Articolo di :

Daniele & Mickol Marzano

QUANDO IN CASA FINISCE IN PARITÀ MA SI VINCE ENTRAMBI

QUANDO IN CASA FINISCE IN PARITÀ MA SI VINCE ENTRAMBI 960 639 Neogenes

Ci sono alcune cose che avevo già realizzato diventando padre per la prima volta. Tra le principali c’è sicuramente la necessità di essere presente e suddividere le gioie e dolori con la mamma che oltre a trovarsi ad affrontare, come te, una situazione e un ruolo totalmente nuovo, si trova a combattere anche con una lotta ormonale senza esclusione di colpi. Ma è solo con l’arrivo del secondo figlio che ho capito che non avevo davvero più scuse. Ammetto di aver sempre cercato di essere un papà presente nella vita di mio figlio ma è con il secondo figlio che ho capito fino in fondo il concetto di parità. E non mi riferisco alla stessa quantità d’amore da distribuire per due, neppure allo stesso numero di attenzioni da dare ai figli. Ma al concetto di parità nella coppia. In un attimo ho realizzato il profondo significato del termine molto più che con le quote rosa o con commemorazioni vuote e retoriche che durano il tempo di una giornata ma che dal giorno successivo lasciano lo status quo al medesimo punto.

L’ARRIVO DEL SECONDO FIGLIO

Se con il primo figlio, infatti, la tentazione di liquidare qualsiasi richiesta con “eh vuole la mamma”, “vuole mangiare” è sempre dietro l’angolo, con l’arrivo del secondo questa scusa non regge più. La mamma è una sola e i bimbi sono due e hanno richieste ed esigenze differenti, spesso nello stesso momento. Così, per forza di cose, il piccolo si addormentava con la mamma e il grande restava con me e faceva praticamente ogni cosa indifferentemente con me o con la mamma. È una grande novità e conquista per noi. Certo la mamma resta sempre la mamma e quando i piccoli stanno male vogliono stare solo con lei, ma anche io a 34 anni suonati quando sto male vorrei solo la mamma.

SPORCARSI LE MANI

Quando ti sporchi le mani, in tutti i sensi, riesci a capire fino in fondo quanto sia complicata la gestione di un bambino, quanto sia importante tanto per te quanto per il tuo partner rifiatare ogni tanto, rilassarsi anche se solo per pochi minuti. Quando si fanno le cose insieme migliora l’intesa della coppia e anche la qualità della vita di entrambi. Si ottimizzano i tempi, si riducono le fatiche e si raddoppiano le gioie.

GUIDARE IN DUE E’ PIU’ BELLO

Da quando mi sono messo davvero in gioco ho capito una cosa fondamentale: è bello guidare senza patente ma farlo insieme lo è ancora di più, perché primo o poi arriva il momento in cui devi accostare in piazzola e chiedere il cambio. E’ bello sapere che c’è sempre qualcuno pronto a svegliarti quando hai il colpo di sonno, chi ti compra il caffè all’autogrill ma è ancora più bello sapere che c’è sempre qualcuno pronto a guidare al posto tuo.

Quando in casa finisce in parità, la cosa bella è che non devi dividerti un punto a testa ma entrambi siete vincenti. Non bisogna dimenticarselo mai soprattutto quando le curve della vita diventano più frequenti e strette.

QUANDO SMETTI DI ALLATTARE

QUANDO SMETTI DI ALLATTARE 724 483 Neogenes

Ci sono alcune cose che dimentico dopo un giorno, altre che non potrò dimenticare mai più. Nell’ultima categoria rientra la mia ultima poppata.

Che tu smetta di allattare quando tuo figlio è ancora misurabile in mesi o quando ti chiede il permesso di comprare il motorino, questo non è un momento facile per una mamma.

Si perché tra l’allattare e il non allattare c’è di mezzo il mare, e di solito le fasi da superare sono le seguenti:

LA DECISIONE
Ovvero quando una mamma decide che è giunto il momento… nella sua testa girano mille pensieri, spesso contrastanti, che spaziano tra:

-basta non ce la faccio più, 
-ma forse è troppo presto, 
-magari mi dorme di più la notte, 
-però smetterò di passargli gli anticorpi, 
-non voglio che diventi un vizio,
-e se il nostro rapporto cambiasse?
-si ma se voglio passare una notte fuori, 
-che poi Recalcati ha detto che la mamma deve saper lasciare andare il figlio

..ok, basta, smetto.

LA COMMOZIONE
Quel momento in cui ti rendi conto che quella è l’ultima poppata della vostra vita di mamma e figlio… l’ultima volta in cui gli darai nutrimento direttamente dal tuo corpo, l’ultima volta che si compirà quella magia, l’ultima volta in cui vedrai il suo visino rilassarsi in quell’incastro perfetto…

LA DISPERAZIONE
E poi arriva il momento della verità… il piccolo che segue la sua routine convinto che di lì a poco si attaccherà a ventosa come al solito.. e invece no. Un attimo di smarrimento, uno sguardo alla mamma “forse ho capito male, forse deve allentarsi la maglietta, forse vuole mettersi un po’ più comoda! Qualunque sia il problema, sbrigati mamma, dai!”… e invece no. No piccolino, da oggi le cose cambieranno un po’. Il tempo di realizzare e parte la disperazione, può durare qualche minuto o perfino più giorni, finché il bambino capisce che non c’è più tetta per gatti e se ne fa una ragione.

È IL MIO CORPO CHE CAMBIA
Insomma di solito il piccolo in un primo momento non la prende un granché bene, ma anche il seno non scherza!

Hai voglia a dire smetti gradualmente, che tu faccia più poppate al giorno o solo quella della nanna, quando smetti il tuo seno non capisce. Non è che gli puoi dire “guarda seno, ho deciso, ti appendo al ferretto, da stasera puoi smettere di cucinare, sei stato un valoroso e fedele lavoratore, grazie di tutto, torna a fare il decoltè”. Ecco no, lui continua a produrre latte. Si sa mai che tu ti sia sbagliata, che il bebè si è fatto una cena fuori ma poi gli viene un languorino durante la notte.. così al mattino ti svegli con un davanzale, manco fosse passato di notte il chirurgo plastico a rifarti tutto gratis. Peccato che la consistenza sia quella di un palloncino pieno di farina di grano duro e che faccia un male boia. E mentre le provi tutte e te ne stai lì a fare impacchi caldi speri che finalmente il tuo seno fermi l’impianto produttivo! Tuo figlio ormai si attacca al biberon che è un piacere e tu sembri ancora la Parmalat..

E poi, dopo qualche giorno, finalmente capisce, capiscono tutti, tuo figlio, il tuo seno, tuo marito.. tutto ritrova un nuovo equilibrio.

Il tuo bimbo non si attacca più… ripercorri tutti i momenti buffi, quando hai dovuto allattare in situazioni estreme, quelli più difficili, quando il seno era l’unico modo per consolare i suoi dolori e sei rimasta sveglia notti intere e quelli più dolci quando si assopiva sereno al tuo petto. Proprio come ora, che continui a essere il suo centro di gravità permanente, da cui farsi cullare occhi negli occhi… perché che beva il latte dal seno, dal biberon, o non lo beva proprio, una mamma è nel calore di quell’incastro perfetto con il suo bambino.

Di Mamma senza Patente

DIVENTARE PADRE: E ORA CHE SI FA?

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Me la ricordo perfettamente la prima sensazione che provai cinque anni fa quando il test di gravidanza ci comunicò che saremmo diventati genitori: un senso di smarrimento, gioia infinita ma anche un senso di infinita inadeguatezza mai provato prima. Ricordo che riuscii a focalizzare chiaramente tutto, ma senza avere la minima idea di quanto questa notizia mi avrebbe cambiato per sempre la vita.

Fu così, che senza pensarci troppo, misi in moto la macchina e iniziai a guidare senza Patente alla scoperta del meraviglioso mondo della genitorialità.

Ma prima dovevo comunicarlo a tutti: sarei diventato padre!

AMICI, PARENTI: IN ARRIVO LO TSUNAMI

Scoprirsi padre alla soglia dei 30 anni, vuol dire trovarsi in una sorta di limbo generazionale: da un lato avere la vecchia scuola che ti dice frasi del tipo «Guarda che io alla tua età avevo già due figli!», «Se ce l’ho fatta io a vent’anni, figurati tu!» e che sortiscono il solo effetto di aumentare il peso che senti gravarti sulle spalle. Dall’altro lato trovarsi invece la stragrande maggioranza dei tuoi amici che, al momento dell’annuncio, resta con la bocca spalancata e fa fatica a deglutire e realizza solo quando metti una mano sulla pancia di tua moglie stile Meghan Markle.

Diciamo, quindi, che nessuno fu di grande aiuto nel farmi realizzare quello che ci stava succedendo..

CRESCE LA PANCIA, CRESCE LA CONSAPEVOLEZZA?

Allora ricordo, dopo l’annuncio ufficiale, che respirai profondamente, certo che con il crescere della pancia di mia moglie (e pure della mia) sarebbe aumentata anche la mia consapevolezza. Ma non fu così. Più mi chiedevano di parlare con lui, di fargli già sentire che io eri già lì ad aspettarlo, più io mi bloccavo. Riuscivo ad essere premuroso con mia moglie, a buttarmi sulle cose pratiche ma non riuscivo a realizzare che lì dentro c’era un’altra persona. Pensai che forse soltanto le prime ecografie mi avrebbero aiutato a sentirmi meno inadeguato.

COME SI LEGGONO LE ECOGRAFIE?

Se possibile le prime ecografie, invece, peggiorarono ancora di più la situazione. Mentre gli altri vedevano già somiglianze, io non riuscivo manco a capire da che lato era la testa e dove erano le gambe. Ma è proprio lì che successe qualcosa di davvero magico. Sentii il suo cuoricino. Che batteva così forte e veloce. Fu allora che capii subito quello che stava succedendo, perché quel suono mi riportò alla mente qualcosa di personale. Quante volte il mio cuore aveva battuto così all’impazzata. Per una cotta, per uno spavento, per una corsa a perdifiato. Allora capii che lì dentro c’era una persona che avrebbe provato le mie stesse sensazioni ma che all’inizio sarebbe dipeso completamente dalla mamma e da me. Realizzai che avrebbe vissuto nella nostra stessa casa e che io sarei stato la sua rampa di lancio per le emozioni della vita.

Continuai a guardare la fotografia di mio figlio mille volte. Era il mio toccasana nei giorni no. I mesi volarono via come fogli di giornale, fino a quell’8 ottobre del 2014 dove ci fu il vero e proprio spannung.

UN CUORE MATTO

Fu un giorno bellissimo. Aspettammo nostro figlio con un’attesa carica di gioia e amore. Ridemmo tutto il giorno tra il monitoraggio del suo battito che ci ricordava Cuore matto di Little Tony e le contrazioni di mia moglie sempre più forti che la obbligavano a assumere le posizioni più assurde. Mi giravo e la trovavo prima in posa da monaco buddista, mentre un secondo dopo mi sembrava la bambina dell’esorcista e mi aspettavo che da un momento all’altro qualcuno urlasse: «ESCIII DA QUESTO CORPOOO!».

ORA GUIDO IO

E il bimbo stava davvero uscendo da quel corpo. Allora mi trovai improvvisamente nella condizione di dover guidare: io, che nella coppia ero sempre stato dall’altro lato della barricata, dovevo essere la persona più razionale e darle tutto il supporto possibile. Ricordo molto bene che in quel momento così delicato eravamo talmente complici che anche le ostetriche decisero di rimanere due passi indietro, lasciando a noi il “palcoscenico” della sala parto.

LA SALA PARTO: IL VERO BIG BANG

Ed è proprio lì che lo vidi spuntare, con il suo ciuffo alla Elvis, senza farsi troppe domande. Ricordo che mi guardò dritto negli occhi quasi a dire: “aspettavi me?”. Si amore del papà. Allora in quel momento sparirono tutti dubbi. E proprio mentre passavo alle ostetriche il primo corredino mi sentii di nuovo al punto di partenza: totalmente inadeguato. Ma questa volta con me c’era un amico in più. Il mio Primogenito.

GENITORI SENZA PATENTE

GENITORI SENZA PATENTE 765 765 Neogenes

Ciao a tutti, siamo Daniele e Mickol, due guidatori senza patente. Tranquilli, si tratta di una metafora ma meglio chiarire perché non vorremmo avere problemi con la motorizzazione civile.

La verità è che da quando abbiamo scoperto che saremmo diventati genitori abbiamo iniziato a guidare senza patente in questo ricco, complicato e contraddittorio mondo popolato di bambini. Un mondo fatto di termini mai sentiti prima come “meconio” e “colostro” ma anche di “TI VOLLIO BENE FINO AL CIELO” e “TAO MAMMA, TAO PAPA’ ”. Un mondo nuovo e affascinante. Fatto di sveglie notturne, nuove sfide e domande continue tipo “TRA QUANTO ARRIVIAMO PAPA?’”.

Sulla pagina Facebook Guida senza Patente raccontiamo ogni singola tappa di questo viaggio insieme e abbiamo caricato a bordo migliaia di nuovi passeggeri: simili, uguali e spesso diversi da noi.

Qui su Neogenes vorremmo raccontare il nostro modo di guidare e conoscere nuovi posti e nuovi autostoppisti da accompagnare in un pezzo di strada. Con la musica a palla e il braccio fuori dal finestrino. Pronti ad ammalarci con gli spifferi. Ovviamente sempre a ridosso dei weekend. 

GLI AUTORI

Daniele e Mickol, di Guida Senza Patente, sono due genitori di due splendidi cuccioli. Raccontano il loro modo di guidare nel complicato e affascinante mondo dei genitori senza manuali o libretti di istruzione ma con un unico navigatore: l’Amore.

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