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Giugno 2019

LO SVILUPPO LINGUISTICO

LO SVILUPPO LINGUISTICO 1000 667 Neogenes

Le fasi dello sviluppo linguistico

I bambini possiedono competenze comunicative già molto tempo prima della comparsa delle prime parole.

Basti pensare a come il bambino a 2 mesi sa già come segnalare, a chi si prende cura di lui, bisogni di ordine fisiologico attraverso il pianto, gli sbadigli e i sorrisi.

Con le prime vocalizzazioni poi il neonato è in grado di inserirsi e rispettare i turni verbali del genitore (proto conversazioni).

Intorno ai 6-7 mesi il bambino emette prima i vocalizzi e poi la lallazione canonica, fase in cui produce sequenze consonante-vocale con le stesse caratteristiche delle sillabe, spesso ripetute due o più volte (“mamama”). Successivamente, tra i 9-10 mesi, alla lallazione variata o babbling, in cui produce delle sequenze sillabiche complesse (“bada”).

Nei mesi successivi fanno la loro comparsa le onomatopee, ossia emette i suoni degli oggetti, piuttosto che l’etichetta verbale, la quale verrà acquisita successivamente. Ad esempio dice “brum-brum” per indicare la macchina oppure “ciuf-ciuf” quando vede un treno.

Verso il compimento del primo anno di vita, il bambino capisce che può comunicare anche attraverso la mimica. I suoi gesti più frequenti sono i baci mandati ai familiari, il gesto di salutare con la mano o indicare gli oggetti. E’ proprio in questo periodo che fanno la loro comparsa anche le prime parole, ma solitamente è necessario aspettare i 18-24 mesi perché si verifichi quella che la Montessori definiva “l’esplosione del vocabolario”.

Teoria a parte, è necessario precisare che lo sviluppo comunicativo e linguistico del bambino avviene secondo una serie di fasi che si succedono in un determinato ordine, condiviso da molti bambini ma al tempo stesso è caratterizzato da grandissime variabili individuali che riguardano non solo i tempi ma anche i modi e le strategie di apprendimento.

Come possiamo aiutare i nostri bambini a imparare a parlare?

“Per poter apprendere il linguaggio il piccolo ha bisogno di avere vicino una mamma ‘sufficientemente buona’” Con queste parole D. W. Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese ha voluto evidenziale il ruolo chiave giocato dalle figure di riferimento del bambino, le quali hanno il compito di supportarlo nello sviluppo linguistico.

Di seguito alcuni consigli pratici:

1. Evitate il bambinese

E’ importante utilizzare un linguaggio corretto senza imitare quello del bambino. E’ consigliabile pertanto evitare frasi del tipo “Vuoi bubu’?- Vuoi dodo?”.

2. Date un nome alle cose

I bambini imparano dagli adulti per imitazione. E’ importante pertanto sforzarsi di nominare sempre le cose con il loro nome. Quando porgiamo un oggetto al bambino nominiamolo lentamente, formulando frasi semplici del tipo “vuoi la pallina?”. La semplicità e la chiarezza permettono al bambino di collegare i suoni all’oggetto.

3. Descrivete le azioni condivise

Imparate a descrivere al bambino le azioni quotidiane legate ad esempio all’alimentazione e all’igiene personale.

Rivolgetevi al vostro bambino dicendo: “Ora ti metto sul seggiolone, mettiamo la bavaglia e prendiamo il piatto e il cucchiaino…”.

Questa abitudine permette da un lato di sviluppare le competenze linguistiche imparando il nome delle cose, dall’altro di essere rassicurato circa le pratiche quotidiane che spesso lo intimoriscono.

4. Leggete le favole

Il consiglio è quello di leggere insieme un libro semplice e con le illustrazioni.

La lettura condivisa rappresenta un momento di vicinanza affettiva che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo del linguaggio.

Provate ad esempio a leggere con il bambino un libro illustrato o un libro con le finestrelle coinvolgendo il bambino nella lettura con frasi del tipo “Perché il bimbo piange? cosa gli dice la sua mamma?

5. Cantate

Insegnate canzoncine ai vostri bambini. La musica rappresenta infatti un’occasione per imparare divertendosi. Particolarmente utili sono le canzoni a due voci. La più celebre è ad esempio “Nella vecchia fattoria”in cui il bambino interagisce imitando i versi degli animali. 

E se mio figlio proprio non parla?

Come accennato, ogni bambino ha il proprio percorso evolutivo con caratteristiche e tempistiche del tutto personali. Nella maggior parte dei casi il bambino inizierà a parlare spontaneamente nel giro di poco tempo.

Esistono tuttavia alcuni indicatori che rappresentano dei campanelli d’allarme e che permettono di ipotizzare un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Questi sono rappresentati ad esempio da:

  • Assenza della lallazione.
  • Scarsa comunicazione gestuale.
  • Difficoltà nella capacità di comprendere il linguaggio, oltre che a parlare.
  • Lessico scarso e conoscenza di un numero inferiore a 15 parole intorno ai 18 mesi e di 50 parole intorno ai 24 mesi.
  • Scarsa capacità di formulare frasi complete e di esprimersi in modo chiaro.

In presenza di questi indicatori si può sospettare un disturbo della comunicazione e intervenire per aiutare il bambino chiedendo consulto ad un logopedista.

E’ bene inoltre, rivolgersi al proprio pediatra per verificare l’utilità di alcuni controlli quali ad esempio controllo dell’udito, eventuali infezioni dell’orecchio, controllo delle reazioni agli stimoli sonori.

GENITORI E FIGLI: METTIAMOCI… IN GIOCO!

GENITORI E FIGLI: METTIAMOCI… IN GIOCO! 640 428 Neogenes

Riscoprire il gioco come motore dello sviluppo psicomotorio del bambino

A volte sembra quasi che ci siamo dimenticati come si fa, così presi dal ritmo frenetico di vita. Altre volte tutto si riduce quasi alla “corsa all’acquisto” se c’è qualche ricorrenza e il gioco scelto più o meno con impegno resta pur sempre un semplice oggetto.

I bambini hanno sempre meno tempo per giocare, intrappolati tra le tante attività seppur molto belle di cui riempiamo i loro pomeriggi. Il gioco libero è per lo più svalutato, considerato un passatempo tra attività maggiormente importanti.

E invece è proprio quella naturale spinta al gioco che sostiene e favorisce lo sviluppo psicomotorio del bambino, fin da piccolissimo, e le abilità di relazione con gli altri.

Il gioco infatti, per ogni bambino, non è solo un modo con cui impegnare il tempo libero da altre attività (i compiti, lo sport..), ma è da considerarsi motore dello sviluppo globale, possibilità di scoperta della realtà, veicolo di espressione del mondo interiore, canale di comunicazione e relazione con gli altri.

Nei primi anni di vita, in particolare, i bambini acquisiscono un gran numero di competenze e conoscenze e anche per bambini così piccoli, da 0 a 3 anni, il gioco costituisce la modalità principale di espressione e il modo attraverso il quale apprendono le prime informazioni che riguardano la realtà che li circonda. Ma soprattutto è la modalità primaria in cui possiamo entrare in relazione con loro, per riscoprire la fondamentale importanza del legame tra genitori e figli.

Noi adulti spesso viviamo proiettati al futuro, la cena da preparare, il domani da organizzare, a volte distratti dal cellulare. E quanto è difficile in quei momenti potersi fermare sul “qui e ora” di un bimbo che gioca e che chiede “gioca con me”!

Ma basta provare a fermarsi per qualche istante per capire la portata di ciò che si ha tra le mani.

Un tempo prezioso per stare insieme, un terreno su cui costruire fiducia e reciprocità.

Per conoscersi, divertirsi, imparare, sorprendersi insieme.

La nostra società così proiettata sull’efficacia come modalità di lettura delle esperienze, orientata sulla prestazione in tutti gli ambiti, compreso quello infantile, ha bisogno di riscoprire il gioco.

Perché lo sviluppo non è un risultato da raggiungere, ma un intreccio di individualità, esperienze e relazioni che merita di potersi esprimere nelle sue potenzialità.

Cosa possiamo fare per accompagnare i nostri bambini?

Prima e forse unica regola è considerare il gioco una cosa seria.

E se non sappiamo come fare? Quante volte ci sentiamo impreparati come genitori? Come mai ci può sembrare difficile a volte capire come inserirsi nell’attività di nostro figlio o lasciarci condurre dalla fantasia e lasciare che il gioco “accada”?!

Il consiglio è di partire sempre dal bambino, da quello che ci suggerisce essere interessante per lui in quel momento. Che si tratti di un sonaglio, un cucchiaio di legno, una bottiglietta con dentro il riso, chi ha detto che non può iniziare così un gioco entusiasmante per piccoli e grandi insieme?

Abbiamo bisogno di riappropriarci della nostra naturale capacità di stare con i nostri figli, di giocare con loro, senza la preoccupazione dell’attività da svolgere ma cogliendo il meglio da questa esperienza: il semplice e quotidiano costruirsi di un legame davvero importante.

Siete pronti?

ADESSO SI GIOCA!

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Giocare è l’essenza stessa dell’essere bambino (Lorenz).

Adesso si gioca ! Blog Neogenes

Giocare per esprimere stessi, imparare, crescere, ma soprattutto per stare insieme e costruire legami.

Abbiamo pensato ad una rubrica che mettesse a tema il gioco come modalità privilegiata per i genitori di entrare in relazione con il bambino piccolo e sostenere il suo sviluppo psicomotorio.

Diversi studi infatti hanno dimostrato l’importanza dei primi mille giorni per la salute psicofisica del bambino anche futura e per il legame di attaccamento genitore – bambino.

L’intento è quello di accompagnare i genitori nel riappropriarsi del modo più naturale di giocare con il proprio bambino, attraverso la proposta di semplici attività di gioco adatte per ogni fascia d’età.

In questo modo scopriremo insieme la correlazione tra gioco e sviluppo, con l’attenzione alla promozione delle buone pratiche di cura, grazie anche ai contributi scientifici più recenti nell’ambito di salute e sviluppo infantile.

Il tempo del gioco è un tempo unico e prezioso per costruire la relazione con i nostri figli, credo proprio ne valga la pena!

L’AUTRICE: ELENA LAMBICCHI

Sono una neuropsicomotricista, professione non ancora molto nota che definisce operatori sanitari che si occupano di educazione e riabilitazione in età evolutiva.

Mi sono laureata all’Università degli Studi di Milano Bicocca e dopo alcuni anni alla Fondazione Don Gnocchi ho iniziato a lavorare come libera professionista, all’Associazione Ostetriche Felicita Merati, che svolge attività di sostegno e cura della maternità e della genitorialità attraverso proposte dedicate.

In Associazione conduco percorsi di incontri per genitori e bambini da 0 a 3 anni e negli ultimi anni mi sono occupata di progettazione di interventi socio-educativi e di sostegno alla genitorialità.

Inoltre, svolgo attività terapeutica seguendo diversi bambini con difficoltà di sviluppo o disabilità in due centri di riabilitazione.

Ritengo che la psicomotricità, intesa come possibilità di sperimentare attraverso il corpo e il gioco per apprendere, sia davvero utile mezzo per entrare in relazione con il bambino, sostenere lo sviluppo delle sue potenzialità e superare eventuali difficoltà. 

Elena Lambicchi

Neuropsicomotricista

Associazione Ostetriche Felicita Merati

www.associazioneostetriche.it

DIVENTARE PADRE: E ORA CHE SI FA?

DIVENTARE PADRE: E ORA CHE SI FA? 1920 1280 Neogenes

Me la ricordo perfettamente la prima sensazione che provai cinque anni fa quando il test di gravidanza ci comunicò che saremmo diventati genitori: un senso di smarrimento, gioia infinita ma anche un senso di infinita inadeguatezza mai provato prima. Ricordo che riuscii a focalizzare chiaramente tutto, ma senza avere la minima idea di quanto questa notizia mi avrebbe cambiato per sempre la vita.

Fu così, che senza pensarci troppo, misi in moto la macchina e iniziai a guidare senza Patente alla scoperta del meraviglioso mondo della genitorialità.

Ma prima dovevo comunicarlo a tutti: sarei diventato padre!

AMICI, PARENTI: IN ARRIVO LO TSUNAMI

Scoprirsi padre alla soglia dei 30 anni, vuol dire trovarsi in una sorta di limbo generazionale: da un lato avere la vecchia scuola che ti dice frasi del tipo «Guarda che io alla tua età avevo già due figli!», «Se ce l’ho fatta io a vent’anni, figurati tu!» e che sortiscono il solo effetto di aumentare il peso che senti gravarti sulle spalle. Dall’altro lato trovarsi invece la stragrande maggioranza dei tuoi amici che, al momento dell’annuncio, resta con la bocca spalancata e fa fatica a deglutire e realizza solo quando metti una mano sulla pancia di tua moglie stile Meghan Markle.

Diciamo, quindi, che nessuno fu di grande aiuto nel farmi realizzare quello che ci stava succedendo..

CRESCE LA PANCIA, CRESCE LA CONSAPEVOLEZZA?

Allora ricordo, dopo l’annuncio ufficiale, che respirai profondamente, certo che con il crescere della pancia di mia moglie (e pure della mia) sarebbe aumentata anche la mia consapevolezza. Ma non fu così. Più mi chiedevano di parlare con lui, di fargli già sentire che io eri già lì ad aspettarlo, più io mi bloccavo. Riuscivo ad essere premuroso con mia moglie, a buttarmi sulle cose pratiche ma non riuscivo a realizzare che lì dentro c’era un’altra persona. Pensai che forse soltanto le prime ecografie mi avrebbero aiutato a sentirmi meno inadeguato.

COME SI LEGGONO LE ECOGRAFIE?

Se possibile le prime ecografie, invece, peggiorarono ancora di più la situazione. Mentre gli altri vedevano già somiglianze, io non riuscivo manco a capire da che lato era la testa e dove erano le gambe. Ma è proprio lì che successe qualcosa di davvero magico. Sentii il suo cuoricino. Che batteva così forte e veloce. Fu allora che capii subito quello che stava succedendo, perché quel suono mi riportò alla mente qualcosa di personale. Quante volte il mio cuore aveva battuto così all’impazzata. Per una cotta, per uno spavento, per una corsa a perdifiato. Allora capii che lì dentro c’era una persona che avrebbe provato le mie stesse sensazioni ma che all’inizio sarebbe dipeso completamente dalla mamma e da me. Realizzai che avrebbe vissuto nella nostra stessa casa e che io sarei stato la sua rampa di lancio per le emozioni della vita.

Continuai a guardare la fotografia di mio figlio mille volte. Era il mio toccasana nei giorni no. I mesi volarono via come fogli di giornale, fino a quell’8 ottobre del 2014 dove ci fu il vero e proprio spannung.

UN CUORE MATTO

Fu un giorno bellissimo. Aspettammo nostro figlio con un’attesa carica di gioia e amore. Ridemmo tutto il giorno tra il monitoraggio del suo battito che ci ricordava Cuore matto di Little Tony e le contrazioni di mia moglie sempre più forti che la obbligavano a assumere le posizioni più assurde. Mi giravo e la trovavo prima in posa da monaco buddista, mentre un secondo dopo mi sembrava la bambina dell’esorcista e mi aspettavo che da un momento all’altro qualcuno urlasse: «ESCIII DA QUESTO CORPOOO!».

ORA GUIDO IO

E il bimbo stava davvero uscendo da quel corpo. Allora mi trovai improvvisamente nella condizione di dover guidare: io, che nella coppia ero sempre stato dall’altro lato della barricata, dovevo essere la persona più razionale e darle tutto il supporto possibile. Ricordo molto bene che in quel momento così delicato eravamo talmente complici che anche le ostetriche decisero di rimanere due passi indietro, lasciando a noi il “palcoscenico” della sala parto.

LA SALA PARTO: IL VERO BIG BANG

Ed è proprio lì che lo vidi spuntare, con il suo ciuffo alla Elvis, senza farsi troppe domande. Ricordo che mi guardò dritto negli occhi quasi a dire: “aspettavi me?”. Si amore del papà. Allora in quel momento sparirono tutti dubbi. E proprio mentre passavo alle ostetriche il primo corredino mi sentii di nuovo al punto di partenza: totalmente inadeguato. Ma questa volta con me c’era un amico in più. Il mio Primogenito.

GENITORI SENZA PATENTE

GENITORI SENZA PATENTE 765 765 Neogenes

Ciao a tutti, siamo Daniele e Mickol, due guidatori senza patente. Tranquilli, si tratta di una metafora ma meglio chiarire perché non vorremmo avere problemi con la motorizzazione civile.

La verità è che da quando abbiamo scoperto che saremmo diventati genitori abbiamo iniziato a guidare senza patente in questo ricco, complicato e contraddittorio mondo popolato di bambini. Un mondo fatto di termini mai sentiti prima come “meconio” e “colostro” ma anche di “TI VOLLIO BENE FINO AL CIELO” e “TAO MAMMA, TAO PAPA’ ”. Un mondo nuovo e affascinante. Fatto di sveglie notturne, nuove sfide e domande continue tipo “TRA QUANTO ARRIVIAMO PAPA?’”.

Sulla pagina Facebook Guida senza Patente raccontiamo ogni singola tappa di questo viaggio insieme e abbiamo caricato a bordo migliaia di nuovi passeggeri: simili, uguali e spesso diversi da noi.

Qui su Neogenes vorremmo raccontare il nostro modo di guidare e conoscere nuovi posti e nuovi autostoppisti da accompagnare in un pezzo di strada. Con la musica a palla e il braccio fuori dal finestrino. Pronti ad ammalarci con gli spifferi. Ovviamente sempre a ridosso dei weekend. 

GLI AUTORI

Daniele e Mickol, di Guida Senza Patente, sono due genitori di due splendidi cuccioli. Raccontano il loro modo di guidare nel complicato e affascinante mondo dei genitori senza manuali o libretti di istruzione ma con un unico navigatore: l’Amore.

TORNA LA STAGIONE DELLE ZANZARE: ECCO COME DIFENDERCI!

TORNA LA STAGIONE DELLE ZANZARE: ECCO COME DIFENDERCI! 779 515 Neogenes

Come difendere i tuoi bambini dalle zanzare.

L’estate si avvicina e con il caldo e le belle giornate aumenta la nostra voglia di passare del tempo all’aria aperta. Ma insieme al caldo arriva anche quella che per me è una vera e propria piaga: l’invasione delle zanzare!! Le punture di zanzara possono essere molto fastidiose anche per noi adulti, figuriamoci per i bambini.

Le zanzare appartengono alla famiglia dei Culicidi, insetti caratterizzati da addome lungo e stretto e apparato boccale che forma un lungo becco (chiamato propriamente rostro) con il quale pungono e succhiano il sangue.

La zanzara di nostro interesse è  la cosiddetta “zanzara tigre” (riconoscibile per il caratteristico corpo nero con striature bianche su capo, torace, addome e zampe) poiché è molto aggressiva.

Non tutti nemmeno i bambini, sono sensibili alla sostanza irritante che la zanzara inocula quando punge.

In alcuni si ha una reazione molto leggera caratterizzata da prurito di lieve entità che passa in poco tempo, circa 20-30 minuti, e un piccolo rigonfiamento rosso che sparisce in poche ore.

Nei bambini più sensibili, invece, il prurito può durare più a lungo anche per alcuni giorni e il pomfo può essere anche di grandi dimensioni.

LO SAPEVI CHE…

Le zanzare non pungono chi ha il “sangue dolce”: è solamente una leggenda metropolitana poiché non sono in grado di valutare il grado zuccherino del nostro sangue.

MA PERCHE’ LE ZANZARE PUNGONO?

Le zanzare non pungono perché si nutrono del nostro sangue come fonte di sostentameno ma perché esso contiene le proteine necessarie per lo sviluppo delle uova.

Per questo motivo sono solo le zanzare femmina a darci il tormento, infatti le zanzare maschio si nutrono principalmente di sostanze vegetali.

Quando punge, la zanzara inietta tramite la proboscide appuntita la sua saliva che contiene delle sostanze con azione anestetica, di modo che non avvertiamo immediatamente la sua puntura, e anticoagulante che evita una rapida coagulazione del sangue permettendole di prelevare il sangue di cui ha bisogno.

Sono proprio queste sostanze irritanti a determinare la risposta allergica con conseguente gonfiore e prurito nella zona in cui siamo stati punti.

Le zanzare scovano le vittime grazie al loro odore e ne preferiscono alcune ad altre, esistono infatti dei rimedi naturali di cui vi parlerò più avanti che sono in grado di alterare il nostro odore (tranquilli, nessuno attorno a voi se ne accorgerà…a meno che non sia una zanzara!).

COME PREVENIRE LE PUNTURE

Non dobbiamo rinunciare ad una bella passeggiata per la paura di essere punti. Ecco allora che ci vengono in aiuto alcuni prodotti facilmente reperibili.

Esistono in commercio linee complete di prodotti adatti ai bambini più piccoli, anche neonati, contenenti generalmente sostanze naturali come Citronella, Geranio ed Eucalipto.

BRACCIALETTI

Si possono applicare a polsi o caviglie, singolarmente o anche più di uno alla volta.

CEROTTI

Utili soprattutto per proteggere i bambini più piccoli poiché le sostanze repellenti non entrano a diretto contatto con la pelle del bambino, si possono applicare infatti sui vestititi e sul passeggino.

SALVIETTINE E POMATA TALCO NON TALCO

Nati principalmente con funzione di regolazione del sudore e odori, la presenza dell’olio di Neem li rende un valido aiuto contro le zanzare poiché crea sulla cute un aroma-barriera protettivo.

La formulazione delicata contenente amido di riso, olio di riso di crusca ed estratto di calendula rende questi prodotti adatti anche ad alleviare il prurito associato alle punture.

https://www.fiocchidiriso.com/preparato/talco-non-talco https://www.fiocchidiriso.com/preparato/salviette-talco-non-talco

Per i bambini più grandi è possibile utilizzare invece degli spray, esistono in commercio prodotti completamente naturali come

SPRAY ANTIZANZARE CHICCO

https://www.chicco.it/prodotti/8058664119462.spray-rinfrescante-protettivo-100ml.salute-e-protezione.antizanzara.html

SPRAY ANTIZANZARE AUTAN JUNIOR

Anche la più nota marca di repellenti per insetti ha formulato una linea adatta ai più piccoli.

https://autan.it/it-it/product/junior/family-care-junior-pump-spray

Possiamo optare per l’aromaterapia con i suoi oli essenziali per scacciare le zanzare.

I più comuni sono i classici limone, geranio, citronella e il meno conosciuto ma particolarmente efficace olio di Neem.

OLIO DI NEEM

Ottimo anche come dopo-puntura perché lenisce il prurito e se applicato rapidamente riduce la dimensione dei ponfi.

Anche l’omeopatia ci viene in aiuto con il Ledum palustre.  

LEDUM PALUSTRE

Esiste in commercio in diverse formulazioni come ad esempio in spray repellente ma mi soffermerò sulla sua formulazione in granuli che ritengo essere di maggior interesse.

Il Ledum palustre io lo consiglio principalmente a scopo preventivo, infatti inizio a farlo assumere già un paio di mesi prima del periodo a rischio e consiglio di continuare l’assunzione per tutta la durata della stagione delle zanzare.

Non solo è in grado di proteggerci alterando il nostro odore ma soprattutto, e di questo ne ho prova sulla mia stessa pelle, riduce notevolmente la reazione cutanea scatenata dalla puntura di zanzara.

3granuli alla 5CH  3 volte al giorno

COSA FARE SE IL BAMBINO È STATO PUNTO?

Se il bambino è già stato punto non c’è molto da fare, bisogna lenire il prurito ed evitare che il bambino si gratti e si infetti. Non bisogna però affidarsi ai vecchi rimedi fai da te come quello di fare una croce sulla puntura o applicarvi una monetina.

Applicate un po’ di ghiaccio sul pomfo e nel caso il prurito continui utilizzate dei prodotti lenitivi.

In generale la puntura di zanzara passa da sola nel giro di qualche ora, al massimo qualche giorno. Ma in caso di punture particolarmente fastidiose potete optare per:

CREMA ALLA CALENDULA

La calendula è conosciuta per le sue proprietà lenitive e antinfiammatorie.  Picchiettate delicatamente la sede della puntura. In poche applicazioni il pomfo si riduce e il prurito regredisce.

GEL DI ALOE

L’aloe ha innumerevoli proprietà ma nel nostro caso è un ottimo rimedio contro il prurito poiché è lenivo in caso di irritazioni della pelle.

Il consiglio in più: mettetelo in frigorifero. Applicandolo avrete un immediato sollievo dal prurito!

STICK / PENNE e SALVIETTINE DOPO-PUNTURA NATURALI

Tendenzialmente a base di aloe, calendula e sostanze lenitive. Sono sicuramente i prodotti più comodi da portare in giro per un pronto intervento rapido.

Da utilizzare le formulazioni prive di ammoniaca.

APIS 5CH

3 granuli ogni 2h fino a miglioramento.

Dal giorno seguente 3 granuli 2 volte dal giorno

I CONSIGLI DEL FARMACISTA

Mai utilizzare repellenti sui bambini al di sotto dei due anni di età, nemmeno quelli naturali. In questo caso scegliete i cerotti!

Dopo i due anni si possono utilizzare dei repellenti, ma sempre naturali, se ne trovano diversi. In ogni caso non esagerate mai nell’utilizzo!

Evitate di stare all’aperto nelle ore serali e al mattino presto quando le zanzare sono più numerose.

Ripetere l’applicazione degli spray più volte durante la giornata.

Se il bimbo è molto piccolo proteggetelo con le zanzariere da applicare alla culla. Esiste poi un dispositivo ad ultrasuoni della Chicco particolarmente interessante perché potete agganciarlo alla carrozzina e portarlo con voi durante le passeggiate con il vostro bambino.

https://www.chicco.it/prodotti/8058664042913.anti-zanzara-ultrasuoni-portatile.salute-e-protezione.antizanzara.html

Se, in seguito alla puntura di una zanzara, utilizzate la crema alla calendula per alleviare il prurito, aggiungete qualche goccia di olio essenziale di lavanda: potenzierà l’azione calmante della calendula.

Non applicate mai gli oli essenziali puri sulla pelle, veicolateli sempre in un olio vegetale.

Nel caso in cui il rigonfiamento diventa evidente, permane per 7-10 giorni e si manifesta qualche linea di febbre, il bambino potrebbe essere allergico alla puntura delle zanzare. In questo caso rivolgetevi al pediatra.

E perché non prepararsi in casa uno spray repellente fai-da-te con gli oli essenziali?

Basta aggiungere 10g di glicerina a 70g di acqua distillata (quella che usate per il ferro da stiro), 20g di alcool (lo trovate al supermercato nel reparto alcolici) nel quale avrete fatto stemperare 30 gocce del vostro olio essenziale preferito (potete anche mischiarli tra loro). Agitate per bene e traferite tutto in un contenitore dotato di spruzzino.

In internet troverete ricette che consigliano di utilizzare quantità maggiori di olio essenziale ma trattandosi di bambini non esagerate, gli oli essenziali sono molto concentrati e in dosi eccessive potrebbero determinare irritazioni ed arrossamenti.

Insomma godiamoci delle belle passeggiate, i modi per tenere alla larga le zanzare ci sono!

I miei articoli contengono informazioni e consigli di carattere sanitario volti a fare fronte ai problemi della quotidianità ma non sostituiscono in alcun modo la diagnosi o l’intervento del medico.

4 CHIACCHIERE CON LA FARMACISTA

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Ciao! Sono Gaia e faccio la farmacista da diversi anni.

In questa rubrica vorrei fare una vera e propria chiacchierata su varie tematiche, condividerò con voi consigli e trucchi imparati grazie al mio lavoro.

Il mio obbiettivo è quello di aiutarvi ad accrescere la fiducia nelle vostre capacità di gestire i piccoli problemi di salute che i vostri bambini potrebbero presentare.

Sono sempre stata attratta dalla medicina e ancora di più incuriosita dalla complessità del nostro corpo e di come risponde alle varie sostanze che introduciamo per “curarlo”, questo mi ha portato a scegliere di frequentare la Facoltà di Farmacia.

Amo il mio lavoro e non mi vedrei a fare altro.

La parte più difficile di questo lavoro è conquistare la fiducia del cliente ma è anche la più gratificante: sentirsi ringraziare dal cliente a cui hai dato il consiglio giusto scalda davvero il cuore.

Nel corso degli anni ho lavorato in diverse farmacie e avere a che fare con persone differenti mi ha permesso di imparare a gestire le svariate esigenze della clientela, ad ascoltare, confortare e spesso tranquillizzare.

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