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Agosto 2019

IL NOSTRO PICCOLO CRESCE: 3 MESI E LE PRIME SCOPERTE

IL NOSTRO PICCOLO CRESCE: 3 MESI E LE PRIME SCOPERTE 5800 3741 Neogenes

Già alla nascita il neonato mostra le sue potenzialità relazionali, che si possono esprimere e modellare momento per momento, grazie al rapporto con il mondo esterno, e soprattutto con la mamma.

Intorno ai 3 mesi di vita si nota che i neonati hanno una maggiore capacità di regolazione dei sistemi neurovegetativo, motorio e relazionale-comportamentale.

Si mostrano propositivi e comunicativi, interessati a ciò che hanno intorno nei crescenti momenti di veglia tranquilla e disponibilità alla relazione: osservano attentamente il volto della mamma e già da qualche tempo rispondono con il sorriso; osservano l’ambiente intorno a loro e si mostrano interessati a luci e colori vivaci di alcuni oggetti presenti.

È proprio in questo momento che nasce spontaneamente la domanda in tanti di noi alle prese con la prima esperienza di genitori: cosa posso proporgli? Cosa possiamo fare insieme per passare il tempo e conoscerci sempre di più? Questi interrogativi spesso si fanno spazio nella mente di un genitore, in bilico tra la paura di non proporre “abbastanza” al bambino per favorire il suo sviluppo e il timore di sovra stimolarlo e affrettare tappe che non è ancora pronto a raggiungere.

Sempre intorno a questa età osserviamo che i neonati fanno i primi tentativi di avvicinare le manine ai volto del genitore o agli oggetti che si trovano nel loro campo visivo, oppure di afferrare le loro stesse manine cercando di portarle alla bocca.

A partire da quello che abbiamo osservato che è il loro interesse, allora, può essere una piacevole esperienza condivisa il proporre loro, ad esempio, di toccare un sonaglio che gli mostriamo, scegliendo giochi e sonagli leggeri e di facile prensione, non di dimensioni troppo piccole per il pericolo di soffocamento.

Scegliendo materiali diversi possiamo incoraggiare e favorire l’esplorazione visiva e tattile. Il portare le mani e gli oggetti in bocca è un istinto naturale che permette al neonato di conoscere meglio ciò che ha a disposizione; solo più avanti infatti il bambino utilizzerà prevalentemente le mani e le dita per sentire e toccare.

Bastano pochi materiali da alternare: un gioco in legno, uno con parti di stoffa, di gomma, un libretto morbido con pochi disegni ben delineati e dai colori vivaci, che risaltano sullo sfondo. I neonati infatti prestano attenzione soprattutto ai contrasti bianco/nero e ai colori. Possiamo proporre anche un sonaglio sonoro che incuriosisce e favorisce la sperimentazione uditiva.

Le proposte che facciamo al bambino hanno lo scopo di accompagnarlo a scoprire e conoscere, senza stancarlo o eccitarlo eccessivamente ma nel rispetto dei suoi tempi e bisogni.

Le “chiacchiere a quattr’occhi”, definite così dal pediatra Berry Brazelton di cui abbiamo parlato anche precedentemente, sono quindi tanto importanti quanto un sonaglino da guardare e afferrare, ma anche quanto una passeggiata da fare insieme.

Le cure e le attenzioni che offre naturalmente al neonato il genitore che ascolta il proprio istinto sono proprio ciò che occorre per far emergere il potenziale di sviluppo che è già dentro di lui.

Bisogna ricordare che il bisogno del bambino è soprattutto un bisogno di relazione e fare le cose insieme a lui per quanto possibile (magari portandolo in fascia e raccontandogli quello che facciamo) è ugualmente un tempo condiviso importante, anche se non è un tempo dedicato specificatamente al gioco.

É preferibile evitare giochi tecnologici che spesso sono eccessivamente stimolanti e hanno la funzione di intrattenere il bambino ma in una posizione sempre passiva, da spettatore. Allo stesso modo anche palestrine e altalene “sonore” andrebbero utilizzate per il minor tempo possibile privilegiando momenti di interazione e di sperimentazione “attiva”.

Facilmente la palestrina e box possono essere sostituiti da un tappeto un po’ imbottito su cui poter sperimentare diverse posture. Dai 3/4 mesi infatti i neonati sono progressivamente in grado di stare per tempi brevi a tappeto, vicino a noi, mentre chiacchieriamo con loro e mostriamo loro qualche gioco.

Possiamo proporre anche la posizione a pancia in giù, per tempi brevi in base alle preferenze del bambino, e in questo modo la variabilità posturale permetterà uno sviluppo armonico del sistema muscolo-scheletrico. Intorno a quest’epoca i bambini iniziano anche i tentativi di rotolamento da prono-supino e viceversa e il tappeto si presta a questa sperimentazione senza pericoli. Saranno loro a farci capire quando questa attività diventa “troppo” e hanno bisogno di ritrovare il contatto con noi e di essere presi in braccio. 

È sempre molto importante rispettare i tempi e i bisogni del bambino, accompagnare e sostenere le sue piccole scoperte.

Rispettare i tempi e rispondere sempre alla comunicazione del bambino, quindi anche al pianto, che ha sempre un significato, permette al bambino di capire che i suoi bisogni sono accolti e compresi e lo sostiene nel complesso processo di percepirsi come “persona”.

L’ALLATTAMENTO MATERNO & LA NUTRIZIONE

L’ALLATTAMENTO MATERNO & LA NUTRIZIONE 458 720 Neogenes

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Se nella scorsa rubrica vi ho parlato della magia del corpo della donna durante la gravidanza, oggi vi racconterò di un fenomeno altrettanto magico e peculiare dell’universo femminile: l’allattamento materno. Per produrre un buon latte e nutrire adeguatamente il neonato, la mamma dovrebbe prestare molta attenzione a ciò che mangia e a cosa beve. Se vorrete leggere questa mia pagina, oggi cercherò di raccontarvi gli aspetti salienti della nutrizione per la donna che allatta al seno.

IL LATTE MATERNO

Il latte materno viene prodotto già durante le ultime fasi della gravidanza, per nutrire il neonato che nascerà poco dopo. Fino al 6° mese di vita del bambino, il solo latte materno è perfettamente in grado di fornire tutti i macro e micronutrienti di cui il piccolo ha bisogno per crescere e irrobustirsi, dal 6° mese in poi viene man mano affiancato a tutti gli altri alimenti, ma resta l’alimento principale per tutto il primo anno di vita. La composizione del latte materno è “magicamente” in grado di variare in base alle necessità fisiologiche del neonato: dapprima c’è il colostro, un latte giallastro che contiene tantissime proteine (anti-infettive, fattori di crescita, enzimi digestivi etc.) e zuccheri. Col passare dei giorni il latte assume un colore più bianco e la sua composizione cambia durante la poppata: mentre all’inizio il latte è molto più ricco di zuccheri e proteine, alla fine della poppata si arricchisce di grassi che lo fanno diventare di un colore decisamente bianco. Al mattino il latte materno è più trasparente, mentre la sera il latte è molto più ricco di grassi e più bianco.

LINK https://www.lllitalia.org/dr-quali-sono-i-principali-costituenti-del-latte-materno.html

L’ALLATTAMENTO COSTA MOLTO ENERGIA!

Produrre latte implica un dispendio energetico non indifferente per la nutrice (cioè per la donna che allatta al seno), per questo motivo è importante sapere che anche l’apporto energetico giornaliero dovrebbe variare di conseguenza.

I dati che vi riporto sono un estratto del report della Società Italiana di Nutrizione Umana:

link: https://bit.ly/2C9JOX6

Dopo 2-3 settimane dal parto, la madre che allatta fornisce in genere al neonato 500-600 mL/die di latte, che possono aumentare in seguito fino a 850 ml/die. Tuttavia, la sintesi di latte può in media essere indicata in 810 ml/die, quantità che si riduce progressivamente durante il passaggio all’alimentazione complementare o divezzamento.

Per produrre 810 ml di latte la mamma che allatta ha bisogno di aumentare di circa 700 calorie al giorno il suo apporto energetico. I trigliceridi che si sono formati durante la gravidanza serviranno proprio a questo: a fornire l’energia necessaria.

L’indicazione finale quindi è quella di un aumento del fabbisogno energetico di 500 kcal/die.

Una stima proporzionalmente minore va fatta nel caso di allattamento complementare.

Qualora l’apporto energetico sia insufficiente per la mamma in corso di allattamento si determina  una riduzione del volume del latte prodotto, ma non sempre della sua composizione.

  • Le necessità proteiche durante l’allattamento sono proporzionali alle quantità di latte prodotto dalla nutrice e dunque maggiori nell’allattamento esclusivo piuttosto che in quello complementare. Vedremo in seguito quali proteine è meglio consumate durante l’allattamento.
  • Per quanto riguarda l’apporto di grassi, oltre la quantità (20-35% dell’apporto energetico giornaliero) è importante la qualità. In particolare, l’acido docosaesaenoico (DHA) è necessario per un corretto sviluppo delle strutture cerebrali e retiniche. Si raccomanda in allattamento, cosi come in gravidanza, l’assunzione di 100-200 mg/die di DHA in più rispetto a quanto indicato per la donna adulta. Numerosi studi hanno infatti dimostrato l’esistenza di un’associazione tra l’assunzione materna di DHA in allattamento e lo sviluppo visivo e cognitivo del bambino.
  • Tra i micronutrienti, un’attenzione particolare deve essere rivolta a calcio, ferro e iodio.
  • Il fabbisogno di calcio è soddisfatto da un apporto giornaliero di circa 1000 mg.
  • Per quanto riguarda il ferro, è utile che la nutrice, in mancanza di mestruazioni, assuma 11 mg/die da incrementare a 18 mg/die nel caso di ricomparsa di mestruazioni.
  • Da non dimenticare lo iodio: componente essenziale degli ormoni tiroidei e necessario per il corretto funzionamento della tiroide. Gran parte della popolazione italiana sembra esser esposta alla carenza di questo importante minerale e un suo insufficiente apporto con la dieta è la causa principale del gozzo e di molti altri effetti negativi sull’accrescimento e sullo sviluppo cerebrale. È molto importante ricordare che, durante l’allattamento, la carenza di iodio nella madre può avere gravi conseguenze sulla funzione tiroidea del feto e del neonato, con sviluppo di gozzo e ipotiroidismo, solitamente transitorio.
  • La concentrazione di numerose vitamine (in particolare le vitamine del gruppo B e la vitamina A) nel latte materno dipende dai livelli di tali vitamine nella madre: a un deficit materno segue quindi generalmente una carenza anche nel neonato allattato al seno.

COSA MANGIARE DURANTE L’ALLATTAMENTO

Nella donna sana che allatta la migliore strategia da mettere in atto dovrebbe essere rappresentata da una sana e corretta alimentazione, varia e bilanciata, volta a favorire l’apporto di nutrienti attraverso alimenti di origine naturale.

Alla base di una corretta alimentazione ci sono:

  • Frutta & Verdura. E’ sempre preferibile scegliere frutta e verdura di stagione e di produzione locale.
  • Cereali, meglio se integrali, importanti fonti di fibra alimentare.
  • Legumi (4-5 porzioni settimanali), fonti di proteine vegetali e fibra alimentare
  • Pesce, vista l’importanza di un’aumentata assunzione di DHA, ha un ruolo di rilievo nell’alimentazione della donna che allatta. Per coprire questa quota di DHA sono necessarie almeno 2 porzioni di pesce (grasso o semigrasso) alla settimana, fino a  3-4 porzioni alla settimana. La scelta del pesce deve saper combinare però, allo stesso tempo, pesce relativamente grasso e ricco di EPA e DHA e pesce a basso rischio di contenere i contaminanti ambientali quali il metil-mercurio. È bene quindi preferire pesce azzurro di taglia piccola (sarde, alici, sgombro) piuttosto che pesci di grossa taglia come tonno e pesce spada, accumulatori di contaminanti (EFSA 2015).
  • Formaggi freschi e magri, come ricotta, caprino, robiola, primo sale, crescenza.
  • Carni, preferibilmente magre e bianche (Coniglio, Tacchino, Lonzino di Maiale, Vitello).
  • Carni rosse, con moderazione (2-3 volte al mese)
  • Uova
  • Frutta secca: noci, anacardi, mandorle, ricche in acidi grassi mono e polinsaturi, potrebbe essere un ottimo snack almeno una volta al giorno. Il consumo giornaliero di frutta secca, dato l’elevato contenuto energetico, potrebbe, difatti, rappresentare un piccolo punto di partenza, assieme ad un’altra serie di modifiche, per permettere l’incremento del fabbisogno energetico senza però sfociare in un’alimentazione eccessivamente calorica e poco attenta alla qualità.

Il modo più semplice e pratico per assicurare un apporto energico adeguato alla donna che allatta è rappresentato dall’aumento delle porzioni dei primi e dei secondi piatti.

  • Primi piatti: per quel che riguarda derivati dei cereali utilizzati per i primi piatti (pasta, riso ecc.), considerando l’assunzione di queste fonti di carboidrati sia a pranzo che a cena, è consigliato un incremento di 25 g circa per ciascuna porzione.
  • Secondi piatti: anche i secondi piatti devono andare incontro ad un piccolo incremento delle porzioni, che sarà quantitativamente differente, a seconda che si parli di carne, pesce o legumi: 30 g aggiuntivi di carne, 40 g di pesce e 25 g di legumi freschi. Ipotizzando comunque l’assunzione del secondo piatto sia a pranzo che a cena, per “praticità” si consiglia di incrementare il quantitativo di carne, pesce o legumi solo in uno dei due pasti principali, facendo ruotare nel corso della settimana la scelta del secondo piatto da incrementare e prediligendo legumi e pesce. 
  • Spuntino:  durante la giornata, parlando sempre di surplus e quindi di un qualcosa che deve essere “aggiunto” allo schema alimentare abituale, associare anche un altro piccolo spuntino, rappresentato ad esempio da uno yogurt o un bicchiere di latte parzialmente scremato, 20 g muesli e 1 porzione frutta secca (4 noci).

Quindi per riassumere si consiglia un aumento giornaliero, rispetto agli standard di una dieta bilanciata di quanto segue:

  • 50 g di pasta o riso o altri cereali
  • 60 g di pane, meglio se integrale;
  • 30 g di carne
  • 40 g di pesce
  • 25 g di legumi freschi;
  • 125 g di yogurt intero
  • 150 g latte parzialmente scremato;
  • 40 g di frutta secca (2 porzioni)
  • 20 g di frutta secca (1 porzione) + 20 g di muesli.

COSA BERE DURANTE L’ALLATTAMENTO

Il principale costituente del latte è sicuramente l’acqua. La raccomandazione è dunque di bere sempre molta acqua, prevenendo il più possibile la sensazione di sete. Ricordate che quando si sente la seta, allora è già tardi e bisogna correre ai ripari bevendo al più presto.

A proposito del bilancio dei fluidi durante l’allattamento, si raccomanda un aumento dell’apporto di acqua di circa 700 ml al giorno rispetto quanto consigliato per le donne che non allattano (2000 ml).

Come per le diete in condizioni fisiologiche, a maggior ragione durante l’allattamento vanno evitate tutte le bevande ricche di zuccheri, coloranti artificiali ed edulcoranti.

L’acqua,  le spremute di frutta, i frullati o i centrifugati sono da preferire.

Come per la gravidanza è assolutamente sconsigliato il consumo di ogni tipo di alcolico.

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso un allattamento felice! 

ALCUNI LINK UTILI

http://www.regione.lazio.it/lattematerno/files/latte_materno_libretto.pdf

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_3_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=dossier&p=dadossier&id=45

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_0.jsp?lingua=italiano&id=795

QUANDO IN CASA FINISCE IN PARITÀ MA SI VINCE ENTRAMBI

QUANDO IN CASA FINISCE IN PARITÀ MA SI VINCE ENTRAMBI 960 639 Neogenes

Ci sono alcune cose che avevo già realizzato diventando padre per la prima volta. Tra le principali c’è sicuramente la necessità di essere presente e suddividere le gioie e dolori con la mamma che oltre a trovarsi ad affrontare, come te, una situazione e un ruolo totalmente nuovo, si trova a combattere anche con una lotta ormonale senza esclusione di colpi. Ma è solo con l’arrivo del secondo figlio che ho capito che non avevo davvero più scuse. Ammetto di aver sempre cercato di essere un papà presente nella vita di mio figlio ma è con il secondo figlio che ho capito fino in fondo il concetto di parità. E non mi riferisco alla stessa quantità d’amore da distribuire per due, neppure allo stesso numero di attenzioni da dare ai figli. Ma al concetto di parità nella coppia. In un attimo ho realizzato il profondo significato del termine molto più che con le quote rosa o con commemorazioni vuote e retoriche che durano il tempo di una giornata ma che dal giorno successivo lasciano lo status quo al medesimo punto.

L’ARRIVO DEL SECONDO FIGLIO

Se con il primo figlio, infatti, la tentazione di liquidare qualsiasi richiesta con “eh vuole la mamma”, “vuole mangiare” è sempre dietro l’angolo, con l’arrivo del secondo questa scusa non regge più. La mamma è una sola e i bimbi sono due e hanno richieste ed esigenze differenti, spesso nello stesso momento. Così, per forza di cose, il piccolo si addormentava con la mamma e il grande restava con me e faceva praticamente ogni cosa indifferentemente con me o con la mamma. È una grande novità e conquista per noi. Certo la mamma resta sempre la mamma e quando i piccoli stanno male vogliono stare solo con lei, ma anche io a 34 anni suonati quando sto male vorrei solo la mamma.

SPORCARSI LE MANI

Quando ti sporchi le mani, in tutti i sensi, riesci a capire fino in fondo quanto sia complicata la gestione di un bambino, quanto sia importante tanto per te quanto per il tuo partner rifiatare ogni tanto, rilassarsi anche se solo per pochi minuti. Quando si fanno le cose insieme migliora l’intesa della coppia e anche la qualità della vita di entrambi. Si ottimizzano i tempi, si riducono le fatiche e si raddoppiano le gioie.

GUIDARE IN DUE E’ PIU’ BELLO

Da quando mi sono messo davvero in gioco ho capito una cosa fondamentale: è bello guidare senza patente ma farlo insieme lo è ancora di più, perché primo o poi arriva il momento in cui devi accostare in piazzola e chiedere il cambio. E’ bello sapere che c’è sempre qualcuno pronto a svegliarti quando hai il colpo di sonno, chi ti compra il caffè all’autogrill ma è ancora più bello sapere che c’è sempre qualcuno pronto a guidare al posto tuo.

Quando in casa finisce in parità, la cosa bella è che non devi dividerti un punto a testa ma entrambi siete vincenti. Non bisogna dimenticarselo mai soprattutto quando le curve della vita diventano più frequenti e strette.

C’ERA UNA VOLTA …

C’ERA UNA VOLTA … 719 480 Neogenes

5 MOTIVI PER CUI LE FIABE SONO IMPORTANTI PER I NOSTRI BAMBINI

Non è mai troppo presto per iniziare a condividere con i nostri bambini il momento della lettura a alta voce di una favola.

A tal proposito è bene evidenziare come già ad un anno, i bambini sono in grado di ascoltare e comprendere brevi e semplici racconti, per esempio piccoli libricini illustrati. Con il passare dei mesi aumentano poi le capacità dei piccoli di prestare attenzione a racconti sempre più complessi. Intorno ai 2-3 anni l’interesse è focalizzato su storie che rimandano alle attività quotidiane, (mangiare, dormire, vestirsi, giocare ecc.), a 4-5 anni il bambino diviene capace di identificarsi con storie riguardanti fate, principesse, cavalieri, maghi, animali.

E’ evidente che raccontare o leggere una favola rappresenta un momento divertente e piacevole sia per noi sia per i piccoli lettori.

Il narrare-ascoltare arricchisce potentemente la relazione affettiva fra adulto e bambino, rendendola più forte e più profonda. Solo questo motivo basterebbe, per dedicarvi del tempo.

Tuttavia, è importante sapere che esistono altre buone ragioni per le quali dovremmo incentivare il racconto o la lettura di storie.

Qui di seguito trovate alcuni di questi i motivi per i quali le fiabe siano così fondamentali per la crescita dei nostri figli.

1_ Le favole stimolano l’immaginazione

Oggi i bambini sono sempre più attratti da videogiochi, televisione ed internet, strumenti che forniscono stimoli forti e accattivanti, ma che non sono in grado di attivare nei bambini il motore della creatività, assegnando loro solamente il ruolo di fruitori passivi. Al contrario, le storie permettono di stimolare l’immaginazione, di inventare ciò che non c’è, di confrontarsi con le potenzialità dei personaggi e le innumerevoli possibilità della fantasia.

2_ Le fiabe insegano a riconoscere, a gestire e a bonificare le emozioni

E’ fondamentale comprendere come, durante il racconto, il bambino tenda a riconoscersi ed identificarsi nei protagonisti. Entra in questo modo in contatto con le diverse emozioni provate dai personaggi, le sperimentata, impara a riconoscerle, a nominarle e a esprimerle.

La favola permette di mantenere la giusta distanza, tanto ben evidenziata dal “c’era una volta…in un paese lontano lontano…”, che permette di entrare in contatto con le emozioni facendo tuttavia in modo che non abbiano un impatto troppo forte sui piccoli lettori. Questi sentimenti, incontrati nella fiaba come se fossero esterni alla realtà vissuta dal bambino, divengono più facilmente accettabili e meno spaventosi.

E’ importante ricordare che la capacità di riconoscere, dare un nome e gestire le emozioni non è innata ma si struttura a seguito delle interazioni con le figure di riferimento del bambino.

Tramite le favole i bambini entrano in contatto empatico con le emozioni provate dai personaggi e, per analogia con le proprie. Per mezzo dell’immedesimazione il bambino vive le avventure narrate quasi come se quell’esperienza la stesse facendo lui.

Tramite la presenza rassicurante dell’adulto il bambino impara inoltre a bonificare le emozioni negative, la frustrazione e le difficoltà. Tale competenza appresa indirettamente tramite le favole, sarà poi messa in pratica nella vita quotidiana.

3 _ Le fiabe facilitano lo sviluppo cognitivo

È evidente che il bambino al quale vengono frequentemente lette o raccontate storie, trovandosi assiduamente in contatto con il linguaggio parlato e scritto, ne acquisisca maggiore familiarità, e sviluppi più precocemente la capacità di comprendere e produrre frasi articolate.  

Attraverso la lettura del libro, inoltre, i piccoli lettori hanno la possibilità di apprendere i rapporti spazio-temporali, il senso delle proporzioni, di sviluppare la memoria e la capacità di attenzione e di concentrazione.

4_ Le favole contribuiscono allo sviluppo morale

Le fiabe rappresentano un veicolo della trasmissione di valori positivi (onestà, sincerità, generosità, coraggio, solidarietà …) e permettono di sanzionare i disvalori (ingordigia, invidia, inganno, superbia).

Il bambino, nell’ascolto di storie, impara a distinguere le azioni buone da quelle cattive. Tali insegnamenti forniti dai racconti rappresentano una bussola che permette al bambino di guidare la propria condotta e le proprie scelte future e di valutare gli accadimenti della vita.

L’adulto, tramite la lettura condivisa ha pertanto l’occasione fondamentale di porre le basi dello sviluppo morale del proprio bambino trasmettendo il proprio sistema di valori e le regole di condotta alle quali dovrà attenersi.

5_ Le favole trasmettono fiducia in sé stessi e speranza.

L’identificazione, permette inoltre al bambino di sperimentare una condizione di fiducia e speranza: come accade a lui, anche il personaggio della storia narrata vive difficoltà spesso analoghe, per le quali, nonostante gli ostacoli e le peripezie incontrate nel suo cammino, sarà in grado di trovare una soluzione. Tramite le favole è possibile pertanto sperimentare l’assunto per cui esiste sempre una soluzione ai problemi.  

Celebre e esemplificativa è la citazione dello scrittore G.K. Chesterton: “Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”.

Perché i bambini chiedono di leggere sempre la stessa favola?

Capita spesso che i nostri bambini ci richiedano ogni sera lo stesso rituale, stesso libro, stessa fiaba, stesse parole.

Dietro a questa richiesta si nasconde il fatto che quando nostro figlio sceglie una fiaba in particolare significa che quella storia ha il potere di coinvolgerlo emotivamente e che, per qualche motivo, descrive le sue emozioni. Questo mette in luce il ruolo chiave svolto dalle fiabe che permettono di entrare nel mondo a volte un po’ offuscato dei nostri piccoli, nel groviglio delle loro emozioni ancora indefinite che ancora non sanno esprimere. Fondamentale è per noi adulti saperle riconoscere e coltivare nel modo corretto.

STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE: PERICOLO MEDUSE.

STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE: PERICOLO MEDUSE. 510 340 Neogenes

Finalmente ci siamo, sono arrivate le vacanze e vi state preparando a godervi il mare. Già sognate di fare il tanto agognato primo bagno di stagione ma il vostro vicino di ombrellone ha già avvistato una medusa.

Niente panico, le vacanze non saranno rovinate se seguirete qualche piccolo consiglio.

Le meduse sono impalpabili e apparentemente inoffensive eppure sono tra le creature più temute dai bagnanti d’estate.

Hanno una forma molto particolare, assomigliano ad un polipo rovesciato da cui partono tentacoli urticanti che utilizzano sia come difesa che come strumento di cattura delle proprie prede.

Su questi tentacoli si trovano piccoli organi chiamati nematocisti, i quali contengono un filamento che quando, entra in contatto con un corpo estraneo, inietta le sostanze urticanti che rovinano le nostre giornate al mare.

LO SAPEVI CHE…

La possibilità di imbattersi in una medusa è decisamente salita a causa dell’aumento della temperatura dei nostri mari infatti tra il 2009 e il 2015 gli avvistamenti nel Mediterraneo sono decuplicati.

DI COSA È FATTO IL LIQUIDO URTICANTE DELLE MEDUSE?

È costituito da una miscela di 3 proteine:

  • Una con effetto paralizzante
  • Una con effetto infiammatorio
  • Una neurotossina

Quando si viene punti si innesca una reazione infiammatoria locale che dà bruciore e dolore. La pelle si arrossa e compaiono piccoli pomfi ma dopo circa 20 minuti la sensazione di bruciore si esaurisce e resta la sensazione di prurito.

Ovviamente il grado di dolore-bruciore non è uguale per tutti e varia anche  a seconda delle aree colpite, dalla durata del contatto e dalla specie di medusa incontrata.

PUNTURE DI MEDUSE? DA QUEST’ANNO SARANNO SOLO UN VECCHIO RICORDO!

Esistono infatti in commercio prodotti cosiddetti “antimeduse” formulati studiando i meccanismi di protezione del pesce pagliaccio (per intenderci l’ormai famosissimo Nemo dell’omonimo cartone animato per bambini).

Questi prodotti rendono scivolosa la pelle, e di conseguenza difficile l’aggrapparsi dei tentacoli delle meduse, e bloccano il sistema di attivazione delle cellule urticanti.

Ecco alcuni prodotti che potete portarvi in vacanza:

RESPINGO JELLYFISH SPRAY

Resistente all’acqua, al sudore e può essere applicato sui residui di protezione solare.

Lo spray è composto da:

  • Estratto di plancton (azione protettiva e idratante)
  • Siliconi e oli che formano una barriera protettiva
  • Lantanio cloruro che interferisce con il processo di rilascio delle sostanze urticanti
  • https://www.sanifarmasrl.it/linea-respingo

ALONTAN PROTECTOR LATTE SOLARE MEDUSA

È un’emulsione con fattore di protezione (SPF30 o SPF50) formulata per proteggere, oltre che dai raggi solari, anche da meduse ed altri organismi marini urticanti.

La sua capacità di filmare è in grado di difendere la cute da eventuali contatti con il veleno di meduse, difendendone dal potenziale urticante.

I prodotti medusa-repellenti sono un tentativo in più per stare tranquilli ma non assicurano la totale protezione dalle punture.

È sempre buona abitudine infatti guardare il mare prima di entrare in acqua e se ci sono meduse nei dintorni evitate di tuffarvi!

COSA FARE SE IL BAMBINO È STATO PUNTO?

Stare calmi, respirare normalmente, far uscire subito il bambino dall’acqua e poi lavare la parte colpita con acqua di mare e non con acqua dolce perché questa favorirebbe la scarica del veleno.

L’acqua di mare invece è fondamentale per pulire la pelle da parti di medusa rimaste attaccate ad essa e per diluire la tossina non ancora penetrata.

Per avere poi un’immediata azione antiprurito e per bloccare la diffusione delle tossine è bene non grattarsi e applicare uno di questi prodotti:

POST-PUNGELLO JELLYFISH

gel utile per lenire gli arrossamenti cutanei causati da agenti esterni, in particolare dal contatto con le meduse.

Contiene:

  • Cloruro d’Alluminio ad azione astringente.
  • Gel di Aloe Vera nota per le sue proprietà lenitive e idratanti. Grazie alla presenza di polisaccaridi derivati dal mannosio favorisce la fisiologica rigenerazione cellulare.
  • Acido ialuronico: stimola i processi di riparazione e di rigenerazione della pelle.
  • Estratto di Calendula: ricco in flavonoidi e mucillagini che esplicano un effetto lenitivo sulla cute.

Applicare il gel con un massaggio delicato sulle zone da trattare, al più presto dopo il contatto. Riapplicare più volte fino all’attenuazione dell’arrossamento.

https://www.saninforma.it/prodotti/salute-e-sanitaria/zanzare-e-altri-insetti/dopo-puntura-lenitivi-prurito/post-pungello-jellyfish-gel.html

URTICA GEL (WELEDA)

Soluzione naturale utile in caso di puntura di insetti, contatto da medusa e cause urticanti in genere.

È una speciale composizione a base di Urtica urens e Arnica montana che dona benessere e sollievo immediato alleviando il fastidio della puntura e mitigando il prurito.

Applicare 3 o 4 volte al giorno.

https://www.weleda.it/prodotto/u/urtica-gel

MOST GEL ASTRINGENTE

Il Gel Astringente contiene Cloruro d’Alluminio che ha una spiccata azione astringente, antisudorale, antipruriginosa e coadiuvante nel controllo della crescita batterica.

Il Gel Astringente ha differenti proprietà: assorbe l’acqua e gli essudati asciugando le vescicole o le bolle, riduce la sudorazione e diminuisce il prurito.

Per ridurre la sensazione di fastidio potete utilizzare anche i granuli omeopatici di

APIS 5 CH

In caso di patologia acuta solitamente si assumono più volte durante la giornata a distanza ravvicinata, solitamente si può arrivare ad assumere 2 o 3 granuli ogni 2h fino a miglioramento.

I CONSIGLI DEL FARMACISTA

Spalmate i prodotti “antimedusa” almeno un quarto d’ora prima di fare il bagno.

Non strofinare la zona colpita con sabbia o con pietre tiepide

Non grattarti anche se è la reazione istintiva, se lo fai potresti rompere le nematocisti residue liberando ulteriore veleno.

I rimedi fai da te come lavare con ammoniaca (o urina), aceto o alcool non solo sono inutili ma possono anche peggiorare la situazione.

Nemmeno l’ammoniaca e l’urina che la contiene servono poiché non sono disattivanti della tossina delle meduse e potrebbero ulteriormente infiammare la parte colpita.

Niente sole per qualche giorno sulla fase colpita.

Nella fase di guarigione l’arrossamento lascia il posto a un’iperpigmentazione che i raggi UV potrebbero rendere duratura.

Per evitare ciò usa una crema a filtro totale (SPF 50+)

Non usare pomate antistaminiche o cortisoniche: funzionano poco e ci impiegano tanto tempo per agire (20-30 minuti)

BUONE VACANZE!!

I miei articoli contengono informazioni e consigli di carattere sanitario volti a fare fronte ai problemi della quotidianità ma non sostituiscono in alcun modo la diagnosi o l’intervento del medico.

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