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Ottobre 2019

IL MIO PRIMO DENTINO TIENE SVEGLI MAMMA E PAPA’!

IL MIO PRIMO DENTINO TIENE SVEGLI MAMMA E PAPA’! 956 637 Neogenes

Il tuo bambino è particolarmente irritabile e ti sveglia continuamente con pianti notturni? Hai provato a vedere se gli stanno spuntando i primi dentini? La dentizione è il processo di comparsa dei denti nel cavo orale e si distinguono una dentazione decidua, i cosiddetti denti da latte, e una dentazione permanente che si differenziano non soltanto per la loro durata ma anche per il numero di denti che le compongono (20 la decidua e 32 la permanente).

La comparsa dei primi dentini avviene intorno ai 5-7 mesi d’età ma è molto variabile da bimbo a bimbo: non dovete preoccuparvi, ci sono bambini che hanno visto spuntare il primo dentino già intorno ai 4 mesi e chi invece ad 1 anno è ancora completamente sdentato.

LO SAPEVI CHE…

I denti cominciano a formarsi nell’utero, intorno alla sesta settimana di gravidanza.

Il periodo è quello giusto, ma allora come faccio a capire se il mio piccolo sta mettendo i dentini o è disturbato per qualche altro motivo?

Ovviamente il bambino non è in grado di dirvi che il dolore che prova è dovuto al primo dente che sta spuntando, ecco allora i sintomi che ve lo possono far capire:

  • Gengive rosse e infiammate
  • Sensazione di ruvido o appuntito al tatto toccando una gengiva
  • Irritabilità
  • Cacca acida o diarrea
  • Pianto maggiore soprattutto di notte
  • Difficoltà a dormire
  • Inappetenza
  • Talvolta anche febbre

Solitamente poi, quando i dentini spuntano si osserva una maggiore salivazione e la tendenza a mettere tutto in bocca: sono sintomi locali tipici dell’eruzione.

RIMEDI CONTRO IL DOLORE DEI DENTI CHE SPUNTANO

Esistono dei sistemi e dei rimedi naturali da provare per cercare di alleviare un po’ il fastidio.

Si tratta in particolare di:

GIOCHI DA MORDERE

Giochi da mordere di diversi materiali e formati da riporre in freezer, il freddo infatti allevia il dolore e funge un po’ da anestetizzante.

GEL DI ALOE VERA

Gel a base di sostanze naturali che si possono spalmare sulle gengive dolenti dei neonati più volte al giorno per diminuire dolore, bruciore e fastidio.

CAMILIA

https://www.boiron-swiss.ch/it/i-nostri-prodotti/scoprite-i-nostri-prodotti/2-famiglie-di-medicamenti/i-nostri-principali-medicamenti/camilia-r

Medicinale omeopatico specificatamente formulato per essere utilizzato nei disturbi attribuibili alla dentizione del bambino.

Somministrare un tubetto monodose alla volta, per via orale, 2-3 volte al giorno.
Metti il bambino in posizione seduta e versa il contenuto del tubetto monodose, premendolo leggermente, nella bocca del bambino.

 ALOVEX DENTIZIONE

Protegge con una pellicola la gengiva dei bambini per ridurre il dolore dei primi dentini, applicare una quantità di prodotto sufficiente a coprire la zona e massaggiare la gengiva con il morbido applicatore.

Adatto ai bambini tra i 6 mesi e i 2 anni.

DENTINALE e DENTINALE NATURA

https://www.dentinale.it/dentinale.php https://www.dentinale.it/dentinale-natura.php

CAMODENT

https://www.farmanaturashop.it/it/omeopatia/loacker-chamodent-globuli-disturbi-dentizione-dolore-gengive-irrequietezza-insonnia

Chamodent® è il medicinale omeopatico per i disturbi della dentizione, quali eruzioni dentali dolorose e spasmi gengivali, anche accompagnati da febbre, e le conseguenti difficoltà di addormentamento

Posologia:
– Stati acuti con forte dolore: 5-7 globuli ogni 15-30 minuti sciolti in bocca o in poca acqua.
– Con l’attenuarsi dei sintomi e nella terapia di mantenimento: diradare la somministrazione fino a 5-7 globuli 3 volte al giorno.

MIELE ROSATO

Il rimedio della nonna per eccellenza.

Soluzione a base di miele, svolge un’azione meccanica di superficie poiché aderisce alla mucosa creando uno strato protettivo che aiuta ad attenuare gli stati infiammatori accompagnati da dolore.

VIBURCOL SUPPOSTE

https://guna.com/it/?s=viburcol

Viburcol® è utilizzato dal primo giorno di vita come sedativo biologico dell’età pediatrica per tutte le problematiche infantili legate alle otiti, dolori di denti, soprattutto correlati alla dentizione. 

Composizione:

Chamomilla (ha una potente azione antalgica), Belladonna  (antinfiammatorio, antisettico), Dulcamara, Pulsatilla Calcium carbonicum Hannemanni: azione di riequilibrio sulla predisposizione ad ammalarsi, agisce sulla dentizione difficoltosa.

Posologia:

Dai 6 mesi in poi: si consiglia 1 supposta più volte al giorno in fase acuta, dopo miglioramento 1 supposta 2-3 volte al giorno.

Nei neonati sino a sei mesi: 1\2 supposta con identica posologia.

I CONSIGLI DEL FARMACISTA

Non vuoi spendere troppo in prodotti? Prova allora a massaggiare le gengive del tuo piccolo con un dito avvolto in un garzina imbevuta di acqua fredda o avvolgendola attorno ad un cubetto di ghiaccio.

Prova anche ad aggiungere all’acqua fredda una puntina di bicarbonato o della camomilla, aiuterà ulteriormente a calmare l’infiammazione e a ridurre la salivazione eccessiva.

Se invece hai comprato uno dei gel lenitivi che ti ho consigliato prima, riponili in frigorifero per avere lo stesso effetto fresco del ghiaccio o dei giochini da mordere. Il freddo allevierà subito il fastidio alle gengive dolenti.

Usare preferibilmente i gel dopo i pasti e prima del sonno in modo da favorire la formazione della pellicola e prolungare la durata del sollievo per il bambino.

I miei articoli contengono informazioni e consigli di carattere sanitario volti a fare fronte ai problemi della quotidianità ma non sostituiscono in alcun modo la diagnosi o l’intervento del medico.

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LE PRIME PAPPE, da dove si comincia?

LE PRIME PAPPE, da dove si comincia? 758 720 Neogenes

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Ci siamo lasciati nella scorsa rubrica parlando di un momento importante per la crescita delle vostre bambine e dei vostri bambini, cioè del passaggio dall’allattamento esclusivo (al seno o con latte artificiale), all’introduzione dei primi cibi diversi dal latte. Abbiamo visto che, se la mamma lo desidera, l’allattamento al seno può continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo anno e anche oltre, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Abbiamo altresì visto insieme come a partire dai 6 mesi di vita, sono il latte materno (o artificiale) non è più in grado di soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei vostri bambini. Ecco quindi che bisogna pensare ad un’alimentazione complementare.

E allora qui inizia il bello, sì perché per i neo genitori si apre un mondo nuovo: benvenuti nel fantastico mondo delle pappe!

Ci sono diversi approcci che una mamma e un papà possono seguire: il metodo classico, l’auto svezzamento oppure una via di mezzo tra i due precedenti. L’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti nella fase dell’alimentazione complementare non riveste più l’importanza che un tempo gli veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia e del pediatra che fornisce i consigli.  

É prassi molto comune iniziare l’alimentazione complementare con frutta o verdura fresca, preparata in casa o di produzione industriale e con pappe a base di farine di cereali.

In realtà i primi alimenti complementari di cui il lattante ha bisogno, soprattutto se è allattato al seno, sono quelli di origine animale. Questi alimenti forniscono infatti proteine ad elevato valore biologico e i micronutrienti, ferro e zinco innanzitutto, che attorno ai 6 mesi cominciano ad essere insufficienti, rispetto al fabbisogno del bambino, nel latte materno.

Se il lattante è alimentato con latte artificiale, la somministrazione di alimenti complementari ricchi in proteine non è invece consigliata, dato il maggiore contenuto di proteine del latte artificiale in paragone al latte materno; è preferibile iniziare con alimenti più ricchi in grassi e carboidrati.

Meglio evitare, sia negli allattati al seno sia negli alimentati con latte artificiale, alimenti troppo ricchi in zuccheri semplici, come le bevande zuccherate e i succhi di frutta; questi integrano la quota energetica diluendo la densità in micronutrienti e senza alcun vantaggio nutrizionale.

Come primi alimenti diversi dal latte si possono provare, in base alla scelta materna, alle abitudini culturali e all’accettazione del bambino, i seguenti alimenti:

•            Patate cotte insieme a carote e zucchine

•            Frutta fresca come la mela, la pera o la banana frullata

•            Crema di riso, aggiunta al latte

•            Carboidrati complessi come riso, mais, tapioca, yucca, porridge, akamu,

•            Proteine (senza eccedere): tacchino, coniglio, agnello, manzo, pesce, maiale, pollo.

•            Olio extravergine d’oliva

In un secondo momento si passerà all’introduzione del resto degli alimenti. Tra le proteine potrete prevedere un inserimento graduale del formaggio stagionato, come il Parmigiano o il Grana Padano. Ricordo che si tratta di proteine, pertanto deve esserne fatto un uso moderato se il pasto prevede già la presenza di una proteina, come per esempio la carne. Talvolta non si considera che il Parmigiano ed il  Padano sono alimenti molto salati ed il piccolo lattante non è ancora abituato a questi sapori.

Solitamente si passa poi al tuorlo d’uovo, per poi concludere con l’albume ed i legumi.  

Esempi di cibi appropriati per diverse età e fasi di sviluppo

0-6 mesi

Il lattante è in grado di poppare e deglutire (suzione). Potrà assumere solo cibi liquidi, come il latte (materno o artificiale).

5-7 mesi

Il bambino impara gradualmente a “sgranocchiare” il cibo, aumenta la forza della suzione e si perfezionano i movimenti che la lingua e la faringe riescono a compiere. Di conseguenza i cibi che il bambino può consumare possono essere, oltre che liquidi, anche sotto forma di purea: latte materno, carne cotta passata, verdura, frutta, patate in purea, cereali privi di glutine (es. riso).

7-12 mesi

Il bambino è in grado di compiere autonomamente lo svuotamento del cucchiaino con le labbra, acquisisce la capacità del morso e della masticazione e riesce a compie tutti i movimenti laterali della lingua e del cibo tra i denti: in poche parole si perfezionano tutte le abilità motorie fini per iniziare a mangiare da soli. Aumenta sempre più la varietà di alimenti in purea o tagliati a pezzetti che il bambino può prendere da solo, servendosi delle sue dita, aumentano le combinazioni dei cibi che si possono offrire: latte materno, inserimento graduale di tutte le proteine; verdura e frutta cruda/cotta di stagione in purea e/o tagliata a pezzetti, cereali raffinati e integrali con e senza glutine.

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso il fantastico mondo delle pappe, ma vi aspetto alla prossima puntata perché avremo ancora molto da dirci: parleremo di cibi industriali per la prima infanzia e alimenti da evitare, soprattutto nel primo anno di vita delle vostre bambine e dei vostri bambini.

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GELOSIA TRA FRATELLI

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Alzi la mano chi, da bambino, non ha rivaleggiato con fratelli e cuginetti per attirare l’attenzione dei genitori.

La gelosia infantile non va drammatizzata: è un aspetto comune e naturale dello sviluppo.

Il legame fraterno è contrassegnato da affetto e solidarietà ma anche da rivalità e gelosie.

Vivendo nella stessa casa, crescendo insieme e avendo gli stessi genitori è inevitabile che facciano dei paragoni e che temano di avere di meno dei fratelli in termini di attenzioni, tempo, risorse finanziarie.

Da questa condizione hanno origine insoddisfazioni, recriminazioni e proteste che spesso continuano in età adulta, sia pure in forme diverse e mascherate.

La gelosia dell’infanzia però non è patologica, ma rappresenta un aspetto dello sviluppo che può essere spiegato in chiave evolutiva.

Alla nascita un neonato è completamente dipendente dai genitori.

Da solo non potrebbe sopravvivere. Presto però, attraverso le cure e le attenzioni che riceve, impara che se i genitori lo amano e lo proteggono non corre nessun pericolo. Se è “nella loro mente” è salvo. Ciò spiega perché i piccolissimi siano molto ossessivi nei confronti delle loro figure di attaccamento e perché esigano attenzioni.

Già all’età di sei mesi possono protestare e piangere se la mamma prende in braccio e coccola un altro bambino. Questo fa scattare la gelosia, un sentimento potente strettamente collegato all’attaccamento di cui è un corollario, e che nasce dal timore di perdere la figura protettiva, il suo affetto, la sua attenzione.

Con la crescita la gelosia assume forme e manifestazioni diverse.

A due anni, per esempio, può esprimersi con colpi, graffi e spinte.

A tre-quattro anni con scontri fisici ma anche con parole e commenti sgradevoli.

Tra gli otto e i dodici anni sono frequenti le derisioni, le sfide, le competizioni.

Se sono moderati, gli alterchi tra fratelli non solo rientrano nella normalità ma hanno anche risvolti positivi. Insegnano infatti a difendersi, ad affermare i propri diritti, ad esprimere i propri sentimenti, a risolvere i conflitti, ad acquisire indipendenza.

Consigli pratici per i genitori

Se da un lato non si può impedire che i fratelli e sorelle provino gelosia, dall’altro si può cercare di attenuarla, quando è eccessiva, con qualche accorgimento

1 Attenzioni individualizzate

Dedicare un po’ di tempo singolarmente a ogni figlio è uno dei metodi consigliati per ridurre la gelosia. Una passeggiata insieme, la spesa al supermercato, la storia letta prima di addormentarsi o semplicemente parlare a tu per tu di tanto in tanto.

2 Coinvolgiamo il più grande nelle faccende domestiche

Richiedere il suo aiuto in alcuni momenti serve per coinvolgerlo e farlo sentire importante. Non dimentichiamo in ogni caso di ascoltare nostro figlio e rassicurarlo.

3 Sì alle differenze e no alle preferenze

Se glielo si spiega, i figli capiscono che non sono tutti uguali e che in momenti diversi uno può avere esigenze che l’altro non ha e viceversa. Trattamenti differenziati e trattamenti preferenziali non sono la stessa cosa. I favoritismi creano risentimenti.

4 Sì all’altruismo

Insegnare ai figli i valori fondamentali della cooperazione, del condividere, della coesione famigliare, e premiare gli sforzi che vanno in questa direzione. Paragonare la famiglia ad una squadra sportiva e sottolineare che i risultati migliori si ottengono quando ci si impegna per raggiungere un obiettivo comune. Gli esempi che si danno attraverso i comportamenti sono più importanti delle parole.

5 No all’iperprotezione del più piccolo

Non si fa un buon servizio all’ultimogenito se lo si iperprotegge: anche lui deve imparare a rispettare i diritti degli altri e a condividere con loro le attenzioni dei genitori.

6 Favorire le amicizie

Incoraggiare le esperienze separate. Vivere in stretta prossimità per lunghi periodi porta a scontri e frizioni. E’ bene che ogni figlio abbia amici, hobby e orari differenti. Evitare di chiedere al più grande di accollarsi il fratello o la sorella minore quando esce con gli amici.

7 In vacanza

Le crisi di gelosi tra fratelli in viaggio possono essere ridotte portando con sé un amico dei figli. E’ sorprendente come questa soluzione diminuisca la tensione e riduca i bisticci tra fratelli e sorelle.

8 Normalizzare la collera

La collera nei confronti del più piccolo è una manifestazione di gelosia. Nel caso in cui il più grande cerca di fare del male al piccolo è necessario bloccarlo fisicamente. E’ importante evitare di fargli provare vergogna  ma, piuttosto, è più produttivo riconoscere i sui sentimenti e aiutarlo a diventarne consapevole.

Dopo che la gelosia è stata accettata e normalizzata diventa più facile parlarne e trovare soluzioni accettabili. Il bambino stesso, se incoraggiato, diventa in grado di individuarle.

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POSSO FARCELA A MODO MIO

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Accompagnare lo sviluppo motorio nei primi 18 mesi

Quante cose imparano i bambini nel primo anno di vita? Se ci focalizziamo in particolare sullo sviluppo motorio, ci accorgiamo come in un tempo decisamente breve (12/18 mesi) il neonato acquisisce competenze via via più evolute che lo portano fino alla verticalizzazione e al cammino autonomo.

I bambini possono raggiungere autonomamente queste competenze, quando sarà il momento, se intorno avremo preparato un ambiente favorevole, inteso sia in senso fisico (attraverso la cura dello spazio a disposizione) che in senso relazionale-emotivo.

Salta agli occhi di ogni genitore che i bambini sono tutti diversi tra di loro, anche se hanno la stessa età, anche se sono fratelli. Ogni bambino ha il suo temperamento e il suo stile, che esprime anche nelle conquiste di sviluppo.

Anche Brazelton, pediatra, attraverso l’approccio che ha sempre caratterizzato il suo lavoro clinico e scientifico, mirava a valorizzare le specificità di ogni bambino: “Brazelton ha dato dignità scientifica a quanto le madri dentro di loro hanno sempre saputo: che un neonato, fin dai primi momenti, si mostra diverso dagli altri, ha una sua personalità” (Rapisardi, Davidson – Medico e Bambino 3/2003)

Infatti possiamo dire che ci sono bambini molto “motori”, per i quali ogni occasione di gioco è esplorazione dello spazio circostante, e altri che lo sono meno e si mostrano più interessati all’osservazione e alla relazione o alle attività manuali.

Tempo e libertà di movimento è ciò che secondo Emmi Pikler, pediatra ungherese, serve al bambino per favorire gli apprendimenti motori, come spiega nel suo libro “Datemi tempo”.

Non è importante pensare di dover “stimolare” il bambino, come se l’acquisizione di competenze fosse il risultato diretto di un meccanismo stimolo-risposta, ma, invece, offrire opportunità di sviluppo e apprendimento in un contesto accogliente e in un clima affettivo positivo.

Il tempo di gioco libero a tappeto è dai 4-5 mesi ciò che più favorisce lo sviluppo armonico del sistema muscolo-scheletrico e permette al bambino di relazionarsi con l’ambiente, sostenuto dalle attenzioni dei genitori. Giocando potrà esprimere i propri desideri, sperimentare le proprie competenze e trarre soddisfazione dalle piccole conquiste.

Per questo motivo è sempre meglio limitare il tempo che il bambino trascorre nell’ovetto o nella sdraietta e si può evitare l’utilizzo del box. È preferibile infatti creare un ambiente a misura di bambino, dove possa muoversi in autonomia esplorando lo spazio in sicurezza. Queste esperienze sostengono anche la sua autostima.

Il compito del genitore quindi è quello di preparare uno spazio idoneo, dove il bambino senta di poter agire ed essere protagonista dell’azione; dedicargli tempo per accompagnarlo lasciandolo libero di esprimere le proprie preferenze, dando fiducia alle competenze del bambino.

Ancora Rapisardi e Davidson evidenziano che nell’approccio Brazelton “Lo sviluppo del bambino viene visto come un processo complesso, in cui non esistono tappe e competenze precise in base all’età del bambino. Un processo caratterizzato da momenti di rapido sviluppo alternati a fisiologiche regressioni, che ogni bambino attraversa con proprie caratteristiche personali”.

Un percorso unico in cui accompagnarli a crescere!

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