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Settembre 2019

L’ARRIVO DI UN FRATELLINO

L’ARRIVO DI UN FRATELLINO 1599 1063 Neogenes

Di Mamma senza patente

È proprio vero che quando nasce un nuovo bambino l’amore si moltiplica.

Un attimo prima pensi, riuscirò ad amarli allo stesso modo?
Poi lo guardi per la prima volta negli occhi e, con un suono simile allo scoppiettio dei popcorn, il tuo cuore diventa più grande.. ‘POP!’

Ma non si può dire che l’esperienza del primogenito e del secondogenito siano uguali, anzi…

Le differenze iniziano ancor prima di nascere,

NELLA PANCIA DELLA MAMMA:

Il primo vive la gravidanza in un limbo ovattato, al massimo sente la voce del papà che lo chiama dolcemente e le sinfonie di Mozart, la mamma non alza pesi e si riposa il più possibile.

Il secondo vive in una specie di ambiente schizofrenico in cui si passa dal silenzio assoluto a urla improvvise e stridule “che cosa stai facendooo, adesso rimetti tutto apposto sennò niente cartoniii!!”
Per tutti i nove mesi sente la presenza del fratellone, nel senso che la sente proprio addosso, perché ovviamente al secondo giro la mamma non può permettersi di evitare pesi e manco di riposarsi! Quanto alle sinfonie.. più probabile che senta le sigle di Rai Yo-yo.

IL CORREDINO

Al primo giro il neonato ancor prima di nascere ha un guardaroba da fare invidia a Lapo Elkann, tra camiciole della fortuna, 10 berrettini, 20 paia di scarpine taglia zero, salopette, pagliaccetti, bretelle e papillon (tutta roba completamente inutile ovviamente).

Il secondogenito invece verrà rigorosamente vestito con i vestitini del fratello maggiore. Gli si comprano un paio di tutine nuove giusto per non fare brutta figura in sala parto. E se la maggiore è una sorella.. oh ma chi l’ha detto che il rosa è solo da femmina scusa..

IL BAGNETTO

Con il primo bimbo il bagnetto è un’attività quotidiana imprescindibile.
“Dai venite a farvi un aperitivo, portate anche il piccolo..”
“Ma sei matto? A quell’ora abbiamo pappa+bagnetto+ninna nanna+lettura libro+coccole+sonnifero!!!”
Sembra che senza il bagnetto, tutto l’equilibrio psicofisico del piccolo ne risentirà e da grande potrebbe fare il serial killer.

Con il secondo..
“Quando hai detto che è l’aperitivo? Ah ok tanto il bagnetto l’ha già fatto ieri, per un po’ di giorni è a posto”

Non voglio immaginare con il terzo.. spero per loro che sia un inverno abbastanza piovoso.

LE CADUTE

Si sa, ogni bambino prima di imparare a deambulare come si deve prenderà la sua dose di craniate. È la reazione dei genitori che cambia..
Al primo giro.. BOOM!
Parte la procedura d’emergenza: manuale di primo soccorso, messaggino allarmato al gruppo WhatsApp delle mamme, corsa al pronto soccorso in corsia preferenziale con busta di piselli surgelati sulla testa, svegli tutta la notte per controllare che respiri.

Con il secondo… BOOM!
“Niente amore, niente.. bravooo (con battito di mani)”

Ma c’è una cosa su cui i secondogeniti non possono proprio lamentarsi, nascono già con un amico… uno di quegli amici con cui ci si scambiano confidenze, schiaffoni, risate e sventure, uno di quegli amici che sai già che te ne combineranno di tutti i colori, ma su cui sai di poter contare per tutta la vita.

E questo li ripaga di tutto il resto.

Perché un fratello è per sempre.

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PIDOCCHI…NON PERDERE LA TESTA! TRATTAMENTI E RIMEDI EFFICACI.

PIDOCCHI…NON PERDERE LA TESTA! TRATTAMENTI E RIMEDI EFFICACI. 640 480 Neogenes

I pidocchi sono uno dei problemi più temuti da tutti soprattutto da mamme e maestre che si trovano a combattere sempre più spesso con questi animaletti. Ecco allora qualche consiglio per evitarli e i rimedi più efficaci per eliminarli.

I pidocchi possono infestare varie parti del nostro corpo (capo, pube e ciglia) ma mi soffermerò sui pidocchi del capo ovvero i responsabili di grandi “grattacapi”.

I pidocchi sono insetti che vivono succhiando il sangue, non sono in grado di volare e per questo motivo la trasmissione da persona a persona avviene mediante il contatto ravvicinato e la condivisione di vestiario e oggetti come spazzole, cappelli, elastici.

Come faccio a capire se il mio bambino ha i pidocchi?

Il campanello dall’allarme può scattarvi se il vostro bambino manifesta prurito intenso e irritazione locale e allora per prima cosa controllate la capigliatura, un trucchetto per individuarli più facilmente è quello di far scorrere un pettine a denti stretti attraverso i capelli bagnati, partendo dal cuoio capelluto verso l’esterno.

Le lendini, ovvero le uova che le femmine depositano, appaiono come delle piccole sfere dal colore bianco-grigiastro e si differenziano da altri corpi estranei (ad esempio la forfora) presenti alla base del fusto dei capelli perché aderiscono fortemente ad esso.

LO SAPEVI CHE…

Non esiste nessuna correlazione tra i pidocchi della testa e l’igiene scadente o il livello socio-economico basso.

Tutti i trattamenti di cui vi parlerò, farmacologici o naturali, uccidono le lendini ma non le rimuovono per questo è fondamentale utilizzare un pettine a denti stretti ed effettuare una ricerca meticolosa poiché non è possibile distinguere tra lendini morte e quelle vive.

Le istruzioni d’uso vanno sui prodotti seguite scrupolosamente sia nei tempi che nei metodi, è proprio l’errato utilizzo dei prodotti a determinare l’insuccesso del trattamento!

TRATTAMENTO DELLA PEDICULOSI

  • Shampoo e creme
  • Rimozione dei pidocchi dai capelli

MILICE PIDOKO

È un trattamento contro i pidocchi e le lendini a base di un mix di oli vegetali (Melaleuca e Neem) che penetra nelle vie respiratorie dell’insetto e nelle uova, ne avvolge il corpo, provocandone così la morte per soffocamento.

https://giulianipharma.com/prodotti/antipediculosi/

AFTIR SHAMPOO
favorisce l’allontanamento dei parassiti morti e delle loro uova, contribuisce ad attenuare la fastidiosa sensazione di prurito e aiuta a ridurre gli arrossamenti e le irritazioni cutanee

AFTIR GEL applicare una piccola quantità di gel su tutta la capigliatura asciutta spalmandolo accuratamente e portandolo a contatto con il cuoio capelluto.

Lasciare agire per 10 minuti, sciacquare e pettinare i capelli con un pettine fine per eliminare uova e pidocchi morti.

PARANIX        SHAMPOO

TEA TREE OIL

È in grado di soffocare i pidocchi e le lendini quindi prevenire la diffusione.

OLIO DI NEEM

Abbassa il ph della cute e crea l’ambiente sgradito ai pidocchi, facilitandone anche il distacco dai capelli.

Si può usare anche in fase preventiva spargendo qualche goccia sulla cute dei bambini.

E per le mamme più green ecco alcuni prodotti completamente naturali da poter preparare in casa.  

INFUSO DI EUCALIPTO

Bollite dell’acqua e poi aggiungete delle foglie di eucalipto. Lasciate in infusione per un quarto d’ora e poi versate l’infuso su tutta la lunghezza dei capelli e sul cuoio capelluto.

IMPACCO

½ tazzina da caffè riempita di olio d’oliva

5 gocce di tea tree oil

5 gocce di olio essenziale a vostra scelta (eucalipto, lavanda, limone)

Mescolate tutti gli ingredienti, con 1 pennello passate il composto ottenuto sulla testa partendo dalla radice fino alle punte.

Coprite la testa con un asciugamano e lasciate agire per un paio d’ore.

SPRAY DI PREVENZIONE

30 g di vodka

20 gocce di olio essenziale di lavanda

20 gocce di tea tree oil

60 g di acqua distillata

Versate in un flacone dotato di spruzzino tutti gli ingredienti iniziando a miscelare bene la vodka e gli oli essenziali e poi aggiungendo l’acqua.

Per prevenzione, nebulizzate la soluzione sulla testa del vostro bambino prima di mandarlo a scuola.

PREVENZIONE:    

Niente e nulla vi proteggerà al 100% dai pidocchi ma potete ridurre la possibilità che il vostro bambino torni a casa dall’asilo con la testa infestata utilizzando degli spray preventivi (es. AFTIR LOZIONE SPRAY, PARANIX PREVENT https://www.paranix.it/prodotti/prevenzione/ ) da nebulizzare uniformemente ogni mattina sui capelli asciutti prima di mandare il bambino a scuola.

I CONSIGLI DEL FARMACISTA

Esaminare la testa del bambino 1-2 volte la settimana, dopo il normale lavaggio dei capelli parzialmente asciugati.

Tutti i trattamenti vanno ripetuti dopo una settimana questo perché c’è la possibilità che qualche ovetto sopravviva e possa poi generare il pidocchio.

Se dopo 15 giorni dal trattamento con i vari prodotti non riscontrate né pidocchi né uova allora…congratulazioni siete riusciti a debellarli completamente!

Durante il trattamento con shampoo, gel, schiuma ecc insistete dietro le orecchie e alla base della nuca ovvero le zone più calde del capo, il pidocchio infatti vive bene solo a 37°C

Usate il pettine d’acciaio poiché i pettini in plastica tendono facilmente a deformarsi. Ricordatevi poi di pulirlo accuratamente: ogni volta che passate le ciocche strofinate il pettine su un pezzetto di carta così da rimuovere le lendini trovate e conclusa tutta l’operazione immergetelo in acqua calda o acqua e aceto per 10 minuti.

Per rimuovere le uova pettinate accuratamente ciocca per ciocca partendo dalla radice del capello. Per facilitare l’operazione bagnate il pettine con una soluzione al 50% in acqua e aceto poiché è in grado di diminuire l’adesione delle uova al capello.

Avvolgete i capo, dopo aver applicato il prodotto scelto, in un asciugamano o meglio ancora nella comune pellicola trasparente che usate in cucina, questo aiuterà a soffocare i pidocchi rendendo il trattamento più efficace.

Lavate indumenti e lenzuola con un giro in lavatrice a 60°C

Tutto ciò che non potete lavare può essere posto in una borsa di plastica a tenuta d’aria per 2 settimane per provocare la morte dei pidocchi.

Per quanto riguarda spazzole ed accessori per i capelli, immergeteli in acqua molto calda per 10-20min.

Non dimenticate di passare l’aspirapolvere su tappeti e divani per aspirare eventuali capelli, è una precauzione in più perché come realtà i pidocchi non sopravvivono a lungo lontano dal cuoio capelluto.  

Non vergognatevi

 comunicate alle maestre e al gruppo delle mamme affinché il trattamento venga effettuato repentinamente e contemporaneamente: è solo questo il segreto per debellare l’infestazione. I miei articoli contengono informazioni e consigli di carattere sanitario volti a fare fronte ai problemi della quotidianità ma non sostituiscono in alcun modo la diagnosi o l’intervento del medico.

L’ALIMENTAZIONE DOPO IL LATTE

L’ALIMENTAZIONE DOPO IL LATTE 719 720 Neogenes

QUANDO FINISCE L’ALLATTAMENTO ?

QUANDO INIZIANO LE PAPPE ?

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Ci siamo lasciati nella scorsa rubrica parlando di un “fenomeno magico” e peculiare dell’universo femminile quale è l’allattamento materno. Oggi vorrei che proseguissimo il nostro viaggio verso mondi nuovi e altrettanto affascinanti, vi introdurrò nel vivo della nostra rubrica, Tutti a Tavola, parlando di tutto ciò che riguarda l’alimentazione delle vostre bambine e dei vostri bambini dopo il latte. Siete pronti….? Allora partiamo!

Come ormai saprete bene, l’allattamento materno è il modo per dare al bambino nutrimento e sicurezza e rappresenta un riferimento affettivo davvero rilevante per l’acquisizione dell’autonomia. A partire dal sesto mese di vita compiuto, il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare i bisogni nutritivi del bambino. A questa età il bambino è ormai pronto ad un tipo di nutrimento diverso dal latte materno. Il bambino è pronto da ogni punto di vista: sia emotivo, sia fisico, consideriamo per esempio le sue abilità motorie oppure le sue capacità digestive.  Potrà accettare il cucchiaino e gestire in autonomia la deglutizione dei cibi densi… una novità assoluta per lei o lui.

Vi starete chiedendo quando dovrebbe terminare l’allattamento materno e di conseguenza quando iniziare con le pappe?

Se la mamma lo desidera, l’allattamento al seno può continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo anno e anche oltre, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

A partire dai 6 mesi di vita delle vostre bambine o dei vostri bambini, il latte materno o di formula da soli non sono più in grado di soddisfare i loro fabbisogni nutrizionali. Ecco quindi che bisogna pensare ad un’alimentazione complementare. Per “alimentazione complementare” s’intende l’introduzione di alimenti diversi dal latte materno o dal latte artificiale, che non sostituiscono il latte materno o il latte artificiale, ma si aggiungono ad essi e li integrano. Per questa ragione, il termine “alimentazione complementare” dovrebbe sostituire i vecchi termini usati per identificare questo processo, svezzamento o divezzamento, che letteralmente significano “togliere il vizio” del latte. Al contrario, la continuazione del “vizio” cioè la prosecuzione dell’allattamento al seno dovrebbe essere promossa, come raccomandato dall’OMS.

L’importanza dell’alimentazione complementare, per l’intera vita dei vostri figli

Il periodo dell’alimentazione complementare si sovrappone ad una fase particolarmente vulnerabile per la crescita delle vostre bambine e dei vostri bambini: parliamo dello sviluppo e dello stato di salute dei piccoli dai 6 mesi ai 2 anni di vita. Numerose ricerche condotte in paesi a basso e ad alto reddito hanno dimostrato come in questo periodo sia le carenze sia gli eccessi nutrizionali facciano aumentare il rischio di malnutrizione, denutrizione da un lato e obesità dall’altro, con il rischio di gravi conseguenze per la salute che possono durare anche per tutta la vita. Le due condizioni che abbiamo appena citato possono riguardare una stessa popolazione, a prescindere dall’economia del paese, ma tendono a colpire le fasce più disagiate.

Vi allego un utile volantino riassuntino (W la pappa, mangiare sano dai 6 ai 36 mesi), pubblicato sul sito della Regione Lombardia.

https://bit.ly/2m6R4gW

E’ quanto mai importante diffondere buone pratiche per l’alimentazione complementare, perché venga promossa fin dalla più tenera età la salute di quelli che saranno i futuri adulti.

Il periodo dell’alimentazione complementare dovrebbe proprio essere considerato come un momento di promozione, a breve e a lungo termine, della salute in tutti i suoi aspetti, metabolici, neurofisiologici e relazionali. Durante questo periodo il bambino:

•            è fisiologicamente in grado di assumere cibi semi solidi e solidi, indipendentemente dal suo stato di dentizione.

•            è molto ricettivo alle sollecitazioni del mondo che lo circonda, compreso quello dei sapori, degli aromi e della consistenza dei cibi.  E’ molto importante tenere presente che le esperienze gustative che i bambini vivono proprio nella fase di passaggio dall’alimentazione lattea esclusiva all’alimentazione complementare sono fortemente determinanti per la definizione del gusto e delle preferenze alimentari che caratterizzeranno il bambino durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta.

•            inizia a sperimentare ed acquisire le abitudini alimentari della famiglia e della tradizione gastronomica della comunità in cui vive.

•            è in grado di autoregolare il proprio senso di fame e di sazietà, soprattutto se è stato allattato a richiesta. Ciò non vuol dire, ovviamente, che sia in grado di scegliere cosa vuole mangiare, ma che è capace di mostrare a chi gli offre il cibo quanto vuole mangiare.

Sono state pubblicate sul sito del Ministero della Salute le F.A.Q sulla corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia.

Quando iniziare l’alimentazione complementare

Quando il bambino è pronto per il passaggio dall’allattamento all’alimentazione complementare, trasmette chiari segnali all’occhio attento di mamma e papà.

Primo fra tutti, se gli si offrono cibi semi solidi o solidi, li accetterà e comincerà a provarli con curiosità.

Se rifiuta, vuol dire che non è ancora pronto e si dovrà aspettare ancora qualche giorno, o settimana, prima di riprovare, senza mai forzare.

È importante tuttavia ricordare che, se l’introduzione di cibi più consistenti o solidi non avviene entro il decimo mese, il lattante potrebbe avere maggiori difficoltà di introduzione e poi di accettazione dei cibi solidi.

Un approccio diverso è ovviamente necessario in casi particolari, come i nati pretermine (valutandoli secondo l’età biologica e non anagrafica) o di basso peso, o i lattanti affetti da malnutrizione o altre malattie per le quali sia necessaria una specifica valutazione dei bisogni nutrizionali.

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso l’alimentazione complementare, ma vi aspetto alla prossima puntata perché avremo ancora molto da dirci, a partire dai primi cibi diversi dal latte da proporre alle vostre bambine e ai vostri bambini.

IL BABY BLUES

IL BABY BLUES 1280 853 Neogenes

Di cosa si tratta

Oggi parleremo del baby blues, una condizione che riguarda le mamme e che si verifica molto frequentemente dopo il parto.

Tale condizione richiede un’attenzione particolare dal momento che compromette il benessere delle mamme e, di conseguenza, può interferire con la loro capacità empatica nei confronti dei bambini. A tal proposito è importante sapere bene di cosa si tratta ed è fondamentale saper stare vicino a mamma e bambino nel modo corretto fornendo un sostegno tempestivo.

Il baby blues, detta sindrome del terzo giorno, è una condizione fisiologica, direttamente conseguente al drastico cambiamento ormonale nelle ore successive al parto (crollo degli estrogeni e del progesterone) e alla spossatezza fisica e mentale dovuta al travaglio e al parto.

Tra i sintomi che la caratterizzano possiamo trovare deflessione timica di grado lieve, sentimenti di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo di madre, crisi di pianto, irritabilità, ansia e insonnia.

L’incidenza è tra il 50 – 80% delle donne ed emerge tipicamente 2-3 giorni dopo il parto per poi scomparire entro un decina di giorni circa.

Differenza con depressione post partum

E’ importante comprendere come con il parto la donna affronta un periodo di regressione necessario all’accudimento del bambino: torna “piccola” perché solo facendosi piccola riesce ad intercettare i bisogni del neonato.

Tutto ciò la pone in uno stato di assoluta fragilità, di paura e di disorientamento. Da questo ne deriva una sensazione di perdita di sé e dei propri punti di riferimento.

Può accadere infatti che una donna faccia fatica ad accettare il nuovo ruolo di mamma e la necessità di mediare tra la sua precedente identità e la nuova, in cui includere anche la funzione materna. E’ una fatica che le donne vivono con intensità e tonalità diverse e che possono avere la connotazione di un malessere fisiologico e passeggero, come il “baby blues”, o diventare un “vuoto” maggiormente significativo da un punto di vista clinico.

Nei casi più estremi il baby blues può sfociare in depressione post partum il quale si distingue dal primo innanzi tutto per il fatto che lo stato di umore alterato dura molto di più di 10 giorni.

La neomamma è in questi casi colpita da uno stato di malessere profondo ed invalidante, che si può manifestare con una sensazione di tristezza continua, ansia, preoccupazione ingiustificata ed eccessiva nei confronti del bambino o al contrario totale disinteresse verso il neonato.

Per formulare diagnosi devono essere esserci almeno 5 dei seguenti sintomi, presenti e persistenti per almeno due settimane per quasi ogni giorno con esordio nel post partum (nelle 4 settimane successive al parto): umore depresso, perdita della capacità di provare piacere, modificazione peso e/o appetito, alterazione del sonno (aumento/riduzione tempi di sonno), faticabilità o mancanza di energie, sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccesivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi tutti i giorni (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per il fatto di essere ammalato/a), riduzione della concentrazione, pensieri ricorrenti di morte e/o progettualità di suicidio, agitazione/ rallentamento psicomotorio.

A volte la depressione inizia a manifestarsi anche tre, quattro mesi dopo il parto.

Studi prospettici hanno dimostrato che i sintomi dell’umore e dell’ansia durante la gravidanza, così come il baby blues aumentano il rischio per un episodio depressivo maggiore post partum.

E’ pertanto importante prestare attenzione al riconoscere le donne con baby blues ed effettuare un controllo a distanza di un mese per valutare l’andamento dei sintomi e la loro evoluzione.


Consigli pratici

Come già accennato, il baby blues è una condizione transitoria e pertanto scompare da sola.

Tuttavia è di fondamentale importanza che coloro che sono vicini alla neomamma siano in grado di fornirle sostegno e di dare ascolto ai suoi sentimenti e alle sue paure.

E’ opportuno fornire il giusto grado di informazione in merito a questa delicata fase e dare consigli utili su come rassicurare e supportare le mamme.

Inoltre, risulta essere molto efficace il contatto pelle a pelle col neonato.

Sono molto utili, già prima del parto, interventi di psicoeducazione, utili a informare la futura mamma circa i sentimenti e le emozioni che proverà. Tale intervento permette inoltre di fornire strumenti per far fronte ai momenti di difficoltà.

Spesso le neomamme provano vergogna nel confidare il proprio malessere agli altri, ma è invece di fondamentale importanza evitare la chiusura e l’isolamento.

A livello invece più pratico, la neomamma non deve dimenticarsi di mantenere una dieta regolare, di riposare quando è possibile, di farsi aiutare nelle faccende domestiche e di dedicare del tempo a se stessa e alla coppia.

Più complesso risulta invece l’intervento sulla depressione post partum.

In quest’ultimo caso è fondamentale agire sia a livello di prevenzione con intervento psico-educativo e di sostegno sociale sia, in seguito, con trattamenti veri e propri (terapia individuale, terapia di gruppo, terapia psicofarmacologica).
In letteratura inoltre è possibile trovare numerosi studi a testimonianza dell’ efficacia nel caso delle depressione post partum degli interventi a domicilio . Tali interventi possono essere condotti sia a scopo preventivo tramite visite domiciliari (ad esempio durante il periodo prenatale) sia a scopo terapeutico quando la depressione post partum è già conclamata.

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