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Luglio 2019

GIOCO…DI SGUARDI

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Coccole a quattr’occhi nei primi mesi

Il neonato e il bambino sono molto legati all’esperienza del proprio corpo e, infatti, per imparare hanno bisogno di sperimentarsi in esperienze significative che partono dal corpo. Già alla nascita secondo Donald Winnicott il bambino si identifica con la sua bocca che ciuccia, nel senso che è interamente concentrato sulle sue sensazioni corporee e da quelle trae le prime esperienze di sé. Durante la crescita i bambini continuano questi apprendimenti a partire dalle esperienze corporee, ad esempio hanno bisogno di arrampicarsi e poi saltare giù per mettersi alla prova e per capire cosa significa che un gradino è alto, si abbassano il più possibile per passare sotto la sedia e fare esperienza di ciò che significa “basso”, e così via, mille volte al giorno. Il corpo permette al bambino di entrare nel mondo e farne esperienza, mettersi in relazione con gli altri e con gli oggetti. Corpo, esperienza e relazione sono quindi estremamente legati. Anche nel gioco, il corpo ha una funzione molto importante e a questa consapevolezza si deve la crescente attenzione per il movimento e i giochi all’aria aperta per tutta l’infanzia.

Tornando al neonato, possiamo dire quindi che ha un bisogno “vitale” di contatto. Attraverso il contatto con il corpo del genitore, in particolare della madre, può infatti percepire i propri confini ed è facilitato nella regolazione delle sue funzioni neurovegetative. Quando è accolto in un abbraccio, il neonato può percepire se stesso come persona.

Come possiamo giocare con un bimbo di uno, due, tre mesi, che appare così piccolo, fragile e apparentemente impreparato? Giocare “attraverso il corpo” cosa significa per un neonato? È vero che il neonato non propriamente gioca, per come siamo abituati a intendere l’azione del giocare. Ma il tempo trascorso insieme sembra suggerire ad un attento osservatore qualche opportunità “per stare insieme giocando” e intanto conoscersi di più.

Quando i genitori parlano, cantano e giocano con il loro bambino, lo aiutano a sviluppare connessioni neuronali e quindi un cervello più abile nell’interagire con gli altri. Possiamo proporre al bambino il nostro tocco delicato attraverso l’esperienza del massaggio, magari accompagnando questo accarezzarsi con una melodia o una piccola canzoncina o filastrocca. Altra attività molto indicata per i piccoli è la cosiddetta “chiacchierata a quattr’occhi”: parlare al bambino, usando un tono affettuoso è un’esperienza molto intensa. Nello sguardo dell’altro il neonato si rispecchia e questo lo aiuta a prendere maggiore consapevolezza di sè.

Possiamo quindi giocare con lo sguardo, sfruttando anche il momento dell’allattamento o le routine quotidiane come il bagnetto per parlare al bambino. Certamente sarà importante rispettare i tempi del bambino. Sta a noi cogliere i piccoli momenti di disponibilità, che diventeranno maggiormente prolungati man mano che il bimbo cresce, che corrispondono allo stato di veglia tranquilla. In quei momenti il nostro piccolo avrà gli occhi aperti, sarà sveglio e tranquillo ma estremamente ricettivo. Magari potrà partecipare alla chiacchierata con qualche piccolo versetto, sorridere o anche mostrare fastidio. In questo caso proviamo a riproporre le esperienze in un altro momento della giornata.

All’interno di questa piccola cornice di gioco di sguardi, di contatto corporeo e sintonizzazione emotiva, il neonato può già ora apprendere e mettere in campo le sue capacità di relazione. Nel documento “Nurturing Care per lo sviluppo infantile precoce”, prodotto dall’OMS, dall’UNICEF e da altre organizzazioni internazionali nel 2018, sono infatti collocate le opportunità di apprendimento precoce e il “responsive caregiving” (prendersi cura in modo affettuoso e comprensivo) come fattori determinanti lo sviluppo infantile, insieme a buona salute, adeguata nutrizione, sicurezza e protezione.

Apprendere è un processo intrinseco all’essere umano e nei primi anni i bambini acquisiscono tante abilità proprio attraverso la relazione con gli altri, il sorriso e il contatto visivo, parlare e cantare, fare insieme piccoli giochi di imitazione, ecc. Queste interazioni aiutano infatti i bambini, anche se molto piccoli, a imparare a stare in relazione e vivere in questo modo importanti esperienze di apprendimento sociale.  Attraverso il gioco e la comunicazione anche gli adulti imparano ad essere sensibili ai bisogni dei bambini e a rispondere in modo appropriato alle loro richieste, ponendo in questo modo le basi per un rapporto di affetto e comprensione reciproca importante per tutta la vita.

QUANDO SMETTI DI ALLATTARE

QUANDO SMETTI DI ALLATTARE 724 483 Neogenes

Ci sono alcune cose che dimentico dopo un giorno, altre che non potrò dimenticare mai più. Nell’ultima categoria rientra la mia ultima poppata.

Che tu smetta di allattare quando tuo figlio è ancora misurabile in mesi o quando ti chiede il permesso di comprare il motorino, questo non è un momento facile per una mamma.

Si perché tra l’allattare e il non allattare c’è di mezzo il mare, e di solito le fasi da superare sono le seguenti:

LA DECISIONE
Ovvero quando una mamma decide che è giunto il momento… nella sua testa girano mille pensieri, spesso contrastanti, che spaziano tra:

-basta non ce la faccio più, 
-ma forse è troppo presto, 
-magari mi dorme di più la notte, 
-però smetterò di passargli gli anticorpi, 
-non voglio che diventi un vizio,
-e se il nostro rapporto cambiasse?
-si ma se voglio passare una notte fuori, 
-che poi Recalcati ha detto che la mamma deve saper lasciare andare il figlio

..ok, basta, smetto.

LA COMMOZIONE
Quel momento in cui ti rendi conto che quella è l’ultima poppata della vostra vita di mamma e figlio… l’ultima volta in cui gli darai nutrimento direttamente dal tuo corpo, l’ultima volta che si compirà quella magia, l’ultima volta in cui vedrai il suo visino rilassarsi in quell’incastro perfetto…

LA DISPERAZIONE
E poi arriva il momento della verità… il piccolo che segue la sua routine convinto che di lì a poco si attaccherà a ventosa come al solito.. e invece no. Un attimo di smarrimento, uno sguardo alla mamma “forse ho capito male, forse deve allentarsi la maglietta, forse vuole mettersi un po’ più comoda! Qualunque sia il problema, sbrigati mamma, dai!”… e invece no. No piccolino, da oggi le cose cambieranno un po’. Il tempo di realizzare e parte la disperazione, può durare qualche minuto o perfino più giorni, finché il bambino capisce che non c’è più tetta per gatti e se ne fa una ragione.

È IL MIO CORPO CHE CAMBIA
Insomma di solito il piccolo in un primo momento non la prende un granché bene, ma anche il seno non scherza!

Hai voglia a dire smetti gradualmente, che tu faccia più poppate al giorno o solo quella della nanna, quando smetti il tuo seno non capisce. Non è che gli puoi dire “guarda seno, ho deciso, ti appendo al ferretto, da stasera puoi smettere di cucinare, sei stato un valoroso e fedele lavoratore, grazie di tutto, torna a fare il decoltè”. Ecco no, lui continua a produrre latte. Si sa mai che tu ti sia sbagliata, che il bebè si è fatto una cena fuori ma poi gli viene un languorino durante la notte.. così al mattino ti svegli con un davanzale, manco fosse passato di notte il chirurgo plastico a rifarti tutto gratis. Peccato che la consistenza sia quella di un palloncino pieno di farina di grano duro e che faccia un male boia. E mentre le provi tutte e te ne stai lì a fare impacchi caldi speri che finalmente il tuo seno fermi l’impianto produttivo! Tuo figlio ormai si attacca al biberon che è un piacere e tu sembri ancora la Parmalat..

E poi, dopo qualche giorno, finalmente capisce, capiscono tutti, tuo figlio, il tuo seno, tuo marito.. tutto ritrova un nuovo equilibrio.

Il tuo bimbo non si attacca più… ripercorri tutti i momenti buffi, quando hai dovuto allattare in situazioni estreme, quelli più difficili, quando il seno era l’unico modo per consolare i suoi dolori e sei rimasta sveglia notti intere e quelli più dolci quando si assopiva sereno al tuo petto. Proprio come ora, che continui a essere il suo centro di gravità permanente, da cui farsi cullare occhi negli occhi… perché che beva il latte dal seno, dal biberon, o non lo beva proprio, una mamma è nel calore di quell’incastro perfetto con il suo bambino.

Di Mamma senza Patente

PRONTI, PARTENZA, VIA … IN VIAGGIO CON I BAMBINI.

PRONTI, PARTENZA, VIA … IN VIAGGIO CON I BAMBINI. 960 640 Neogenes

Dopo una primavera disastrosa e’ finalmente arrivato il momento di uscire ma con l’euforia di una bella gita arriva anche la preoccupazione che il nostro bambino possa soffrire gli spostamenti in auto

Ma di cosa si tratta esattamente?

Quali rimedi possiamo utilizzare? Ecco un piccolo vademecum.

CINETOSI: DI COSA SI TRATTA?

Tante volte ci capita di definire la cinetosi semplicemente come “mal d’auto” questo perché inizia a manifestarsi con i primi viaggi che sono prevalentemente effettuati in auto.

In realtà il termine cinetosi raggruppa tutti quei disturbi che si presentano in condizioni di movimento (mal d’auto, mal di mare, mal d’aereo).

Quando siamo in viaggio il nostro corpo non riesce a adattarsi subito al movimento e agli stimoli visivi causando quindi quella sensazione di malessere che sfocia nei classici sintomi.

 I sintomi più comuni che il vostro bambino potrebbe presentare sono:

  • Pallore
  • Sbadigli frequenti
  • Irrequietezza
  • Sudorazione fredda
  • Malessere generale
  • Nausea a volte seguita da vomito

Questi sintomi sono più o meno intensi a seconda della sensibilità del bambino, talora si risolvono entro qualche ora quando il corpo si è abituato.

Alcuni fattori poi possono predisporre e peggiorare il disturbo: stanchezza, cattivi odori, scarsa ventilazione nel mezzo di trasporto ma, soprattutto, agitazione.

LO SAPEVI CHE…

La cinetosi è un disturbo di cui non soffrono tutti, infatti colpisce il 30% dei bambini e solo alcune fasce d’età.

È sostanzialmente assente nei bambini sotto i 2 anni (in quanto spesso sono coricati e non usano segnali visivi per orientarsi), ha invece un’alta incidenza tra i 2 e i 12 anni per poi diminuire fino a completa risoluzione.

I RIMEDI

I pediatri consigliano di evitare il ricorso a farmaci chimici perché possono rendere il bambino stanco e sonnolento, oltre al fatto che non possono essere somministrati al di sotto dei due anni di età.

Perché non utilizzare allora farmaci naturali come gli omeopatici o gli Oli Essenziali, privi di effetti collaterali e per niente sedativi?

Solitamente questi rimedi possono essere utilizzati al bisogno, anche dopo che i sintomi di malessere sono iniziati ma se avete già avuto esperienze di viaggi insostenibili vi consiglierò come utilizzarli in prevenzione.

KINDIGEST

Kindigest® può essere somministrato in caso di disturbi gastroenterici quali nausea, vomito.

Stati acuti con forte dolore: 5-7 globuli ogni 15-30 minuti sciolti in bocca o in poca acqua.
Con l’attenuarsi dei sintomi e nella terapia di mantenimento: diradare la somministrazione fino a 5-7 globuli 3 volte al giorno.

Somministrare il prodotto lontano dai pasti.

BRACCIALETTI

Questi braccialetti si basano sul principio dell’acupressione: la stimolazione avviene grazie ad un bottone di plastica, situato all’interno del polsino, che va a premere sul punto P6 della medicina cinese attenuando i sintomi della nausea.

Si posizionano correttamente appoggiando 3 dita della mano dall’attaccatura del polso, vanno tenuti per tutta la durata del viaggio e messi contemporaneamente su entrambi i polsi.

Ok per i bambini al di sotto dei 2 anni!

OLI ESSENZIALI

Possiamo usare alcune gocce di un mix di oli essenziali: lavanda, menta piperita, melissa e zenzero.

ZENZERO

Lo zenzero (Zingiber officinalis), sotto forma di dolci, biscotti, caramelle, è ottimo per tale indicazione anche se non gradito da tutti.

Utile nella prevenzione della cinetosi, ma anche nel trattamento dei disturbi digestivi poiché aumenta la motilità del tratto gastroenterico.

Esistono in commercio

cicche a base di zenzero come NOVOMIT TRAVEL CHEWING GUM MILTE, ad azione antinausea e digestiva, indicato per la nausea da viaggio.

Facile e veloci da utilizzare in caso di bisogno con un gradevole gusto arancia.

Indicato dai 3 anni.

Masticare 1-2 gomme ogni una o due ore fino a un massimo di 4 gomme al giorno.

https://www.humana.it/it/prodotti/linee/integratori/lineagastrointestinale/novomit-travel

e gocce come NAUSIL GOCCE

Integratore alimentare a base di L-alanina, vitamine e zenzero, aiuta il bambino a migliorare le funzioni digestive contrastando nausea e vomito.

10 gocce in un cucchiaino con un po’ di acqua 2 volte al giorno.

Il vantaggio dei rimedi omeopatici è quello di alleviare i sintomi senza provocare sonnolenza, fenomeno molto frequente nei farmaci tradizionali. Potete provare:

COCCULINE

Medicinale omeopatico che può essere assunto sia come prevenzione nei 3 giorni precedenti la partenza, che durante il viaggio.

Preventivo: 2 compresse 3 volte al giorno la vigilia della partenza e il giorno del viaggio.

Curativo: 2 compresse ogni ora durante il viaggio.

Le compresse di sapore leggermente zuccherino possono essere succhiate o schiacciate in un po’ d’acqua.

https://www.boiron-swiss.ch/it/i-nostri-prodotti/scoprite-i-nostri-prodotti/2-famiglie-di-medicamenti/i-nostri-principali-medicamenti/cocculine-r

COCCULUS
Rimedio indicato per la chinetosi con nausea, vomito

In prevenzione: 30 CH 3 granuli sublinguali 1 volta al giorno

Prima di partire: 5 CH 5 granuli un’ora prima di partire e poi al momento della partenza, poi ogni mezz’ora o ogni ora in base al miglioramento.

FIORI DI BACH

Scleranthus placa il senso di vertigini che si scatena con il mal d’auto e il mal di mare.

4 gocce direttamente in bocca o diluito in pochissima acqua, se necessario potete ripetere l’assunzione ogni 5-10 minuti per un’ora.

I CONSIGLI DEL FARMACISTA

I rimedi omeopatici consigliati sono molto utili sia in fase preventiva, sia durante il viaggio.

Fateli assumere ai primi sintomi e anche durante la fase di malessere; nel caso in cui il vostro bambino stia male in ogni viaggio potreste fagli assumere il rimedio già dalla sera prima.

Applicate gli oli essenziali con un leggero massaggio sull’addome del bambino e una goccia su un fazzolettino che potrete far annusare al bambino durante il viaggio.

Distraete il bambino leggendo storielle o cantando insieme.

Evitate di dare biberon e bottigliette contenenti bevande gassate o succhi di frutta, meglio optare per della semplice acqua.

Controllate poi che non si scoli l’intera bevanda in pochi minuti ma piuttosto a piccoli sorsi: eviterete così che lo stomaco si riempia di grandi volumi di liquidi che potrebbero aumentare il senso di nausea.

Non lasciate il vostro bambino a digiuno per la paura che stia male, potrebbe al contrario stare peggio. Portate con voi crackers, salatini e qualunque snack salato.

Nel caso il bimbo rimetta, evitate di dargli da bere per almeno 1-2 ore.

Mantenere la macchina a una temperatura confortevole.

Se possibile programma di partire alla sera quando il bambino è assopito e il sole meno luminoso. Il sole luminoso infatti può generare e rendere la nausea più fastidiosa.

Non vi resta che preparare armi e bagagli e partire sereni!

I miei articoli contengono informazioni e consigli di carattere sanitario volti a fare fronte ai problemi della quotidianità ma non sostituiscono in alcun modo la diagnosi o l’intervento del medico.

LA GRAVIDANZA: MAGIA DI UN CORPO CHE CAMBIA

LA GRAVIDANZA: MAGIA DI UN CORPO CHE CAMBIA 720 720 Neogenes

La gravidanza

Buona giornata a tutti voi,

E ben ritrovati!

Oggi devo scusarmi fin da subito con i papà se non troveranno informazioni direttamente applicabili all’universo maschile….la nostra rubrica infatti sarà tutta in rosa.

Vi voglio parlare di come cambia il corpo della donna durante la sua gravidanza con un’attenzione particolare agli aspetti nutrizionali così da prendervi cura della magia di un corpo in continua evoluzione.

Forse ve lo staranno dicendo in molti: la gravidanza non va considerata come una malattia, tutt’altro! Rappresenta per la donna una condizione fisiologica, certamente molto particolare, in cui si verificano importanti cambiamenti metabolici e per questo è necessario adeguare l’alimentazione sia in termini quantitativi che qualitativi e curare al meglio il proprio corpo.

Un aspetto fondamentale per il proprio benessere in gravidanza è legato al peso corporeo.

Il primo consiglio che desidero fornirvi è di non prendere troppo peso durante la vostra gravidanza.

Questo è un fattore molto importante e da non sottovalutare.

Mantenere uno stile di vita attivo durante tutta la gravidanza è il secondo consiglio che desidero darvi.

Una condizione iniziale di sovrappeso ed obesità possono predisporre la futura mamma a sviluppare il diabete gestazionale, che è una forme di diabete specifica della gravidanza oltre che la pre-eclampsia, uno stato patologico caratterizzato da ipertensione in gravidanza.

Anche il sottopeso rappresenta un fattore di rischio per la futura mamma, è quindi davvero importante seguire sempre una dieta sana ed equilibrata, che garantisca il giusto aumento di peso. Questo non vale solo durante la gravidanza, ma anche durante tutto l’allattamento e, come abbiamo visto negli episodi precedenti, anche prima del concepimento e dopo il parto.

Come posso sapere qual è il giusto aumento di peso in gravidanza?

E’ buona prassi monitorare con costanza le variazioni di peso della gestante affinché arrivi al termine della gravidanza con un peso adeguato.

Per stimare il giusto aumento di peso in gravidanza si parte dal calcolo dell’indice di massa corporea pre-gravidico (IMC), tra poco vedremo che cos’è questo valore e come si calcola.

Prima però dobbiamo fare una premessa.

La donna in gravidanza non dovrà mangiare per due, ma certamente bisognerà tenere presente che dovrà consumare più energie, sia per un aumento del metabolismo basale (cioè dell’energia necessaria a riposo per garantire le sue normali funzioni fisiologiche come ad esempio la funzione cardiaca, respiratoria etc), sia per la maggiore sintesi di proteine per la costruzione di nuovi tessuti.

Considerando però che non tutte le donne partono dal normo-peso ci sono differenze in base all’IMC pre-gravidico.

Questo valore si ottiene dividendo il peso pre-gravidico della madre per la sua altezza al quadrato (IMC = peso in kg/altezza al quadrato in metri).

Approfondimento IMC

Se vogliamo dare qualche cifra: per un IMC normopeso, si stima che una donna in gravidanza necessiti di un surplus del fabbisogno energetico medio giornaliero di circa 150 kcal nel primo trimestre e di circa 300 kcal nel secondo/terzo trimestre.

Una dieta equilibrata e completa

L’alimentazione durante tutto il periodo della gestazione deve tenere conto del giusto equilibrio tra macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) e micronutrienti (fibre, vitamine e sali minerali, acido folico, vitamina B12, calcio, iodio e ferro).

Opuscolo sull’alimentazione in gravidanza

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_268_allegato.pdf

Nella precedente rubrica abbiamo parlato di dieta mediterranea, non ripeto quindi nuovamente i cardini di questa alimentazione che vi invito a seguire, qui vorrei portare invece la vostra attenzione sull’importanza di alcuni micronutrienti che in gravidanza non vanno assolutamente trascurati: calcio e vitamina D, ferro, iodio.

Calcio e Vitamina D

Nelle donne adulte il fabbisogno di calcio è di 800 mg/die mentre in gravidanza cresce a 1200 mg/die. Il calcio è fondamentale per lo sviluppo scheletrico del bambino e per il futuro allattamento. Il calcio si trova soprattutto nel latte e nei suoi derivati, ma anche negli ortaggi a foglia verde e nei semi oleosi come per esempio il sesamo o le erbe aromatiche essiccate.

Il consumo di un’acqua calcica, almeno 150 mg/litro, ma povera di sodio (< 20 mg/litro), si fornisce all’organismo calcio altamente assimilabile, facendo dell’acqua la principale fonte di calcio nella dieta.

Per l’assorbimento di calcio è necessaria la vitamina D, derivante sia dall’alimentazione (uova, formaggi, pesci ricchi di omega 3), sia dall’esposizione alla luce solare.

Ferro

In gravidanza il ferro è indispensabile per varie ragioni: per le necessità del feto e della placenta, per lo sviluppo del corpo materno e per fare una scorta in vista di possibile perdite di sangue durante il parto.

Il fabbisogno passa da 12 mg/die a 30 mg/die durante la gestazione.

Lo troviamo in abbondanza in carne e pesce, ma anche in ortaggi a foglia verde. E’ sempre bene abbinarlo a fonti di vitamina C (un goccio di limone per esempio).

Approfondimento sul ferro

Iodio

Durante la gestazione è fondamentale che la gestante assuma una corretta quantità di iodio per garantire la corretta produzione degli ormoni tiroidei, sia per se stessa che per il feto.

Il pesce è l’alimento più ricco di iodio, ma quest’ultimo è presente anche in latte, uova, ortaggi e frutta.

Il consumo quotidiano di sale iodato resta il miglior modo per assicurarsi un apporto adeguato di questo elemento.

Opuscolo sullo iodio

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_18_ulterioriallegati_ulterioreallegato_2_alleg.pdf

Io vi ringrazio e spero di aver contribuito a fornire alcune informazioni utili al vostro viaggio verso una gravidanza felice! 

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