogno energetico medio giornaliero di circa 150 kcal nel primo trimestre e di circa 300 kcal nel secondo/terzo trimestre.

Una dieta equilibrata e completa

L’alimentazione durante tutto il periodo della gestazione deve tenere conto del giusto equilibrio tra macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) e micronutrienti (fibre, vitamine e sali minerali, acido folico, vitamina B12, calcio, iodio e ferro).

Opuscolo sull’alimentazione in gravidanza

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_268_allegato.pdf

Nella precedente rubrica abbiamo parlato di dieta mediterranea, non ripeto quindi nuovamente i cardini di questa alimentazione che vi invito a seguire, qui vorrei portare invece la vostra attenzione sull’importanza di alcuni micronutrienti che in gravidanza non vanno assolutamente trascurati: calcio e vitamina D, ferro, iodio.

Calcio e Vitamina D

Nelle donne adulte il fabbisogno di calcio è di 800 mg/die mentre in gravidanza cresce a 1200 mg/die. Il calcio è fondamentale per lo sviluppo scheletrico del bambino e per il futuro allattamento. Il calcio si trova soprattutto nel latte e nei suoi derivati, ma anche negli ortaggi a foglia verde e nei semi oleosi come per esempio il sesamo o le erbe aromatiche essiccate.

Il consumo di un’acqua calcica, almeno 150 mg/litro, ma povera di sodio (< 20 mg/litro), si fornisce all’organismo calcio altamente assimilabile, facendo dell’acqua la principale fonte di calcio nella dieta.

Per l’assorbimento di calcio è necessaria la vitamina D, derivante sia dall’alimentazione (uova, formaggi, pesci ricchi di omega 3), sia dall’esposizione alla luce solare.

Ferro

In gravidanza il ferro è indispensabile per varie ragioni: per le necessità del feto e della placenta, per lo sviluppo del corpo materno e per fare una scorta in vista di possibile perdite di sangue durante il parto.

Il fabbisogno passa da 12 mg/die a 30 mg/die durante la gestazione.

Lo troviamo in abbondanza in carne e pesce, ma anche in ortaggi a foglia verde. E’ sempre bene abbinarlo a fonti di vitamina C (un goccio di limone per esempio).

Approfondimento sul ferro

Iodio

Durante la gestazione è fondamentale che la gestante assuma una corretta quantità di iodio per garantire la corretta produzione degli ormoni tiroidei, sia per se stessa che per il feto.

Il pesce è l’alimento più ricco di iodio, ma quest’ultimo è presente anche in latte, uova, ortaggi e frutta.

Il consumo quotidiano di sale iodato resta il miglior modo per assicurarsi un apporto adeguato di questo elemento.

Opuscolo sullo iodio

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_18_ulterioriallegati_ulterioreallegato_2_alleg.pdf

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso una gravidanza felice! 

SE GENITORE VUOI DIVENTARE, BENE DEVI MANGIARE.

SE GENITORE VUOI DIVENTARE, BENE DEVI MANGIARE. 960 577 Neogenes

Buona giornata a tutti voi,

Ben ritrovati!

Come vi avevo promesso, oggi iniziamo il viaggio verso la sana alimentazione dagli 0 a 3 anni.

E come ricorderete, nel capitolo introduttivo vi ho parlato dell’importanza dei primi mille giorni della vita di un neonato.

Ebbene, oggi, vorrei portare la vostra attenzione proprio sul primo passo che un futuro genitore muove verso la magica esperienza della gravidanza…il periodo pre-concezionale.

Come vi dicevo non è abituale rivolgersi ad uno specialista per un counseling pre-gravidico, ma è davvero importante vivere al meglio questo tempo, prezioso per molte ragioni che vedremo insieme.

Non è sempre possibile programmare una gravidanza, infatti molte donne scoprono di aspettare un bambino soltanto alla sesta settimana di gestazione, calcolata dal primo giorno della mestruazione, quando l’embrione ha già 2 o 3 settimane di sviluppo. Spesso è in questa fase che avviene la prima visita ginecologica e/o ostetrica, quindi è da qui che vengono elargiti i consigli sul benessere della futura mamma.

Programmare una gravidanza, quando è possibile farlo, è il primo atto di responsabilità verso se stessi e soprattutto verso il nascituro: permette di pensare in modo consapevole a tutte quelle misure che possono contribuire a rendere più sano lo stile di vita e migliorare i livelli di salute della donna che si preparerà ad accogliere una nuova vita, ma anche di tutti coloro che la accompagnano, infatti, benché le raccomandazioni vengano abitualmente fornite alla futura mamma, queste valgono anche per tutte le persone che le staranno vicino durante i nove mesi di gestazione e anche dopo la nascita del bambino.

L’importanza del periodo pre-concezionale è riconosciuta e testimoniata dall’intera Società Scientifica.

Vediamo insieme le principali raccomandazioni che dovremmo seguire.

Teniamo presenti almeno 3 regole fondamentali, tutto il resto verrà da sé.

Regola numero 1:

Smettere di fumare e di bere alcolici è la prima vera azione concreta che dovrebbe compiere una futura mamma. Forse un piccolo sacrificio, ma basti approfondire gli effetti che il fumo o l’alcool provocano sul feto per compiere una scelta molto importante.

Regola numero 2:

Seguire la dieta mediterranea e fare attenzione al peso corporeo.

Se partiamo già con qualche chilo di troppo o troppo poco, è importante prestare attenzione all’alimentazione per tornare ad un peso ottimale.

Diffidate da chi vi dice che dovrete mangiare per due!! E’ l’esatto contrario.

Per scoprire cosa è meglio mangiare, basta seguire i principi della dieta mediterranea.

La Dieta Mediterranea è la DIETA per eccellenza. “Dieta” dal greco significa “stile di vita”, infatti la dieta mediterranea racchiude in sé una serie di indicazioni per stare bene. L’UNESCO nel 2010 l’ha dichiarata “patrimonio immateriale dell’umanità”.

In breve possiamo definirla una dieta ricca dei prodotti della nostra Terra, la penisola Italiana, bagnata per la gran parte dalle acque del mar Mediterraneo. I principi su cui si basa la Dieta Mediterranea sono questi:

  • consumare sempre una dose abbondante di verdura a pranzo e a cena;
  • non farsi mancare la frutta e i cereali integrali come il pane, la pasta, il riso, il farro, l’orzo, la segale, l’avena. Varia tra loro i vari cereali;
  • consumare spesso i legumi come fonti di proteine vegetali alternandoli al pesce, ricco di omega 3 come il salmone, il pesce azzurro;
  • moderare il consumo delle proteine animali, come la carne, le uova e i formaggi.

Regola numero 3:

Assumere regolarmente Acido Folico

L’assunzione di acido folico per tutto il periodo della gravidanza è confermata da numerose evidenze scientifiche. Questo perché le carenze di acido folico sono correlate ad un aumento del rischio di malformazioni congenite molto gravi dovute ad un anomalo sviluppo del tubo neurale quali l’anencefalia o la spina bifida.

Come potete leggere dalle raccomandazioni ministeriali

 “l’assunzione di acido folico prima del concepimento riduce fino al 70% il rischio che il feto sviluppi un difetto del tubo neurale. Tuttavia, spesso, la donna nel primo mese di gestazione non sa di essere in tale stato e purtroppo, nel momento in cui ha il sospetto o la conferma di una gravidanza in corso, molte strutture embrionali, in particolare il tubo neurale, hanno concluso il loro sviluppo.

Pertanto, al fine di una efficace prevenzione è fondamentale che la donna inizi ad assumere 0,4 mg al giorno di acido folico dal momento in cui sta pianificando la gravidanza.

Secondo la “Raccomandazione ufficiale per la prevenzione dei difetti congeniti” occorre intervenire almeno 1 mese prima del concepimento e per tutto il periodo in cui si sta cercando la gravidanza fino al 3° mese di gestazione.

Per donne a rischio (con precedenti gravidanze con difetti del tubo neurale o aborti ripetuti, affette da diabete, celiachia o altre patologie da malassorbimento o che assumono farmaci antiepilettici o antagonisti dell’acido folico), si raccomanda l’assunzione di un dosaggio più alto, pari a 4-5 mg al giorno.”

Ma vediamo cos’è l’acido folico:

L’acido folico e i folati sono vitamine del gruppo B. Sono comunemente chiamati “Vitamina B9”. Erroneamente sono usati come sinonimi.

Il termine “folato” si riferisce alla vitamina nella sua forma naturale presente in diverse tipologie di frutta e verdura, soprattutto nella verdura a foglia verde.

“L’acido folico” detto anche acido monopteroilglutammico o pteroilmonoglutammico è la forma ossidata della vitamina, non esiste naturalmente in natura e fa riferimento ad una molecola di sintesi che può essere presente sia nei formulati vitaminici, sia negli alimenti fortificati.

L’acido folico viene assorbito dall’intestino in maniera ottimale senza perdite.

Purtroppo invece non è lo stesso per i folati contenuti negli alimenti: la conservazione errata, la cottura come ad esempio la bollitura delle verdure, l’idrosolubilità dei folati sono solo alcuni esempi che possono causare la perdita pressoché totale dei folati stessi.

Il ricorso ad un integratore diventa quindi importante per una neomamma.

Vi segnalo questi link per approfondire le vostre domande sull’acido folico:

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso una gravidanza felice! 

TUTTI A TAVOLA

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PIACERE DI CONOSCERVI

Tutti a tavola

Buona giornata a tutte/i,

Vi do il mio più caloroso benvenuto!

Sono felice di avervi qui con me per vivere insieme il nuovo blog “Tutti a tavola” che ci condurrà nel mondo dell’alimentazione della prima infanzia dagli 0 ai 3 anni di età.

Vi prometto che non vi porterò via molto tempo, più o meno 5 minuti di lettura.

Per chi lo vorrà, poi, sarò a disposizione per gli eventuali approfondimenti. Trovate i miei riferimenti in calce e potete contattarmi senza problemi.

Sono convinta che fare educazione alimentare sia la parte più affascinante ed importante del mio lavoro perché quando si acquisisce uno stile di vita corretto non lo si abbandona più, soprattutto se ci fa stare bene.

La corretta alimentazione per me è sinonimo di benessere, non possiamo non pensare ad entrambi. 

Con “Tutti a tavola” spero di potervi essere di supporto e di fornirvi alcuni elementi concreti per compiere delle scelte consapevoli in tema di nutrizione per le vostre piccole e i vostri piccoli, nonché per voi stessi che siete diventati genitori e state costruendo una nuova famiglia.

Forse avrete sentito parlare dell’importanza dei primi mille giorni, si tratta di un periodo molto prezioso nella vita di vostra figlia o vostro figlio: questo periodo inizia dal concepimento fino al compimento del secondo anno d’età. E’ questo il periodo in cui il corpo e la mente si plasmano e crescono, mettendo le fondamenta per quello che sarà l’organismo della futura persona. I comportamenti, l’ambiente che ci circonda, le abitudini e quindi anche le scelte alimentari che vengono adottate nei primi mille giorni avranno un impatto sulla salute dei nostri figli anche dopo anni, è per questo motivo che risulta davvero importante prediligere degli stili di vita quanto più possibile sani e salutari.

E questo è auspicabile non solo nei primi mille giorni di vita di un bambino, ma sarebbe molto bello che ciò avvenisse ancora prima del concepimento, e cioè quando si inizia a pensare di desiderare di diventare genitori. Non è cosa molto comune qui da noi, ma il counseling pre-gravidico ( http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?id=1917&area=saluteBambino&menu=nascita ) dovrebbe aiutare le future neo-mamme e i neo-papà a mettere in conto quelli che sono i principali fattori che influenzano l’esito positivo di una gravidanza, come ad esempio l’età, il peso, lo stile alimentare, con particolare attenzione ai livelli di ferro oltre che l’assunzione dell’ acido folico.

Con questo abbiamo concluso quella che voleva essere una panoramica delle tematiche che tratteremo. Grazie per l’attenzione e con “Tutti a tavola”, Vi aspetto per affrontare la prossima tappa del viaggio verso una sana alimentazione.

Per salutarvi ho scelto una vecchia canzoncina dello Zecchino D’Oro, buon ascolto!

L’AUTRICE: CRISTINA AMIANTI

Biologa Nutrizionista iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi, ho conseguito l’abilitazione alla professione nel 2005 dopo essermi laureata in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Pavia con 110/110 e Lode. Ho conseguito la specializzazione in Biologia Sperimentale Applicata e Scienze Biomediche. Dopo la laurea ho approfondito la mia passione per la scienza dell’alimentazione frequentando il Corso di Perfezionamento in Nutrizione e Benessere dell’Università Statale di Milano. Svolgo la libera professione presso due studi: uno a San Donato Milanese e uno a Milano. Sono consulente aziendale per la promozione di regimi alimentari bilanciati attraverso team building e corsi di formazione in azienda. Tengo laboratori di cucina per bambini, per adulti e per famiglie finalizzati alla promozione dell’educazione alimentare, attraverso l’esperienza. Membro della Commissione Mensa del Comune di San Donato Milanese per la redazione e valutazione dei menù nelle mense scolastiche, avendo ricevuto la certificazione da parte di ATS Città metropolitana di Milano.

Sono convinta che fare educazione alimentare sia la parte più affascinante ed importante del mio lavoro perché quando riesco a trasmettere uno stile di vita corretto, non lo si abbandona più, soprattutto se ci fa stare bene.

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