Articolo di :

Elena Lambicchi

“LEGGI PAPA’ PEFFAVORE ” LA LETTURA AD ALTA VOCE IN FAMIGLIA.

“LEGGI PAPA’ PEFFAVORE ” LA LETTURA AD ALTA VOCE IN FAMIGLIA. 640 428 Neogenes

Può sembrare strano parlare di lettura per bimbi che non sanno ancora leggere.

Eppure sono tante le ricerche che ci dicono quanto sia importante la lettura fin da quando i bambini sono piccoli, anzi piccolissimi.

Infatti, come già i neonati ascoltano attentamente e riconoscono la voce della mamma, bambini anche di soli 6 mesi sono attratti dal suono della voce che recita una filastrocca, canticchia una canzone o legge una piccola storia di poche parole, magari in rima. 

La lettura ad alta voce può essere una pratica consolidata in alcune famiglie, qualcosa che i genitori sentono come naturale, magari perché anche loro sono stati abituati da bambini.

Per altri può non essere così implicito che un bambino piccolo possa trarre beneficio da questa attività condivisa, mentre magari gli stessi genitori nutrono tante aspettative e speranze sul fatto che il proprio figlio possa un domani dedicare tempo ai libri e non solo a cellulare, televisione e videogiochi in cui vediamo sempre più impegnati bambini e ragazzi.

Il programma nazionale “Nati per leggere” è stato pensando dall’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino proprio per la diffusione della lettura ad alta voce tra le “buone pratiche di cura” che favoriscono lo sviluppo del bambino.

Infatti la lettura contribuisce allo sviluppo del cervello, crea l’abitudine all’ascolto aumentando i tempi di attenzione, ha effetti positivi sullo sviluppo linguistico, cognitivo ed emotivo.

È uno strumento importante per rafforzare il legame affettivo tra chi legge e chi ascolta, promuovendo il contatto fisico che è rassicurante per il bambino; contribuisce a aumentare e modulare le interazioni comunicative tra genitori e figli, sostenendo il bambino nella costruzione della sua identità.

“Nei bambini che possono giovarsi di un ambiente familiare dove la pratica della lettura è più precoce, frequente e di qualità, vengono stimolati, e quindi sviluppati, circuiti neurali più robusti a supporto della narrazione (..) È importante promuovere la pratica della lettura condivisa in tutte le famiglie e in particolare  nelle comunità e nei nuclei familiari svantaggiati” (G. Tamburlini, Medico e Bambino, 2015).

Attualmente sono abbastanza diffuse le iniziative di lettura ad alta voce per bambini. Si possono trovare proposte di questo tipo in alcune biblioteche, librerie, nidi o associazioni di promozione sociale che si occupano di maternità e infanzia.

Durante gli incontri normalmente vengono proposti uno o più testi letti ad alta voce da operatori appositamente formati, con l’attenzione a coinvolgere i bambini presenti, attraverso modalità differenti a seconda della loro età.

E a casa?

Ritagliare un po’ di tempo per leggere insieme è importante per il bambino e può essere anche gratificante per l’adulto. Un tempo speciale dove vicinanza e condivisione sono finalmente possibili, magari dopo giornate passate lontani. Si può scegliere il momento prima di andare a dormire o un momento in cui osserviamo la necessità del bambino di rilassarsi dopo tanti giochi ad alta intensità. O ancora è possibile sfruttare i tempi “vuoti” dove bisogna stare in attesa, in macchina o dal medico, che possono essere difficili per i bambini da gestire.

Sperimentando quotidianamente scopriremo cosa preferisce il nostro bambino, quanto è in grado ora di prestare attenzione e che tipo di libretto cattura di più il suo interesse. Sarà così possibile cogliere l’occasione della lettura come momento privilegiato di contatto, coccola e comunicazione con il nostro bambino, un importante momento in più per conoscerlo e per riscoprire la bellezza dello stare insieme.

I nostri bambini sono qui, sono piccoli ora e non lo saranno per sempre.

Mi sono voltata sentendo la frase “Leggi papà peffavore” e ho visto un “piccolo” che inseguiva, libro in mano, un “grande” a lui molto noto. Non possiamo sprecare questa occasione per tornare un po’ tutti piccoli insieme.

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FARO’ L’ESPLORATORE!

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Gioco e sviluppo a 6 mesi

I bambini apprendono tantissime cose in breve tempo e mutano velocemente la modalità di interagire con l’ambiente che li circonda e con chi si prende cura di loro, per questo motivo non è sempre facile accompagnare la loro crescita, comprendere le loro comunicazioni, favorire la sperimentazione e l’autonomia offrendo allo stesso tempo la sicurezza affettiva di cui hanno bisogno.

Intorno ai 6 mesi di vita i bambini sono non solo sempre più curiosi di quello che li circonda, interessati a luci, rumori, oggetti e al condividere attenzioni con la mamma ma si sentono anche sempre più capaci di agire sulla realtà in modo attivo, da protagonisti. Fanno capire che desiderano scegliere la postura con cui sono più comodi, aumentano le capacità motorie e qualcuno inizia già a stare seduto o a muoversi nello spazio per esplorare.

Dedicare tempo e creare uno spazio “a misura di bambino”, credo sia importante per favorire le sperimentazioni dei piccoli in sicurezza e scoprire un modo sempre nuovo di stare in relazione, dove il gioco è il terreno su cui costruire la relazione stessa.

Le abilità di gioco emergenti sono infatti da valorizzare come modo che il bambino ha a disposizione per esprimersi, comunicare qualcosa di sè e fare le prime esperienze del mondo che lo circonda. È il gioco che allo stesso tempo gli permette di fare scoperte e affinare le competenze che è pronto a mostrare.

È importante quindi sostenere il bambino nelle sue sperimentazioni in un ambiente sicuro dal punto di vista fisico e affettivo, accompagnando soprattutto il gioco spontaneo con la nostra vicinanza, per aiutarlo a giungere a una maggiore consapevolezza di sé stesso e del mondo.

Accompagnare implica lasciare spazio al crescente desiderio dei bambini di fare da soli, senza sostituirsi a loro ma osservando le loro azioni giocose con sguardo attento e commentando con la nostra voce, tenendo sempre presente di riconoscere e valorizzare quelle che sono peculiarità e caratteristiche individuali che distinguono ogni bambino da un altro.

Possiamo scegliere giochi e materiali diversi tra loro per arricchire le possibilità di esplorazione, in bianco e nero, colorati, di legno, di stoffa, che fanno rumore, da raccogliere in un cesto con il bordo basso o da lasciare sul tappeto vicino al bambino, due o tre per volta. I bambini infatti non sono in grado di scegliere tra tanti stimoli che risultano quasi fastidiosi. Questa attività esplorativa per loro è estremamente intensa e possono avere bisogno anche di qualche momento di pausa dove ritrovare una coccola della mamma prima di rimettersi all’opera.

Possiamo parlare ai bambini, raccontargli cosa abbiamo intorno, spiegargli le routine della giornata. Ci stupirà la capacità di ascolto che già mostrano e il fare attenzione alla comunicazione e a come utilizzare le parole diventerà per noi adulti una buona abitudine che aiuterà il bambino nello sviluppo del linguaggio e nella capacità di regolazione emotiva anche quando sarà più grande. Incredibile cosa possono fare una mamma e un papà per il loro bambino “solo” parlando e giocando!

Qualche bambino a questa età inizia la frequenza del nido, il cui inserimento sarà un passaggio delicato da affrontare con cura poiché sono ancora molto piccoli e solo apparentemente meno consapevoli. Per i bambini che non frequentano il nido, e per le mamme, i papà o gli adulti che si occupano di loro, può essere molto piacevole frequentare “spazi gioco” o “spazi allattamento”, dove incontrare altri bambini e altre mamme e poter trovare occasioni di sperimentazione e di gioco nonché conforto e sostegno attraverso la condivisione di esperienze.

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POSSO FARCELA A MODO MIO

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Accompagnare lo sviluppo motorio nei primi 18 mesi

Quante cose imparano i bambini nel primo anno di vita? Se ci focalizziamo in particolare sullo sviluppo motorio, ci accorgiamo come in un tempo decisamente breve (12/18 mesi) il neonato acquisisce competenze via via più evolute che lo portano fino alla verticalizzazione e al cammino autonomo.

I bambini possono raggiungere autonomamente queste competenze, quando sarà il momento, se intorno avremo preparato un ambiente favorevole, inteso sia in senso fisico (attraverso la cura dello spazio a disposizione) che in senso relazionale-emotivo.

Salta agli occhi di ogni genitore che i bambini sono tutti diversi tra di loro, anche se hanno la stessa età, anche se sono fratelli. Ogni bambino ha il suo temperamento e il suo stile, che esprime anche nelle conquiste di sviluppo.

Anche Brazelton, pediatra, attraverso l’approccio che ha sempre caratterizzato il suo lavoro clinico e scientifico, mirava a valorizzare le specificità di ogni bambino: “Brazelton ha dato dignità scientifica a quanto le madri dentro di loro hanno sempre saputo: che un neonato, fin dai primi momenti, si mostra diverso dagli altri, ha una sua personalità” (Rapisardi, Davidson – Medico e Bambino 3/2003)

Infatti possiamo dire che ci sono bambini molto “motori”, per i quali ogni occasione di gioco è esplorazione dello spazio circostante, e altri che lo sono meno e si mostrano più interessati all’osservazione e alla relazione o alle attività manuali.

Tempo e libertà di movimento è ciò che secondo Emmi Pikler, pediatra ungherese, serve al bambino per favorire gli apprendimenti motori, come spiega nel suo libro “Datemi tempo”.

Non è importante pensare di dover “stimolare” il bambino, come se l’acquisizione di competenze fosse il risultato diretto di un meccanismo stimolo-risposta, ma, invece, offrire opportunità di sviluppo e apprendimento in un contesto accogliente e in un clima affettivo positivo.

Il tempo di gioco libero a tappeto è dai 4-5 mesi ciò che più favorisce lo sviluppo armonico del sistema muscolo-scheletrico e permette al bambino di relazionarsi con l’ambiente, sostenuto dalle attenzioni dei genitori. Giocando potrà esprimere i propri desideri, sperimentare le proprie competenze e trarre soddisfazione dalle piccole conquiste.

Per questo motivo è sempre meglio limitare il tempo che il bambino trascorre nell’ovetto o nella sdraietta e si può evitare l’utilizzo del box. È preferibile infatti creare un ambiente a misura di bambino, dove possa muoversi in autonomia esplorando lo spazio in sicurezza. Queste esperienze sostengono anche la sua autostima.

Il compito del genitore quindi è quello di preparare uno spazio idoneo, dove il bambino senta di poter agire ed essere protagonista dell’azione; dedicargli tempo per accompagnarlo lasciandolo libero di esprimere le proprie preferenze, dando fiducia alle competenze del bambino.

Ancora Rapisardi e Davidson evidenziano che nell’approccio Brazelton “Lo sviluppo del bambino viene visto come un processo complesso, in cui non esistono tappe e competenze precise in base all’età del bambino. Un processo caratterizzato da momenti di rapido sviluppo alternati a fisiologiche regressioni, che ogni bambino attraversa con proprie caratteristiche personali”.

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IL NOSTRO PICCOLO CRESCE: 3 MESI E LE PRIME SCOPERTE

IL NOSTRO PICCOLO CRESCE: 3 MESI E LE PRIME SCOPERTE 5800 3741 Neogenes

Già alla nascita il neonato mostra le sue potenzialità relazionali, che si possono esprimere e modellare momento per momento, grazie al rapporto con il mondo esterno, e soprattutto con la mamma.

Intorno ai 3 mesi di vita si nota che i neonati hanno una maggiore capacità di regolazione dei sistemi neurovegetativo, motorio e relazionale-comportamentale.

Si mostrano propositivi e comunicativi, interessati a ciò che hanno intorno nei crescenti momenti di veglia tranquilla e disponibilità alla relazione: osservano attentamente il volto della mamma e già da qualche tempo rispondono con il sorriso; osservano l’ambiente intorno a loro e si mostrano interessati a luci e colori vivaci di alcuni oggetti presenti.

È proprio in questo momento che nasce spontaneamente la domanda in tanti di noi alle prese con la prima esperienza di genitori: cosa posso proporgli? Cosa possiamo fare insieme per passare il tempo e conoscerci sempre di più? Questi interrogativi spesso si fanno spazio nella mente di un genitore, in bilico tra la paura di non proporre “abbastanza” al bambino per favorire il suo sviluppo e il timore di sovra stimolarlo e affrettare tappe che non è ancora pronto a raggiungere.

Sempre intorno a questa età osserviamo che i neonati fanno i primi tentativi di avvicinare le manine ai volto del genitore o agli oggetti che si trovano nel loro campo visivo, oppure di afferrare le loro stesse manine cercando di portarle alla bocca.

A partire da quello che abbiamo osservato che è il loro interesse, allora, può essere una piacevole esperienza condivisa il proporre loro, ad esempio, di toccare un sonaglio che gli mostriamo, scegliendo giochi e sonagli leggeri e di facile prensione, non di dimensioni troppo piccole per il pericolo di soffocamento.

Scegliendo materiali diversi possiamo incoraggiare e favorire l’esplorazione visiva e tattile. Il portare le mani e gli oggetti in bocca è un istinto naturale che permette al neonato di conoscere meglio ciò che ha a disposizione; solo più avanti infatti il bambino utilizzerà prevalentemente le mani e le dita per sentire e toccare.

Bastano pochi materiali da alternare: un gioco in legno, uno con parti di stoffa, di gomma, un libretto morbido con pochi disegni ben delineati e dai colori vivaci, che risaltano sullo sfondo. I neonati infatti prestano attenzione soprattutto ai contrasti bianco/nero e ai colori. Possiamo proporre anche un sonaglio sonoro che incuriosisce e favorisce la sperimentazione uditiva.

Le proposte che facciamo al bambino hanno lo scopo di accompagnarlo a scoprire e conoscere, senza stancarlo o eccitarlo eccessivamente ma nel rispetto dei suoi tempi e bisogni.

Le “chiacchiere a quattr’occhi”, definite così dal pediatra Berry Brazelton di cui abbiamo parlato anche precedentemente, sono quindi tanto importanti quanto un sonaglino da guardare e afferrare, ma anche quanto una passeggiata da fare insieme.

Le cure e le attenzioni che offre naturalmente al neonato il genitore che ascolta il proprio istinto sono proprio ciò che occorre per far emergere il potenziale di sviluppo che è già dentro di lui.

Bisogna ricordare che il bisogno del bambino è soprattutto un bisogno di relazione e fare le cose insieme a lui per quanto possibile (magari portandolo in fascia e raccontandogli quello che facciamo) è ugualmente un tempo condiviso importante, anche se non è un tempo dedicato specificatamente al gioco.

É preferibile evitare giochi tecnologici che spesso sono eccessivamente stimolanti e hanno la funzione di intrattenere il bambino ma in una posizione sempre passiva, da spettatore. Allo stesso modo anche palestrine e altalene “sonore” andrebbero utilizzate per il minor tempo possibile privilegiando momenti di interazione e di sperimentazione “attiva”.

Facilmente la palestrina e box possono essere sostituiti da un tappeto un po’ imbottito su cui poter sperimentare diverse posture. Dai 3/4 mesi infatti i neonati sono progressivamente in grado di stare per tempi brevi a tappeto, vicino a noi, mentre chiacchieriamo con loro e mostriamo loro qualche gioco.

Possiamo proporre anche la posizione a pancia in giù, per tempi brevi in base alle preferenze del bambino, e in questo modo la variabilità posturale permetterà uno sviluppo armonico del sistema muscolo-scheletrico. Intorno a quest’epoca i bambini iniziano anche i tentativi di rotolamento da prono-supino e viceversa e il tappeto si presta a questa sperimentazione senza pericoli. Saranno loro a farci capire quando questa attività diventa “troppo” e hanno bisogno di ritrovare il contatto con noi e di essere presi in braccio. 

È sempre molto importante rispettare i tempi e i bisogni del bambino, accompagnare e sostenere le sue piccole scoperte.

Rispettare i tempi e rispondere sempre alla comunicazione del bambino, quindi anche al pianto, che ha sempre un significato, permette al bambino di capire che i suoi bisogni sono accolti e compresi e lo sostiene nel complesso processo di percepirsi come “persona”.

GIOCO…DI SGUARDI

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Coccole a quattr’occhi nei primi mesi

Il neonato e il bambino sono molto legati all’esperienza del proprio corpo e, infatti, per imparare hanno bisogno di sperimentarsi in esperienze significative che partono dal corpo. Già alla nascita secondo Donald Winnicott il bambino si identifica con la sua bocca che ciuccia, nel senso che è interamente concentrato sulle sue sensazioni corporee e da quelle trae le prime esperienze di sé. Durante la crescita i bambini continuano questi apprendimenti a partire dalle esperienze corporee, ad esempio hanno bisogno di arrampicarsi e poi saltare giù per mettersi alla prova e per capire cosa significa che un gradino è alto, si abbassano il più possibile per passare sotto la sedia e fare esperienza di ciò che significa “basso”, e così via, mille volte al giorno. Il corpo permette al bambino di entrare nel mondo e farne esperienza, mettersi in relazione con gli altri e con gli oggetti. Corpo, esperienza e relazione sono quindi estremamente legati. Anche nel gioco, il corpo ha una funzione molto importante e a questa consapevolezza si deve la crescente attenzione per il movimento e i giochi all’aria aperta per tutta l’infanzia.

Tornando al neonato, possiamo dire quindi che ha un bisogno “vitale” di contatto. Attraverso il contatto con il corpo del genitore, in particolare della madre, può infatti percepire i propri confini ed è facilitato nella regolazione delle sue funzioni neurovegetative. Quando è accolto in un abbraccio, il neonato può percepire se stesso come persona.

Come possiamo giocare con un bimbo di uno, due, tre mesi, che appare così piccolo, fragile e apparentemente impreparato? Giocare “attraverso il corpo” cosa significa per un neonato? È vero che il neonato non propriamente gioca, per come siamo abituati a intendere l’azione del giocare. Ma il tempo trascorso insieme sembra suggerire ad un attento osservatore qualche opportunità “per stare insieme giocando” e intanto conoscersi di più.

Quando i genitori parlano, cantano e giocano con il loro bambino, lo aiutano a sviluppare connessioni neuronali e quindi un cervello più abile nell’interagire con gli altri. Possiamo proporre al bambino il nostro tocco delicato attraverso l’esperienza del massaggio, magari accompagnando questo accarezzarsi con una melodia o una piccola canzoncina o filastrocca. Altra attività molto indicata per i piccoli è la cosiddetta “chiacchierata a quattr’occhi”: parlare al bambino, usando un tono affettuoso è un’esperienza molto intensa. Nello sguardo dell’altro il neonato si rispecchia e questo lo aiuta a prendere maggiore consapevolezza di sè.

Possiamo quindi giocare con lo sguardo, sfruttando anche il momento dell’allattamento o le routine quotidiane come il bagnetto per parlare al bambino. Certamente sarà importante rispettare i tempi del bambino. Sta a noi cogliere i piccoli momenti di disponibilità, che diventeranno maggiormente prolungati man mano che il bimbo cresce, che corrispondono allo stato di veglia tranquilla. In quei momenti il nostro piccolo avrà gli occhi aperti, sarà sveglio e tranquillo ma estremamente ricettivo. Magari potrà partecipare alla chiacchierata con qualche piccolo versetto, sorridere o anche mostrare fastidio. In questo caso proviamo a riproporre le esperienze in un altro momento della giornata.

All’interno di questa piccola cornice di gioco di sguardi, di contatto corporeo e sintonizzazione emotiva, il neonato può già ora apprendere e mettere in campo le sue capacità di relazione. Nel documento “Nurturing Care per lo sviluppo infantile precoce”, prodotto dall’OMS, dall’UNICEF e da altre organizzazioni internazionali nel 2018, sono infatti collocate le opportunità di apprendimento precoce e il “responsive caregiving” (prendersi cura in modo affettuoso e comprensivo) come fattori determinanti lo sviluppo infantile, insieme a buona salute, adeguata nutrizione, sicurezza e protezione.

Apprendere è un processo intrinseco all’essere umano e nei primi anni i bambini acquisiscono tante abilità proprio attraverso la relazione con gli altri, il sorriso e il contatto visivo, parlare e cantare, fare insieme piccoli giochi di imitazione, ecc. Queste interazioni aiutano infatti i bambini, anche se molto piccoli, a imparare a stare in relazione e vivere in questo modo importanti esperienze di apprendimento sociale.  Attraverso il gioco e la comunicazione anche gli adulti imparano ad essere sensibili ai bisogni dei bambini e a rispondere in modo appropriato alle loro richieste, ponendo in questo modo le basi per un rapporto di affetto e comprensione reciproca importante per tutta la vita.

GENITORI E FIGLI: METTIAMOCI… IN GIOCO!

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Riscoprire il gioco come motore dello sviluppo psicomotorio del bambino

A volte sembra quasi che ci siamo dimenticati come si fa, così presi dal ritmo frenetico di vita. Altre volte tutto si riduce quasi alla “corsa all’acquisto” se c’è qualche ricorrenza e il gioco scelto più o meno con impegno resta pur sempre un semplice oggetto.

I bambini hanno sempre meno tempo per giocare, intrappolati tra le tante attività seppur molto belle di cui riempiamo i loro pomeriggi. Il gioco libero è per lo più svalutato, considerato un passatempo tra attività maggiormente importanti.

E invece è proprio quella naturale spinta al gioco che sostiene e favorisce lo sviluppo psicomotorio del bambino, fin da piccolissimo, e le abilità di relazione con gli altri.

Il gioco infatti, per ogni bambino, non è solo un modo con cui impegnare il tempo libero da altre attività (i compiti, lo sport..), ma è da considerarsi motore dello sviluppo globale, possibilità di scoperta della realtà, veicolo di espressione del mondo interiore, canale di comunicazione e relazione con gli altri.

Nei primi anni di vita, in particolare, i bambini acquisiscono un gran numero di competenze e conoscenze e anche per bambini così piccoli, da 0 a 3 anni, il gioco costituisce la modalità principale di espressione e il modo attraverso il quale apprendono le prime informazioni che riguardano la realtà che li circonda. Ma soprattutto è la modalità primaria in cui possiamo entrare in relazione con loro, per riscoprire la fondamentale importanza del legame tra genitori e figli.

Noi adulti spesso viviamo proiettati al futuro, la cena da preparare, il domani da organizzare, a volte distratti dal cellulare. E quanto è difficile in quei momenti potersi fermare sul “qui e ora” di un bimbo che gioca e che chiede “gioca con me”!

Ma basta provare a fermarsi per qualche istante per capire la portata di ciò che si ha tra le mani.

Un tempo prezioso per stare insieme, un terreno su cui costruire fiducia e reciprocità.

Per conoscersi, divertirsi, imparare, sorprendersi insieme.

La nostra società così proiettata sull’efficacia come modalità di lettura delle esperienze, orientata sulla prestazione in tutti gli ambiti, compreso quello infantile, ha bisogno di riscoprire il gioco.

Perché lo sviluppo non è un risultato da raggiungere, ma un intreccio di individualità, esperienze e relazioni che merita di potersi esprimere nelle sue potenzialità.

Cosa possiamo fare per accompagnare i nostri bambini?

Prima e forse unica regola è considerare il gioco una cosa seria.

E se non sappiamo come fare? Quante volte ci sentiamo impreparati come genitori? Come mai ci può sembrare difficile a volte capire come inserirsi nell’attività di nostro figlio o lasciarci condurre dalla fantasia e lasciare che il gioco “accada”?!

Il consiglio è di partire sempre dal bambino, da quello che ci suggerisce essere interessante per lui in quel momento. Che si tratti di un sonaglio, un cucchiaio di legno, una bottiglietta con dentro il riso, chi ha detto che non può iniziare così un gioco entusiasmante per piccoli e grandi insieme?

Abbiamo bisogno di riappropriarci della nostra naturale capacità di stare con i nostri figli, di giocare con loro, senza la preoccupazione dell’attività da svolgere ma cogliendo il meglio da questa esperienza: il semplice e quotidiano costruirsi di un legame davvero importante.

Siete pronti?

ADESSO SI GIOCA!

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Giocare è l’essenza stessa dell’essere bambino (Lorenz).

Adesso si gioca ! Blog Neogenes

Giocare per esprimere stessi, imparare, crescere, ma soprattutto per stare insieme e costruire legami.

Abbiamo pensato ad una rubrica che mettesse a tema il gioco come modalità privilegiata per i genitori di entrare in relazione con il bambino piccolo e sostenere il suo sviluppo psicomotorio.

Diversi studi infatti hanno dimostrato l’importanza dei primi mille giorni per la salute psicofisica del bambino anche futura e per il legame di attaccamento genitore – bambino.

L’intento è quello di accompagnare i genitori nel riappropriarsi del modo più naturale di giocare con il proprio bambino, attraverso la proposta di semplici attività di gioco adatte per ogni fascia d’età.

In questo modo scopriremo insieme la correlazione tra gioco e sviluppo, con l’attenzione alla promozione delle buone pratiche di cura, grazie anche ai contributi scientifici più recenti nell’ambito di salute e sviluppo infantile.

Il tempo del gioco è un tempo unico e prezioso per costruire la relazione con i nostri figli, credo proprio ne valga la pena!

L’AUTRICE: ELENA LAMBICCHI

Sono una neuropsicomotricista, professione non ancora molto nota che definisce operatori sanitari che si occupano di educazione e riabilitazione in età evolutiva.

Mi sono laureata all’Università degli Studi di Milano Bicocca e dopo alcuni anni alla Fondazione Don Gnocchi ho iniziato a lavorare come libera professionista, all’Associazione Ostetriche Felicita Merati, che svolge attività di sostegno e cura della maternità e della genitorialità attraverso proposte dedicate.

In Associazione conduco percorsi di incontri per genitori e bambini da 0 a 3 anni e negli ultimi anni mi sono occupata di progettazione di interventi socio-educativi e di sostegno alla genitorialità.

Inoltre, svolgo attività terapeutica seguendo diversi bambini con difficoltà di sviluppo o disabilità in due centri di riabilitazione.

Ritengo che la psicomotricità, intesa come possibilità di sperimentare attraverso il corpo e il gioco per apprendere, sia davvero utile mezzo per entrare in relazione con il bambino, sostenere lo sviluppo delle sue potenzialità e superare eventuali difficoltà. 

Elena Lambicchi

Neuropsicomotricista

Associazione Ostetriche Felicita Merati

www.associazioneostetriche.it

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